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Il Fisco arma la voluntary bis

L’Agenzia delle entrate è pronta a inviare entro una settimana le prime richieste di gruppo e individuali a Lussemburgo e Svizzera. Mentre, per provare a dare maggiore spinta alla voluntary disclosure 2, è in arrivo il software delle Entrate per il calcolo delle sanzioni. L’annuncio è stato dato da Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle entrate, intervenuta ieri al convegno Ipsoa-Dlapiper, «Reati tributari, compliance fiscale e prime casistiche a un anno dalla riforma (penale-tributaria)».

A Lussemburgo e Svizzera, destinatari delle richieste individuali a circa 700 contribuenti, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, e di gruppo, la Orlandi lancia la sfida: «È arrivato il momento di mettere alla prova se questi stati collaborano perché il passaggio da white a black list è sempre reversibile». Per il direttore delle Entrate la strada della compliance può essere intrapresa anche nel campo dei reati tributari. E poco rileva che attualmente non esiste una norma, nella cooperative compliance (modelli di prevenzione del rischio di evasione), equivalente a quella presente nei modelli 231 ai fini penali. Il dato, per la Orlandi è nella crescita dell’Ires versata, un aumento dovuto anche a tutte le misure sulla compliance. Tanto che sul punto la Orlandi chiosa: «I’ve a dream (ho un sogno, ndr), un incremento dei versamenti spontanei rispetto a quelli da recupero». «Con interpello nuovi investimenti e cooperative compliance» ha, poi, sottolineato la Orlandi, «stiamo garantendo agli investitori e in generale alle imprese certezza del diritto».

Antonio Tommasini, responsabile del dipartimento fiscale italiano di DLA Piper, su una compliance che copra il diritto penale tributario ha evidenziato che: «La cooperative compliance dovrebbe prevedere una esimente totale dall’applicazione di sanzioni amministrative e soprattutto penali così come avviene già del resto per chi si dota di documentazione di transfer pricing». Un invito raccolto, in un certo senso, dal procuratore di Milano, Francesco Greco che è intervenuto sottolineando come per effetto della riforma c’è stato «un calo di 2/3 delle notizie di reato negli ultimi due anni». Si è passati infatti, dalle 4.500 notizie di reato del 2014, a circa 3.800 del 2015 per arrivare a una drastica riduzione: 1.200 nel 2016.

Non solo. Le notizie di reato concernenti la dichiarazione fraudolenta (articolo 3 dlgs74/2000) sono a zero a Milano. Un effetto questo da ricercare nella nuova chiave di lettura che Guardia di finanza e Agenzia delle entrate danno all’articolo 3 e 4 del dlgs 74/2000 (dichiarazione infedele) e del campo di applicazione contenuto nel comma 1-bis (valutazione degli elementi iscritti in bilancio). Greco ha poi ricordato come, nei fatti, la depenalizzazione dell’abuso di diritto non si è vista soltanto in campo penale ma, in un senso più generale e anomalo, anche in quello amministrativo. Il procuratore ha dunque riflettuto sul fatto che, a fronte dell’esclusione della punibilità dell’abuso di diritto, non si è visto, come era da aspettarsi, un incremento di perseguibilità sul fronte amministrativo, tanto da far osservare, al procuratore, che è necessario non fermare la lotta all’abuso di diritto ma, anzi, perseguirlo, in maniera più incisiva, negli accertamenti. Sulla dicotomia penale-amministrativo Tommasini osserva che: «Il doppio binario sanzioni amministrative-sanzioni penali non è stato del tutto superato ma la riforma penale tributaria va nella giusta direzione e supera la erronea equazione grandi aziende = grande evasione». Guardando alle prospettive della giustizia tributaria, alla tavola rotonda moderata da Antonio Martino, avvocato dello studio Dla piper, un pragmatico procuratore Greco lancia la proposta di un diritto tributario che non sfoghi la sua esigenza repressiva esclusivamente nel penale ma che arrivi a prevedere risarcimenti elevati piuttosto che il carcere per i vari vertici di multinazionali a cui si contesta l’elusione. La procura è al lavoro per chiudere, infatti, accordi con grandi gruppi internazionali disposti a transare le pendenze fiscali ma, attualmente, hanno sempre l’ombra lunga del penale con cui fare i conti. Tanto da far esclamare a Greco: «Basta con il bullismo giustizialista che ha come unico fine il carcere», puntando quindi sulla strada della cosidetta giustizia risarcitoria.

E Greco ne ha anche sulla voluntary disclosure 2: «Fare etica sulla voluntary disclosure è inappropriato», osserva il numero uno del tribunale di Milano e aggiunge, di fronte al viceministro del ministero dell’economia Luigi Casero e al presidente della commissione finanze della camera Maurizio Bernardo: «Su 150 miliardi di contante da poter recuperare andava fatta una norma diversa». La voluntary disclosure sul contante, con la preparazione di una manovra per rispondere alle richieste di Bruxelles, sembra dunque essere una carta da giocare. E sul punto proprio Francesco Greco non lascia dubbi: «La paura del riciclo di stato andava superata. Siamo culturalmente impreparati ad affrontare la regolarizzazione del contante ma bisognerebbe pensarci con riflessione seria».

Cristina Bartelli

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