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Fisco, compensazioni sotto tiro

Rischio sanzioni per chi non ha utilizzato i canali telematici delle Entrate per compensare crediti Iva oltre 10mila euro. Con l’avvicinarsi del termine di decadenza (31 dicembre) per accertare le violazioni commesse nel 2010, ossia nel primo anno di applicazione delle disposizioni di contrasto agli abusi nelle compensazioni dei crediti (Dl 78/2009), cominciano ad arrivare gli atti di contestazione per chi ha presentato l’F24 senza avvalersi dei servizi telematici Entratel o Fisconline, qualora fosse stato previsto.
I rilievi
I rilievi possono riguardare anche chi ha compensato il credito (orizzontalmente) nel rispetto delle regole “sostanziali”, ossia utilizzando l’eccedenza superiore alla soglia prevista (all’epoca fissata in 10mila euro, poi ridotta a 5mila dal Dl 16/2012, con effetto dal primo aprile 2012) solamente dal 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione annuale, eventualmente munita del visto di conformità o della sottoscrizione dell’organo di revisione se il credito supera il tetto di 15mila euro.
Tali violazioni – ossia la compensazione oltre 10mila euro prima della presentazione della dichiarazione o dell’istanza trimestrale (in caso di eccedenze infrannuali) o l’utilizzo del credito oltre i 15mila euro con una dichiarazione priva del visto di conformità o della sottoscrizione alternativa del revisore – erano state esaminate, sotto il profilo sanzionatorio, già dalla circolare 1/E/2010, la quale aveva indicato che, in queste ipotesi, si rende applicabile la sanzione del 30% dell’importo indebitamente compensato (articolo 13 del Dlgs 471/1997). Nulla, invece, è stato detto per la mancata trasmissione telematica della delega mediante i canali previsti, pur in presenza di un regolare utilizzo del credito sotto il profilo (appunto) “sostanziale”.
Le questioni aperte
Alla carenza di una specifica previsione sanzionatoria, paiono voler rimediare direttamente gli uffici, i quali provvedono a contestare la violazione (a norma dell’articolo 16 del Dlgs 472/1997), irrogando la pena da 258 a 2.065 euro prevista dall’articolo 11, comma 1, lettera a) del Dlgs 471/1997, per ogni delega irregolarmentetrasmessa. Sebbene gli importi possano essere ridotti, grazie al cumulo giuridico per plurime violazioni (che, comunque, prevede l’aumento del 25% della sanzione) e alla successiva possibilità di pagare solo un terzo in caso di definizione dell’atto di contestazione, resta pur sempre il dubbio sulla legittimità di tali provvedimenti. E ciò, sotto diversi profili.
Innanzitutto, dal punto di vista dei principi. Come già messo in luce dalla circolare Irdcec 14/2010, infatti, nonostante la violazione in esame, benché formale, sia potenzialmente idonea a rappresentare un ostacolo all’attività di controllo dell’amministrazione finanziaria (e come tale astrattamente sanzionabile), resta il fatto che, in mancanza di un’espressa previsione normativa, l’irregolarità non dovrebbe essere punita, a meno di voler considerare irrilevante il principio secondo cui la sanzione può essere prevista solo dalla legge (si veda l’orientamento emerso in commissione Finanze con la risoluzione n. 7-00051/2006, relativa all’obbligo dell’invio dell’F24 con modalità telematica per i titolari di partita Iva, disposto dall’articolo 37, comma 49, Dl 223/2006).
Sotto un altro aspetto, poi, anche il richiamo all’articolo 11, comma 1, lettera a), del Dlgs 471/1997 appare almeno “forzato”, visto che tale norma si riferisce all’omissione di ogni comunicazione prevista dalla legge tributaria o all’invio della stessa con dati incompleti o non veritieri. Da un lato, infatti, il modello di pagamento non pare tecnicamente assimilabile a una comunicazione in senso proprio e, dall’altro lato, non è in discussione la sua omissione né l’invio con dati incompleti o non rispondenti al vero. Chi volesse presentare le deduzioni difensive previste dal comma 4 dell’articolo 16 del Dlgs 472/97, potrebbe avere qualche argomento da spendere.

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