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Fisco, frode se il bilancio sparisce

Linea dura contro la frode fiscale. Può essere punito per truffa aggravata ai danni dello stato e distruzione delle scritture contabili l’imprenditore che fa sparire i bilanci.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 37044 del 26 settembre 2012, ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate costituitasi parte civile nel procedimento per frode fiscale a carico di alcuni imprenditori.

In passato le sezioni unite penali della Cassazione, sentenza n. 1235 del 2010, hanno precisato che la truffa e i reati di frode fiscale non concorrono fra loro. Sul punto la terza sezione penale ha infatti spiegato che la sentenza del Massimo consesso di Piazza Cavour, espressamente affronta il tema dei rapporto di specialità fra il delitto ex art. 640, comma 2, cod. pen. e quelli di frode fiscale avendo come riferimento non tutte le disposizioni del citato dlgs, ma solo quelle che sanzionano la presentazione di dichiarazione infedele e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Infatti all’epoca la Suprema corte aveva espressamente affermato che i reati in materia fiscale di cui agli artt. 2 e 8 del dlgs 10 marzo 2000 n. 74, sono speciali rispetto al delitto di truffa aggravata a danno dello stato di cui all’art. 640, secondo comma, n. 1 cod. pen. In altri termini, le sezioni unite hanno ritenuto che le condotte ex art. 2 e art. 8, comportando una fraudolenta esposizione di costi e ricavi tali da alterare l’ammontare delle imposte dovuto dagli autori del reato, contengono in sé tutti gli elementi propri della sottrazione di somme al bilancio statale e, dunque, escludono che per tale sottrazione gli autori possano rispondere anche ai sensi dell’art. 640, comma 2, cod. pen.

Ma il caso dell’occultamento delle scritture contabili è differente. Non ci sono sovrapposizioni fra le due fattispecie.

Infatti, conclude la Corte, il delitto di truffa è stato erroneamente escluso dai giudici della Corte d’Appello e quindi il ricorso del fisco, in veste di parte civile, dev’essere accolto.

È il caso di una maxi-frode fiscale che si è consumata a Como. Fra gli imputati gli imprenditori accusati, fra l’altro, di distruzione e occultamento delle scritture contabili. La Corte d’Appello di Milano, ribaltando il verdetto del tribunale, li aveva assolti. Contro questa decisione si sono costituiti parte civile l’Agenzia delle entrate e delle Dogane che hanno ottenuto una riapertura del caso.

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