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Fisco, dilazioni da record

C’è un dato che più di ogni altro può spiegare la crisi. Dal 2008 a fine marzo Equitalia viaggia al ritmo di circa 30mila rateazioni concesse. Un dato medio che fa ancora più impressione se si pensa che il controvalore è a quasi 20 miliardi di euro. È l’altra faccia del rapporto con l’agente della riscossione, che nelle ultime settimane si è mosso su un crinale molto pericoloso con manifestazioni di violenza condannate da tutto il mondo politico. Tanto è vero che ora si pensa a come andare oltre. L’ordine del giorno approvato giovedì alla Camera per la moratoria di un anno a favore dei soggetti in difficoltà si aggiunge ad altri interventi allo studio: dal taglio dell’aggio sulla riscossione (dal 9% al 7%) al tetto sulle ipoteche agli immobili d’impresa e alla nascita di strutture con il compito di esaminare i singoli casi al fine di «personalizzare» il trattamento da applicare (si veda Il Sole 24 Ore di venerdì).

Un modo per rispondere a chi accusa l’agente della riscossione di essere un esattore senza cuore e di aggravare la crisi di imprese e contribuenti già in difficoltà. Del resto, anche lo scorso anno – più o meno in questo periodo – iniziò un grosso moto di protesta che portò l’allora Governo e il Parlamento a mitigare i poteri a disposizione del concessionario pubblico. Qualche esempio? Il doppio sollecito prima delle ganasce fiscali se il debito con il fisco non supera i 2mila euro. Il limite di 20mila euro per le ipoteche sull’abitazione principale del debitore. In realtà, non c’è stato un provvedimento (tra manovre e decreti) degli ultimi mesi che non sia intervenuto con qualche disposizione. Il Dl fiscale, convertito solo poche settimane fa dal Parlamento, ha previsto, tra l’altro, la possibilità di partecipare alle gare d’appalto per chi ha ottenuto la dilazione e la possibilità di chiedere un piano di pagamenti a rate variabili e crescenti.

Vista dall’ottica del “proprietario” (lo Stato è azionista con l’agenzia delle Entrate al 51% e con l’Inps al 49%), Equitalia si è rivelata tutt’altro che un cattivo affare. È nata il 1° ottobre 2006 in uno scenario della riscossione in cui erano presenti ben 36 operatori (di proprietà di 54 banche e 35 di soggetti privati) ma soprattutto che, come ha ricordato anche la Corte dei conti, «operavano in 94 ambiti provinciali con strutture e metodologie spesso differenti tra loro». L’unificazione ha dato i suoi risultati. Dal 2006 al 2010 le somme riscosse si sono letteralmente impennate (+80%) raggiungendo gli 8,9 miliardi di euro. Le ultime cifre disaggregate disponibili (contenute nel rapporto di coordinamento di finanza pubblica 2011 dei magistrati contabili) fanno notare come il peso specifico maggiore appartenga ai ruoli erariali. Tradotto in termini più semplici, le cartelle di pagamento su contestazioni formulate dall’agenzia delle Entrate e da quelle Dogane. La fetta di recupero legata agli enti non statali, vale a dire Comuni e altri enti territoriali, è del 16 per cento. Va, però, considerata l’altra faccia della medaglia. Le percentuali di riscosso sulle somme affidate a Equitalia toccano il 20% per l’inizio degli anni 2000 ma scendono progressivamente nella seconda parte del decennio. Questo perché il carico è continuamente aumentato, superando di poco i 72 miliardi di euro nel 2010. Un’inversione di tendenza si potrebbe registrare a partire dai prossimi anni perché i Comuni si staccheranno per legge da Equitalia. La data fatidica è il 1° gennaio 2013, intanto l’Anci si sta muovendo per dar vita a una società che si occuperà dei tributi comunali non pagati.

Eppure le misure più importanti potrebbero essere quelle della delega fiscale: soprattutto la ricalibratura delle sanzioni che eviterebbero di consegnare a Equitalia atti già troppo pesanti da riscuotere.

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