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Fisco, ammoniti gli intermediari

Cartellino giallo per gli intermediari abilitati che trasmettono le dichiarazioni al fisco con troppi errori. Il perdurare di alte percentuali di irregolarità potrebbe addirittura portare alla revoca dell’abilitazione, misura prevista da un decreto ministeriale del 1998. L’ammonizione è arrivata agli intermediari abilitati, in prevalenza dottori commercialisti, della Lombardia, firmata dal direttore provinciale dell’Agenzia delle entrate, Michele Carruba.

I professionisti hanno girato subito la questione all’Associazione nazionale commercialisti che ha segnalato le missive.

Nella segnalazione l’Agenzia evidenzia che dall’analisi delle comunicazioni di irregolarità collegate agli intermediari e alle loro relative dichiarazioni è emersa una percentuale di errore abbastanza elevata circa il 40%, esemplificando su 100 dichiarazioni il professionista ne ha trasmesse tramite Entratel almeno 40 che poi sottoposte a controllo dal sistema si sono rivelate per il contribuente comunicazioni di irregolarità.

Per l’Agenzia la soglia superata non è tollerabile tanto che, in nome di fattiva collaborazione e confronto costruttivo, invita il professionista a «effettuare una ricognizione delle criticità emerse dalle comunicazioni di irregolarità e dei relativi esiti nel frattempo intervenuti che», e qui il fisco tira fuori il cartellino giallo, «solo in parte sono imputabili al carente e/o mancato versamento eseguito dal contribuente».

La comunicazione si chiude con un avvertimento: «Ci corre l’obbligo di informarla che il perdurare in futuro di tali anomalie potrebbe farla incorrere nel provvedimento previsto dall’articolo 8 del dm 1998».

A memoria dei professionisti e degli intermediari interpellati da ItaliaOggi è una delle prime, se non la prima, operazione in tal senso. Sul fornire da parte dell’amministrazione finanziaria il rapporto tra dichiarazioni trasmesse telematicamente e le comunicazioni di irregolarità a esse collegate, l’Associazione nazionale commercialisti (Anc) non ha nulla da rilevare. Quello che invece ha fatto prendere carta e penna e diffondere una nota ieri è la conseguenza che l’Agenzia fa discendere dal perdurare di questi errori: la revoca della abilitazione telematica.

«Le considerazioni che sorgono spontanee», scrive Marco Cuchel, presidente dell’Anc, «sono almeno due e precisamente: non sembra di buon senso prevedere che una collaborazione possa sfociare in un provvedimento sanzionatorio di così rilevante gravità; e analizzando l’articolo 8 del richiamato dm non emerge, quale motivo di revoca dell’abilitazione telematica».

Attraverso il canale di comunicazione Civis, creato dall’Agenzia come corsia preferenziale con gli intermediari abilitati, l’amministrazione è in grado di conoscere gli avvisi irregolari emessi a conferme di crediti, a mancati pagamenti di imposte da parte dei contribuenti e ancora da quanti avvisi risultano annullati tramite Civis o direttamente allo sportello per mancati abbinamenti dei ravvedimenti operosi o per meri errori formali trasformati in provvedimenti di regolarità una volta lavorati. L’elencazione che fornisce l’Anc esula dall’attività del professionista e pertanto non è imputabile all’intermediario: «Il professionista non è responsabile dei numeri che gli fornisce il cliente, egli trasmette ciò che il contribuente ha consegnato. Laddove i dati che il contribuente ha consegnato al professionista sono difformi, è l’Agenzia a fornirne prova», spiega a ItaliaOggi Cuchel che evidenzia tra i suoi iscritti: «Disagio e allarme mentre stanno rispondendo fornendo la giustificazione degli scostamenti». Le istanze che sono transitate attraverso il canale di Civis sono state, nel 2011, circa 403.000.

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