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Fisco, aiuti per 14 mila mld

Quattordicimila miliardi di dollari. Questa è la cifra di aiuti fiscali che, secondo il Fondo monetario internazionale, tutti i paesi del mondo hanno implementato fino a gennaio 2021 per mitigare gli effetti della crisi innescata dalla pandemia da Covid-19. L’emergenza sanitaria ed economica ha generato, nei vari Stati, una marea di provvedimenti fiscali, Italia compresa. Anzi, rispetto agli altri paesi dell’Ocse, l’Italia ha introdotto un numero più ampio di misure per dare sollievo a imprese e famiglie durante la pandemia (si veda la tabella nella pagina che segue). È quanto emerge dal report Ocse presentato durante il G20 di aprile, elaborato da un questionario che è stato inviato nel gennaio 2021 dal segretariato dell’Ocse a tutti i membri dell’Inclusive framework. Il questionario riguardava le imposte sul reddito delle società (Cit) e altre imposte sulle imprese, le imposte sul reddito delle persone fisiche (Pit) e i contributi previdenziali (Ssc), l’Iva e le accise, le imposte ambientali e le imposte sulla proprietà. Un anno fa, l’Ocse ha intrapreso un inventario delle risposte di politica fiscale e tributaria dei paesi allo scoppio della crisi di Covid-19 e ha fornito un quadro per lo sviluppo delle politiche. Dopo la pubblicazione del report dell’aprile 2020, l’Ocse ha continuato a monitorare le risposte di politica fiscale, ora esposte nel report dell’aprile 2021. Nonostante alcune tendenze comuni, si sono presentate notevoli differenze tra regioni e paesi per quanto riguarda la portata e i tipi di pacchetti fiscali, in parte riflettendo la diffusione del virus e gli approcci di contenimento.

I paesi con politiche di blocco severe hanno generalmente introdotto misure di sostegno fiscale più ampie, mentre i paesi che hanno adottato misure di contenimento meno restrittive hanno introdotto meno misure di sgravio fiscale.

I pacchetti di aiuto consistono in un’ampia varietà di misure tra cui garanzie sui prestiti, schemi di mantenimento dei posti di lavoro, trasferimenti diretti e misure fiscali.

Molte delle misure fiscali introdotte nelle fasi iniziali della crisi sono state prolungate, e alcune sono state modificate per incanalare il sostegno alle famiglie e alle imprese più colpite dalla crisi nel corso della sua evoluzione.

Alcuni paesi hanno ampliato l’ammissibilità agli aiuti a beneficiari inizialmente non coperti dalle misure (per esempio Italia e Regno Unito) o hanno aumentato la generosità delle misure di aiuto iniziali (per esempio Italia e Germania). La maggior parte delle misure per le società hanno cercato di alleviare le difficoltà di flusso di cassa, anche attraverso rinvii di pagamento delle imposte, rimborsi fiscali accelerati, la riduzione degli acconti e disposizioni più larghe per la compensazione delle perdite. Oltre il 75% dei paesi presi in esame ha introdotto il differimento dei pagamenti.

Queste misure avevano lo scopo di sostenere le imprese che sperimentano un forte calo di liquidità, ma anche di prevenire possibili effetti a catena in tutta l’economia derivanti dalle difficoltà delle aziende a pagare i salari, l’affitto, i beni intermedi e gli interessi sul debito.

Dalla metà del 2020, quando le restrizioni sanitarie hanno cominciato ad allentarsi dopo la prima ondata della pandemia, le misure di stimolo, in particolare gli incentivi fiscali agli investimenti, sono diventate una componente sempre più significativa dei pacchetti fiscali in risposta alla crisi.

I pacchetti fiscali si sono quindi evoluti per diventare più vari, con misure di stimolo orientate alla ripresa, oltre alle disposizioni di sollievo dalla crisi. In risposta ai lockdown su larga scala in molti paesi nella prima metà del 2020, il focus delle misure fiscali è stato quasi esclusivamente quello di fornire sollievo di emergenza alle imprese e alle famiglie.

Tuttavia, quando le chiusure e le altre misure di contenimento hanno cominciato a diminuire dopo la prima ondata della pandemia, i paesi hanno iniziato a introdurre misure fiscali orientate alla ripresa.

Le misure comuni hanno incluso incentivi fiscali alle imprese per gli investimenti così come aliquote Iva ridotte mirate ai settori più colpiti.

Secondo l’Ocse, i paesi dovrebbero introdurre misure fiscali orientate allo stimolo anche di natura temporanea per incoraggiare le imprese e le famiglie ad anticipare spese e investimenti e limitare l’impatto sui bilanci pubblici.

I governi dovrebbero dare priorità alle misure che sostengono la ripresa del mercato del lavoro e la ricapitalizzazione delle imprese, coordinare gli stimoli fiscali con altre politiche e garantire che le misure siano allineate con obiettivi ambientali, sanitari e sociali a più lungo termine.

Il report nota che, poiché questa crisi sta rendendo le politiche di stimolo convenzionali un po’ meno efficaci e la tempistica delle risposte politiche più difficile da gestire, rimane fondamentale adattare in modo flessibile le politiche secondo il cambiamento delle circostanze sanitarie ed economiche.

Una priorità chiave nel breve periodo, indica l’Ocse, sarà quella di migliorare il targeting degli sgravi fiscali per assicurare che il sostegno sia incanalato verso coloro che ne hanno più bisogno e di ritirarlo attentamente dove non è più necessario. Il rapporto sottolinea l’importanza di evitare il ritiro prematuro degli sgravi, ma di indirizzarli sempre più alle imprese e alle famiglie gravemente colpite. Mantenere il sostegno alle famiglie più colpite è essenziale per mitigare l’impatto ineguale della crisi e ridurre i rischi di un aumento della povertà.

Un’altra evoluzione significativa rispetto al rapporto dell’anno scorso è il numero di paesi che hanno introdotto aumenti fiscali. A differenza della fase di emergenza della crisi, un certo numero di paesi ha segnalato aumentato le tasse nella seconda metà del 2020 e all’inizio del 2021. Mentre alcuni di questi aumenti sono una tantum o temporanei, la maggior parte sono permanenti. Tra questi aumenti a lungo termine, alcuni sono una continuazione delle tendenze pre-crisi, come gli aumenti delle accise sui carburanti e delle tasse sul carbonio, che sono stati gli aumenti fiscali più comuni segnalati dai paesi. D’altra parte, alcuni aumenti segnano un allontanamento dalle tendenze pre-crisi. In particolare, un certo numero di paesi ha introdotto aumenti sulla tassazione delle persone fisiche ad alto reddito, compresi gli aumenti delle aliquote massime dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (in sette paesi) e il passaggio da un sistema piatto di imposta sul reddito delle persone fisiche a uno progressivo (Repubblica Ceca e Russia). Inoltre, in contrasto con la tendenza verso una riduzione delle aliquote dell’imposta sul reddito delle società negli ultimi decenni, il Regno Unito ha annunciato un aumento dell’aliquota dal 19% al 25% per i profitti superiori a 250.000 sterline a partire da aprile 2023.

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