25.01.2023

Fisco, aliquota unica per i redditi medi E c’è l’ipotesi condono

  • La Repubblica

L’idea c’è, ma ci sono anche le incognite. Per questo la parola d’ordine dentro al governo è prudenza. Vietato sbagliare quando si parla di tasse. L’idea, dunque: accorpare la seconda e la terza aliquota dell’Irpef, oggi rispettivamente al 25% al 35%, fissando la percentuale del prelievo al 27 o al 28%.

La logica dietro ai numeri dice che la riforma del fisco targata Meloni guarda al ceto medio. È il target storico del centrodestra, riattualizzato oggi nel mandato che la premier ha consegnato a un suo fedelissimo, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo. Solo che la delega fiscale, attesa sul tavolo del Consiglio dei ministri a marzo, deve misurarsi con i costi: e qui iniziano i problemi. Servono soldi e il perimetro del lavoro affidato a Leo non contempla il ricorso allo scostamento di bilancio. «Sarebbe irragionevole fare debito, significherebbe caricare il peso della riforma sulla collettività», spiega una fonte dell’esecutivo. Ecco allora che l’unico bacino a cui attingere diventa quello delle tax expenditures , le agevolazioni fiscali che includono detrazioni e deduzioni, ma anche esenzioni e riduzioni di imposte, da tagliare per recuperare risorse.

L’ultimo Rapporto della Commissione per le spese fiscali del Mef, relativo al 2022, parla di una crescita «continua e permanente », da 592 a 626 voci in un anno. Appena sette anni fa erano 444, poi l’aumento di oltre il 40%. Significa che c’è più spazio per recuperare i soldi che servono a ridurre le aliquote Irpef da quattro a tre, ma che questo taglio impatterà comunque su agevolazioni esistenti.

A chi toglierle? La scelta dovrà scontentare qualcuno e quindi pone un problema di consenso per il governo. Lo dice chiaramente un passaggio dello stesso Rapporto, dove le spese fiscali vengono legate a «un prevalente utilizzo per finalità politiche e di scambio con i vari gruppi di interesse». Il governo è cosciente della difficoltà nel recuperare le risorse. Uno schema a tre aliquote meno generoso (23%, 33%, 43%), contenuto nell’indagine conoscitiva che ha fatto da base alla delega fiscale del governo Draghi, poi caduta, prevedeva un costo di 4,5 miliardi.

La nuova ipotesi di lavoro per l’Irpef, tra l’altro, è legata anche ad altre variabili, ancora da definire, come gli scaglioni. Oggi, infatti, l’aliquota del 25% si applica sui redditi tra 15 e 28 mila euro, quella del35% arriva fino a 50 mila. Non è escluso, ad esempio, un allargamento dello scaglione tassato al 23% (attualmente fino a 15 mila euro) in modo da limitare la forchetta dei redditi a cui verrebbe applicata la nuova aliquota del 27 o 28%.Ma non ci sarà solo la nuova Irpef dentro la riforma fiscale. «Dopo di anni di interventi a macchia di leopardo, di manutenzione, ora è il momento di una riforma organica», ha detto Leo alla conferenzastampa organizzata dagli ex presidenti delle commissioni Finanze di Camera e Senato, Luigi Marattin e Luciano D’Alfonso, i promotori dell’indagine conoscitiva.

Fuori dalla delega, ma sempre in materia di fisco, rispunta la depenalizzazione dell’omesso versamento, che dovrebbe essere contenuta in un provvedimento ad hoc. Se il contribuente si ravvede, e se il reato non viene reiterato, allora si paga solo una sanzione amministrativa. È una delle tre fattispecie del condono penale che Forza Italia voleva inserire nella legge di bilancio.

Il tentativo è fallito, ma nelle ultime ore gli azzurri stanno spingendo per fare asse con Leo. Di più. Vogliono includere anche altre due fattispecie: l’omessa e la falsa dichiarazione. Una materia delicata per gli equilibri dentro alla maggioranza, già alle prese con i malumori per il metodo di lavoro del viceministro dell’Economia. Nel partito di Silvio Berlusconi c’è chi gli rimprovera di aver preferito i convegni alle riunioni politiche: «Non abbiamo fatto neppure una riunione di maggioranza, molte cose le abbiamo apprese dai giornali», dice un dirigente forzista decisamente deluso.

Ma non di soli numeri è fatta la riformadel fisco.