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Fisco, anche McDonald’s nel mirino Ue. Vestager apre il caso Lussemburgo

Accelera la campagna della Commissione europea contro le multinazionali che, grazie ad accordi fiscali su misura, riescono a pagare meno tasse, violando le regole sulla concorrenza e quelle sugli aiuti di Stato. Dopo il caso Apple-Irlanda, Bruxelles ha aperto «un’indagine approfondita» sul trattamento fiscale di favore che il Lussemburgo avrebbe riservato a GdF Suez, il gruppo elettrico francese dal 2015 rinominato Engie. La Commissione sospetta che le autorità del Granducato abbiano derogato «in modo selettivo» ad alcune disposizioni della legislazione fiscale nazionale nei suoi accordi preventivi, i tax ruling, a favore di Gdf Suez, garantendo in questo modo un «vantaggio anti-competitivo ingiustificato, in violazione delle regole Ue sugli aiuti di Stato». Ma in questo caso le cose sono più complicate, visto che l’indagine Ue chiama in causa anche il governo di Parigi, primo socio di Engie con il 32,8%.

«Le transazioni finanziarie possono essere tassate in modo diverso a seconda del tipo di operazione, di capitale o debito, ma una stessa impresa non può avere il meglio dei due mondi per una sola transazione. Quindi guarderemo attentamente ai tax ruling del Lussemburgo, che sembrano contraddire le regole nazionali e consentire a GdF Suez di pagare meno tasse delle altre società», ha detto la commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager. Nel mirino sono finite diverse sentenze, a partire dal 2008, sul trattamento fiscale di operazioni (prestiti convertibili) tra 4 società dell’utility francese, tutte con sede in Lussemburgo. E secondo Bruxelles «sembra che una parte significativa dei profitti registrati da Gdf Suez in Lussemburgo attraverso questi montaggi fiscali non sia soggetta a imposta».

Se il granducato nega accordi selettivi, già 11 mesi fa l’Antitrust Ue aveva stabilito che aveva concesso vantaggi fiscali selettivi a Fiat, mentre sta indagando contro i tax ruling concessi a McDonald’s. Secondo il Financial Times potrebbe essre costretta a versare 500 milioni di tasse arretrate al Granducato. L’Olanda è invece stata pizzicata sul trattamento fiscale accordato a Starbucks. Fino al caso clamoroso di Irlanda e Apple, che quest’estate è stata intimata da Bruxelles a rimborsare a Dublino 13 miliardi di euro di tasse non pagate, sollevando una levata di scudi da parte delle autorità Usa. Alle accuse americane ha risposto ieri la commissaria in visita a Washington, dove incontrerà anche il ministro del Tesoro Jack Lew. «Non siamo parziali sulle nazionalità. Applichiamo la legge. Se guardate agli ultimi 15 anni, dal 2000 al 2015, vedete che abbiamo circa 150 decisioni negative in cui gli Stati membri devono farsi restituire aiuti di stato illegali. Il numero di società Usa in questi 150 casi potrebbe essere forse del 2%» .

Giuliana Ferraino

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