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Fisco europeo per chi investe in Italia

di Marco Mobili

A Milano tassati come a Dublino. L'idea lanciata già da tempo dal ministro dell'Economia con una norma ad hoc inserita nella manovra triennale del luglio scorso (articolo 41), entra ora nella fase attuativa, anche se sperimentale. Il test per introdurre un regime fiscale di favore per attrarre società finanziarie partirà proprio dal capoluogo meneghino. Ad annunciarlo è stato lo stesso ministro Giulio Tremonti che, nel suo intervento al Salone del Risparmio, organizzato da Assogestioni (si veda l'articolo a pag. 44). Tremonti ha parlato di «shopping di regimi fiscali: se un regime di favore è buono in altri Paesi forse è buono anche qui in Italia». In sostanza, ha spiegato Tremonti, «per l'attività finanziaria l'idea è di applicare a Milano i regimi fiscali che, per esempio, ci sono in Irlanda, per un tempo dato e a determinate condizioni».

Si tratta di una sperimentazione aperta al contributo di operatori ed esperti. Tanto che lo schema di decreto sul regime fiscale di attrazione europea, pubblicato ieri sul sito del Mef, è accompagnato da una breve nota che specifica come i nove articoli rappresentino «una bozza aperta ad ogni proposta di miglioramento e/o di cambiamento». Per gli interessati è a disposizione anche un indirizzo email: contributo@tesoro.it. Come spiega il ministero si dovrà trattare di idee e/o proposte compatibili con il decreto legge 78. Tuttavia, «se le idee e/o proposte sono davvero valide, si può anche pensare di cambiare la legge attualmente vigente».

Come si legge nello schema del decreto le persone fisiche, società o qualsiasi ente considerato persona giuridica residenti in un altro Paese Ue da almeno 24 mesi, potranno avviare nuove attività economiche in Italia scegliendo, ai soli fini delle imposte sui redditi, le regole di determinazione della base imponibile e le aliquote di imposta vigenti in uno degli altri Stati Ue. Una scelta che può spaziare su tutti i regimi fiscali dei 27 e che, dunque, non obbliga l'imprenditore straniero che arriva in Italia al vincolo delle norme tributarie del suo Stato di residenza.

La scelta del regime fiscale più vantaggioso dovrà essere autorizzata dalle Entrate con la presentazione di un'istanza di interpello, le cui modalità saranno fissate con un altro provvedimento dell'Agenzia. Comunque sia l'istanza dovrà essere presentata entro 30 giorni dalla data di trasferimento della residenza fiscale o della costituzione della stabile organizzazione o della società controllata o collegata. Periodo necessario agli uffici per verificare i requisiti di ammissione al regime fiscale più favorevole.

La nuova attività economica dovrà essere avviata dopo l'entrata in vigore del decreto attuativo. Non rientrano, poi, tra le nuove iniziative economiche le attività già svolte in Italia o acquistate dai "nuovi residenti" anche attraverso l'acquisto di partecipazioni. Il regime autorizzato dalle Entrate sarà a tempo e per un massimo di tre periodi d'imposta, a partire dalla data data di presentazione dell'istanza alle Entrate.

Il regime fiscale di "attrazione" riguarderà la determinazione dell'imponibile e le aliquote applicate al reddito d'impresa. Restano esclusi così gli aiuti di Stato così come i regimi fiscali che sono oggetto di procedura di infrazione da parte della Commissione europea. Il regime agevolato potrà estendersi, a scelta del lavoratore, anche ai redditi di dipendenti o collaboratori assunti dalle nuove strutture produttive. Una volta terminati i tre periodi di regime agevolato, per altro irrevocabili, si tornerà alla realtà del fisco italiano.

 

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