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Fisco, concesse nuove rate a chi ritarda i pagamenti Evasione, pene più leggere

Taglia il traguardo, ad un anno e mezzo dal varo avvenuto nel marzo del 2014, la delega fiscale: ultima novità un aiuto ai contribuenti in difficoltà con una riaperture dei termini di rateizzazione fino a sei anni. Ma entrano in vigore anche le nuove sanzioni penali «alleggerite» per chi fa dichiarazione infedele e fraudolenta attraverso artifici, viene quintuplicata la soglia di non punibilità per l’omesso versamento Iva che passa da 50 a 250 mila euro. Chi estingue il debito con il fisco prima del dibattimento, e ha fatto il ravvedimento operoso, potrà evitare la sanzione penale.
Ieri il consiglio dei ministri ha varato l’ultimo pacchetto definitivo (dopo il doppio passaggio parlamentare) composto da cinque decreti con misure che riguardano i rapporti con il cittadino (riscossione, contenzioso e Agenzia delle entrate) e l’evasione (riduzione delle sanzioni e monitoraggio annuale del tax gap). Nel corso dell’ultimo anno era stata varata la semplificazione ( con il 730 telematico e la fatturazione elettronica), le commissioni censuarie, la certezza dell’abuso di diritto, la tassazione dei tabacchi. Restano fuori la riforma del catasto, che Renzi bloccò nei mesi scorsi per evitare un aumento delle tassazione ma che potrebbe sempre rispuntare con l’intervento sulla Tasi, e la disciplina dei giochi.
Tra le principali novità inserite dal governo, che ha recepito le richieste del Parlamento, c’è la riapertura dei termini per la rateizzazione delle imposte, per i contribuenti che non sono stati in grado di rispettare i precedenti piani di pagamento dei tributi. In particolare, la nuova disposizione stabilisce che le somme non ancora versate, oggetto di piani di rateazione da cui i contribuenti siano decaduti nei 24 mesi antecedenti all’entrata in vigore del decreto, possono essere oggetto di un nuovo piano di rateazione, ripartito fino a un massimo di 72 rate mensili.
Sul versante delle sanzioni penali il decreto conferma un sostanziale alleggerimento con l’elevazione delle soglie di non punibilità in termini percentuali e in valore assoluti .
Il reato centrale, di fatto una frode fiscale, diventa la dichiarazione fraudolenta mediante artifici, spostando l’obiettivo sulla «catena fraudolenta», sui comportamenti, su dolo e intenzioni, piuttosto che sul dato oggettivo: per essere puniti (fino a sei anni di reclusione) l’imposta evasa deve superare i 30 mila euro e l’ammontare imponibile non dichiarato deve essere almeno di 1,5 milioni (prima era 1 milione) mentre le poste gonfiate devono essere superiori al 5 per cento dell’imposta dovuta.
La semplice dichiarazione infedele ( da 1 a tre anni di reclusione) viene dunque in parte depenalizzata dato che si può incappare nel reato anche senza esplicita intenzione. Viene elevata dunque la soglia di non punibilità (tre volte più alta di quella attuale sale da 50 a 150 mila euro) e per incappare nel reato l’ammontare sottratto all’imponibile deve superare i 2 milioni oppure stare entro un margine di tolleranza del 10 per cento rispetto alla corretta valutazione degli attivi.
Trattamento più morbido anche per l’omesso versamento dell’Iva: la soglia di non punibilità viene quintuplicata passando da 50 a 250 mila euro. Attenzione tuttavia allla distruzione di documenti: costa 6 anni di reclusione.
Prevista anche una forma di non punibilità penale per chi estingue il debito con il fisco. Potrà farlo chi ha fatto omesso versamento dell’Iva o delle ritenute (cioè ha dichiarato la verità ma non ha pagato): può evitare il penale se paga prima dell’apertura del dibattimento. Il secondo caso riguarda dichiarazione infedele e omesso versamento: chi ha fatto il ravvedimento operoso, prima del successivo anno di imposta e ha pagato tasse e sanzioni, e non ha ricevuto accertamenti, può evitare il penale. Situazioni, spiega la Relazione tecnica, in cui emerge la «spontanea resipiscenza del contribuente » e dunque lo Stato rinuncia alla pena.
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