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Fisco, compensazioni ampie

Ampliamento del raggio d’azione delle compensazioni fiscali, ora limitate agli atti di accertamento. Spiragli per un allargamento del patto di stabilità alleggerito anche ai comuni che non debbano pagare i debiti commerciali, ma senza perdere di vista l’obiettivo di dare respiro alle imprese.

Ripensamento della procedura di monitoraggio dell’accreditamento delle imprese e degli enti, prevedendo una comunicazione mensile al ministero dell’economia e delle finanze: «Perché deve essere chiaro il flusso dei pagamenti, per porre anche un rimedio al pozzo dei debiti fuori bilancio». Sono queste alcune delle indicazioni dei lavori sul decreto 35/2013 sul pagamento dei debiti delle p.a. che arrivano dal relatore per il Pdl alla camera dei deputati, Maurizio Bernardo. Che a ItaliaOggi spiega anche un cambio di metodo nel lavoro dei relatori: «Visto che non sappiamo se il decreto sarà l’unico o l’ultimo provvedimento della legislatura», ironizza Bernardo, «abbiamo deciso, proprio nell’ottica della condivisione degli intenti, di presentare, sia io sia il relatore per il Pd Giovanni Legnini, la nostra relazione non, come si faceva in precedenza, all’inizio dei lavori parlamentari ma dopo le audizioni per accogliere nel nostro lavoro le istanze che ci arriveranno da imprese, banche, enti locali e parti sociali». Bernardo si dice convinto della necessità di tenere fede all’obiettivo del provvedimento e cioè dare ossigeno ai pagamenti delle imprese pendenti da parte delle pubbliche amministrazioni debitrici senza, in questo modo, allargarlo a campi di non stretta attinenza. Anche se la tentazione è forte viste le emergenze che nascono quotidianamente. «Non possiamo permetterci che i 40 mld previsti e su cui ci sono peraltro calcoli discordanti sul reale monte debito delle imprese vadano in un’altra direzione», ribadisce il relatore pidiellino.

Al pressing dei comuni che hanno chiesto di poter rivedere e ripensare l’allentamento dei vincoli del patto di stabilità, Bernardo risponde: «Noi potremo anche ragionare su un piccolo vincolo, l’indicazione che dovrebbe emergere è che la revisione non si traduca in un escamotage per i comuni non virtuosi a scapito della funzione della norma di dare ossigeno alle imprese. Se ne può parlare nella misura in cui la stessa Europa ci ha concesso di allentare il vincolo in deroga e in funzione di destinare risorse alle imprese».

Su un altro punto poi il relatore sembra poter avere mandato per intervenire con delle modifiche: la norma sulle compensazioni fiscali.

Il decreto 35 prevede che il meccanismo delle compensazioni, fissata una certa somma annua da cui attingere, potrà avvenire in due circostanze. La prima già operativa e introdotta in precedenza, che prevede in presenza di cartella esattoriale e quindi di pendenza con Equitalia la possibilità di compensare il debito creato con la pubblica amministrazione e la cartella emessa nei confronti dell’azienda.

La seconda, quella prevista dal decreto, che estende la procedura di compensazione anche in presenza di atti di accertamento dell’Agenzia delle entrate, atti suscettibili di essere definiti con procedura deflattiva del contenzioso, dall’accertamento con adesione alla mediazione tributaria.

Alcuni rappresentanti delle imprese hanno manifestato perplessità proprio in virtù del fatto che la norma sembra andare incontro a chi comunque le tasse non le ha pagate rispetto a chi al contrario ha fatto i salti mortali per adempiere all’obbligo tributario: «Vorremo trovare la modalità per superare questo limite», dice il relatore, «lo stato non può chiedere mettendo allo stesso tempo in ginocchio il sistema produttivo». Per Bernardo poi prioritario è intervenire per rendere le procedure più semplici per le imprese attraverso una rivisitazione della piattaforma a cui debbono iscriversi e allo stesso tempo «attivare da parte del Mef un monitoraggio su base mensile dei pagamenti erogati in modo da informare sulla reale situazione dei flussi».

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