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Fisco e bilanci separati in casa

In assenza di un intervento del legislatore, le modifiche apportate in materia di bilancio dal decreto legislativo 139/2015 rischiano di determinare significativi riflessi fiscali “indesiderati”, introducendo deroghe al principio di derivazione e complessità operative per le imprese.
Le modifiche e gli effetti
Le modifiche alla disciplina civilistica, che si applicano ai bilanci relativi agli esercizi finanziari che hanno avuto inizio dal 1° gennaio 2016, possono determinare effetti indiretti sulle basi imponibili delle imposte sui redditi e dell’Irap; effetti che vanno, tuttavia, analizzati tenendo conto dell’articolo 11 del decreto legislativo 139/2015 che prevede una clausola di invarianza finanziaria in base alla quale dall’attuazione del provvedimento non devono «derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica».
Il decreto legislativo 139/2015 ha recepito la direttiva 2013/34/Ue in materia di bilancio, modificando le norme civilistiche concernenti la composizione e la struttura del bilancio, i criteri di valutazione, l’informativa da fornire nella nota integrativa e/o nella relazione di gestione. Ad esempio, viene rafforzato il principio di prevalenza della sostanza sulla forma, è eliminata la possibilità di capitalizzare costi di ricerca e di pubblicità, è adottato il criterio del costo ammortizzato per i titoli immobilizzati, i crediti e i debiti, è soppressa l’area straordinaria del conto economico e vengono introdotte precise regole per i derivati.
Nuovi binari
Nell’ordinamento italiano il principio cardine alla base della determinazione del reddito d’impresa è quello della derivazione del medesimo dalle risultanze contabili; ma questo principio, se si dovrà tenere conto della clausola di invarianza finanziaria, è destinato a essere fortemente derogato determinando uno scostamento tra valori contabili e fiscali. Ne deriverebbero, in sostanza, ulteriori “doppi binari” di complessa gestione.
Senza entrare nel dettaglio delle singole modifiche, basti pensare a cosa accadrebbe a livello di sistema in forza dell’adozione piena del principio della prevalenza della sostanza sulla forma (articolo 2423-bis del Codice civile) nel settore del reddito d’impresa basato sulla rappresentazione giuridico-formale dei fenomeni. Quest’ultima, in presenza di una clausola di invarianza, mal si concilia con la rappresentazione sostanziale del bilancio.
I rischi
Per le imprese che adottano gli standard nazionali, il rischio è che siano costrette a neutralizzare con apposite variazioni in dichiarazione, in aumento e in diminuzione, gli effetti delle nuove regole contabili; ma ciò non farebbe che accentuare il divario tra valori contabili e fiscali da gestire nei periodi successivi, con buona pace del principio di derivazione. In altre parole, ai fini fiscali, è come se si dovessero applicare le regole di bilancio antecedenti al decreto legislativo 139/2015.
Una situazione analoga si è già verificata negli scorsi anni in relazione ai soggetti che adottano gli Ias/Ifrs; tuttavia, all’epoca il legislatore è opportunamente intervenuto con norme finalizzate al superamento dell’inconciliabilità tra la rappresentazione sostanziale degli Ias e quella giuridico-formale del nostro Tuir e alla riduzione delle divergenze tra valori contabili e fiscali.
La transizione
Andrà anche valutato l’impatto della transizione alle nuove regole contabili. Si pensi alla eliminazione della possibilità di capitalizzare determinate spese di ricerca sancita dal nuovo articolo 2424 del Codice civile. Se nel passato si sono capitalizzate spese di ricerca applicata occorre procedere alla eliminazione del costo iscritto e non più capitalizzabile. Ma l’eliminazione di questa posta, per la quale l’Oic dovrà stabilire se l’imputazione debba avvenire a conto economico o a patrimonio netto, rileva ai fini della determinazione del reddito e del valore fiscalmente riconosciuto? In assenza di norme, che invece furono emanate per i soggetti Ias, nel periodo d’imposta di transizione non dovrebbe esservi neutralità fiscale e, quindi, nella fattispecie il costo residuo “stralciato” andrebbe dedotto nel periodo di transizione. A meno che, in via interpretativa, nel rispetto del’’invarianza finanziaria, non si sostenga che l’ammortamento del costo eliminato dallo stato patrimoniale continua in via extracontabile in continuità con il processo di ammortamento originario.
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