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Fisco, fronte comune contro le frodi

Fronte comune contro l’evasione. Il Fisco potrà attingere anche alle informazioni di Bankitalia, Consob e Ivass. Ma si punta anche a rafforzare la cooperazione con le amministrazioni finanziarie degli altri Paesi contro le frodi e l’erosione di base imponibile. Nel menù anche una revisione degli studi di settore, uno strumento da utilizzare sempre meno in chiave di accertamento e sempre più per aumentare la compliance dei circa 3,7 milioni di contribuenti interessati. Ma c’è anche, come annunciato più volte, un maggiore impulso alla fatturazione elettronica e allo scontrino telematico con una revisione dei metodi di riscossione da calibrare sull’indice di rischio dei debitori. Sono solo alcuni degli spunti che emergono dal piano antievasione previsto dal decreto Irpef sugli 80 euro che il Governo ha messo a punto e si appresta a inviare al Parlamento.
Il Fisco continuerà a scommettere sul potenziamento dello scambio di informazioni. Un aspetto su cui già la commissione parlamentare sull’Anagrafe tributaria nella scorsa legislatura aveva evidenziato più di una criticità mettendo in luce come i 128 database attualmente a disposizione contengano spesso dati non “puliti” o comunque difficilmente incrociabili tra loro. Un rafforzamento che opererà su due livelli. Sul fronte nazionale, il piano ipotizza una condivisione delle analisi di rischio tra agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, ma anche una maggiore sinergia tra le due strutture. L’altra novità di rilievo è l’accesso a informazioni di natura creditizia, finanziaria e assicurativa in possesso delle rispettive Authority di vigilanza (Banca d’Italia, Consob e Ivass). La strategia di fondo è quella di mettere a disposizione del Fisco gli elementi utili a scardinare i fenomeni soprattutto di elusione più complessi basati soprattutto su operazioni societarie e finanziarie. In questo contesto bisognerà poi attendere quale sarà la scelta adottata da Governo e Parlamento sulla disciplina dell’abuso del diritto con l’attuazione della delega fiscale: un intervento molto atteso da imprese e professionisti per cercare di dare certezza agli operatori economici per definire quali comportamenti sono leciti e quali, invece, non lo sono sotto il profilo tributario.
L’intensificazione della collaborazione con le amministrazioni finanziarie estere è, invece, ritenuta la chiave di volta per puntare i fari e far emergere le frodi fiscali internazionali. Per questo il piano auspica anche una «corsia preferenziale» in Parlamento per l’approvazione dei disegni di legge di ratifica degli accordi bilaterali con diversi Paesi. Stesso discorso anche per la voluntary disclosure che consentirebbe all’Italia di allinearsi agli standard Ocse sul rientro dei capitali illegalmente esportati oltreconfine.
Il “capitolo 3” del corposo piano antievasione (otre 140 pagine in tutto, allegati inclusi) continua poi nel solco di delineare strumenti di prevenzione a misura di contribuente. La gestione del rischio fiscale – su cui fa rotta anche la delega – è uno dei principali punti su cui si insisterà con i grandi contribuenti. Per le imprese di medie dimensioni (da 25 a 100 milioni di euro) un’ipotesi riguarda la sperimentazione di forme di tutoraggio. Per i soggetti più piccoli (sia imprese che autonomi) il Governo intende mettere in campo un aggiornamento degli studi di settore nell’ottica (o meglio, nella speranza) di una ripresa economica che consenta di cogliere i reali risultati degli operatori.
In sostanza, l’obiettivo è arrivare a una maggiore selettività (da combinare anche con il regime premiale che garantisce ai soggetti virtuosi uno scudo dagli accertamenti “facili”) per fare leva sulla compliance e quindi sull’aumento di ricavi e compensi dichiarati al Fisco.
Altro piatto forte, per il prossimo futuro, è la fatturazione elettronica e il suo ampliamento nei rapporti tra privati (dal 6 giugno scorso è già obbligatoria nei rapporti con la Pa). Sul fronte riscossione, il piano del Governo prende atto delle modifiche intervenute negli ultimi anni per aumentare le tutele dei contribuenti e della crisi che ha portato a una contrazione (seppur definita «lieve») negli incassi di Equitalia. Per il futuro sarà necessario calibrare metodi e strumenti in base all’indice di rischio fiscale dei contribuenti.

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