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Il Fisco guarda anche alla ricchezza con la nuova arma del risparmiometro

Le famiglie più ricche vivono in Trentino Alto Adige, Liguria e Val d’Aosta. Qui il patrimonio pro capite supera i 235mila euro, con il picco dei 272.500 euro della provincia di Bolzano. Al contrario, in Basilicata, Sicilia, Puglia e Calabria non si arriva a 100mila euro. I dati della Banca d’Italia sulle economie regionali scattano una fotografia inedita della ricchezza degli italiani – aggiornata al 2017 – proprio mentre il Fisco affila una nuova arma anti-evasione, che guarderà anche ai patrimoni finanziari dei contribuenti: il “risparmiometro”.

Tutto nasce dalla possibilità di pescare i dati dalla Superanagrafe dei conti correnti e di incrociarli con risultanze sui redditi (dichiarati o meno). Così da portare l’analisi del rischio-evasione a un ulteriore livello di dettaglio, mirando i controlli con precisione, senza sparare nel mucchio.

Gli indicatori di anomalia

Il risparmiometro ha richiesto tempi di messa a punto piuttosto lunghi rispetto alla norma che ha avviato l’iter e che si trovava nel decreto salva-Italia del Governo Monti di fine 2011.

È servita una lunga interlocuzione con il Garante della privacy. Prima sulla sicurezza dell’autostrada telematica destinata a veicolare i dati trasmessi da banche e altri intermediari finanziari. Poi sull’utilizzo delle informazioni.

Ottenuto l’ok dell’Authority, l’agenzia delle Entrate ha avviato la sperimentazione. A fine agosto dello scorso anno è partita la procedura per l’analisi del rischio sulle società, che ha portato a stilare una lista di 1.200 posizioni: in pratica, soggetti che avevano movimentato somme consistenti sui conti correnti e che non risultavano aver presentato dichiarazione dei redditi e Iva o l’avevano presentata senza valori contabili significativi. Da questa platea è stato selezionato l’elenco delle 156 società di persone e di capitali indiziate di evasione fiscale, su cui si stanno ora concentrando le attenzioni degli uffici locali (si veda Il Sole 24 Ore del Lunedì del 3 giugno).

La stretta sulle persone fisiche

Il modello ora viene replicato per i contribuenti persone fisiche, partendo dai dati di sintesi della Superanagrafe: saldo a inizio e a fine anno, totale movimenti in entrata e in uscita, giacenza media. Questi elementi servono come input agli uffici centrali per i primi incroci e per individuare quei contribuenti che – in presenza di ingenti movimenti sui conti e redditi pari a zero o quasi – dovranno poi essere meglio analizzati dalle direzioni provinciali dell’Agenzia.

E non finisce qui, perché il decreto fiscale collegato all’ultima manovra ha previsto che le informazioni della Superanagrafe potranno essere utilizzate in chiave antievasione anche dalla Guardia di finanza.

Ricchezza pari a 11,6 volte il reddito

Interessante il rapporto tra il patrimonio e il reddito comunicato al Fisco. A fronte di una ricchezza nazionale delle famiglie pari a 9.742,6 miliardi, nelle dichiarazioni presentate nel 2018 (anno d’imposta 2017) circa 40,5 milioni di persone fisiche hanno denunciato un reddito complessivo di 838,2 miliardi di euro.

Come dire che la ricchezza netta rilevata da Bankitalia è pari a 11,6 volte il reddito “in chiaro”. Sono dati dai quali sfuggono sia i redditi incassati in nero, sia il risparmio occultato. Cioè i “soldi sotto il materasso” o – per usare un’immagine evocata di recente – il denaro contenuto nelle cassette di sicurezza (che si stima nell’ordine dei 100-200 miliardi). La sfida del risparmiometro è proprio quella di togliere terreno all’economia sommersa, intercettando – e poi analizzando – le tracce lasciate dal nero nei canali di circolazione della ricchezza.

Il fattore economia-sommersa

Pur con l’incognita dell’economia non osservata, il rapporto tra ricchezza netta e reddito dichiarato fa emergere differenze territoriali significative. Il patrimonio di un residente ligure è 15 volte maggiore del suo reddito; quello di un lucano appena 9,6. Quasi come quello di un friulano-giuliano (9,7). A ben guardare, però, in Friuli Venezia Giulia c’è un livello di reddito pro capite (16.500 euro) più alto della Basilicata (10.100 euro) e quasi uguale alla Liguria (16.300). Le differenze nel rapporto ricchezza/reddito vanno quindi ricercate anche nella composizione del patrimonio: cioè nelle discrepanze tra valori immobiliari, finanze e debiti (si veda l’altro articolo in pagina).

Non va sottovalutato, però, il fatto che la presenza di redditi sommersi può far apparire alcune Regioni – quelle a maggior rischio-evasione – più ricche di quanto non siano in realtà.

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