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Fisco e bilanci ancora senza bussola

La semplificazione dei bilanci per più di un milione di imprese ha registrato ieri l’ennesima beffa. Anche la commissione Finanze di palazzo madama alle prese con la conversione in legge del «Dl salva-risparmiatori», nonostante i vari tentativi di mediazione del presidente, Mauro Maria Marino (Pd), ha respinto la norma del Governo che punto al riallineamento della disciplina Ires e Irap ai nuovi principi contabili per l’esercizio 2016. «Inammissibilità per materia» è stato sentenziato per l’ennesima volta dai tecnici del Senato e, alla fine, anche dallo stesso Governo. Che, pur avendo messo a punto la norma da due mesi, in occasione del decreto legge fiscale collegato alla manovra di bilancio non è più riuscito a imbarcare le norme in nessun provvedimento d’urgenza. Né tantomeno nella legge di Bilancio.
L’emendamento ritenuto da tutti indispensabile, con il consenso di Economia e agenzia delle Entrate, punta essenzialmente a semplificare la redazione del bilancio di oltre un milione di imprese. Una semplificazione reale in quanto consentirebbe una gestione più semplice delle ricadute fiscali delle novità dei bilanci 2016 (quelli che si andranno a predisporre a partire da febbraio) con minori oneri amministrativi e finanziari. Ricadute ben evidenziate da Luca Gaiani nella grafica in pagina e che, senza alcun intervento legislativo, si trasformerebbero in un complesso doppio binario nella gestione delle poste fiscali da una parte e di quelle civilistiche dall’altra.
Dopo l’ennesimo stop arrivato da Palazzo Madama, l’Economia starebbe valutando l’ipotesi di introdurre la “semplificazione” dei bilanci nel decreto Milleproroghe ora all’esame del Senato. D’altronde l’adozione di nuovi principi contabili emanati dall’Oic con effetti dai bilanci che si chiuderanno quest’anno potrebbe giustificare almeno una mini-proroga della dichiarazioni Ires e Irap in scadenza il prossimo 2 ottobre (il 30 settembre, infatti, cade di sabato). L’ipotesi allo studio sarebbe quella di concedere almeno due settimane di tempo in più, portando così la scadenza al 15 ottobre, per quel milione di imprese chiamato a fare i conti con la riforma dei bilanci. Con la proroga delle dichiarazioni, si supererebbero anche eventuali obiezioni di inammissibilità per materia.
Restano, però, da superare i dubbi di Palazzo Chigi e delle opposizioni sul pacchetto di modifiche al Testo unico delle imposte dirette (Tuir). Tre pagine in tutto che il 22 novembre scorso alla Camera furono ritirate dall’Esecutivo, perché i deputati di opposizione ritenevano che si trattasse di una norma di favore per le banche. In quel periodo, a pochi giorni dal voto sul referendum e in piena campagna di sostegno al «Sì», il Governo decise di ritirare la proposta di modifica e solo successivamente ha spiegato che in realtà si trattava di una misura di semplificazione delle regole di redazione dei bilanci. Un pacchetto adottato dopo un lungo confronto tra i tecnici del Tesoro, delle Finanze, delle Entrate con i rappresentanti dell’Oic.
L’esito del voto referendario ha poi travolto l’esame della legge di Bilancio che, dopo l’approvazione della Camera, ha ricevuto un via libera blindato dal Senato senza, quindi, nessun margine di modifica per l’introduzione delle norme sui bilanci. La (triste) storia dell’emendamento che tutti vogliono ma nessuno riesce a trasformare in legge ha visto nelle ultime settimane la paradossale impossibilità di un inserimento nei tre decreti legge presentati dal Governo e ora in corso di conversione: Mezzogiorno, salva-banche e Milleproroghe.
E proprio nel Milleproroghe Governo e Parlamento potrebbero trovare uno spiraglio per dare una soluzione a quella platea di oltre un milione di imprese chiamate a confrontarsi con una riforma che ha richiesto l’adeguamento di 20 principi contabili. Riforma su cui le imprese si confronteranno oggi con i rappresentanti dell’amministrazione finanziaria in una giornata di studio organizzata a Roma da Confindustria.

Marco Mobili

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