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Firme, deleghe e nomine I controlli per l’antiriclaggio

Solo otto giorni restano ai commercialisti per mettersi in regola con le direttive antiriciclaggio del Consiglio nazionale. Il 23 luglio le Regole tecniche adottate dal Cndcec diverranno vincolanti per gli iscritti.

Queste regole supportano gli iscritti nell’applicazione della legge antiriciclaggio attraverso specificazioni di ordine tecnico degli obblighi individuati in astratto dalla legge.

È la stessa norma primaria a delegare agli Ordini professionali il compito di completare la norma con le disposizioni di dettaglio (articolo 11, comma 2 del Dlgs 231/2007); nessun dubbio, quindi, sulla loro obbligatorietà.

Il rischio sanzioni

La circolare del Mef sulle sanzioni datata 6 luglio 2017 ribadisce il particolare disvalore legato alle ipotesi in cui l’intensità e il grado dell’elemento soggettivo della violazione di norme antiriciclaggio siano riferibili in tutto o in parte a cause organizzative derivanti dalla mancata adozione o insufficiente vigilanza sul rispetto di prassi, procedure standardizzate, criteri operativi o meri accorgimenti.

In altri termini, eventuali carenze o lacune organizzative sono destinate ad avere un peculiare rilievo in sede sanzionatoria e finiranno per assumere un peso determinante nel giudizio sulla gravità della violazione. Mentre la puntuale applicazione delle regole tecniche può fare la differenza in un procedimento sanzionatorio.

I passaggi

Il primo passo da compiere secondo il Cndcec è l’autovalutazione del rischio, inteso – si legge nel documento – «quale rischio correlato alla probabilità che l’evento possa verificarsi e alle sue conseguenze» . Da valutare anche «l’adeguatezza dell’assetto organizzativo e dei presidi (vulnerabilità), al fine di determinare il rischio residuo e adottare procedure per la gestione e la mitigazione del medesimo».

Richiede una puntuale valutazione del rischio anche l’adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela. Questa valutazione tiene conto delle attività svolte dal professionista, considerate per categorie omogenee, in termini oggettivi e astratti. Così vi potranno essere delle prestazioni a rischio non significativo, ad esempio perché non connotate da risvolti economico-finanziari e patrimoniali importanti; in questo caso potrebbe essere sufficiente osservare alcune regole di condotta come acquisire copia del documento di identità del cliente e conservarlo nel fascicolo a lui intestato.

Particolare attenzione deve essere prestata alla “durata”delle prestazioni professionali: l’adeguata verifica deve essere sempre svolta quando si tratta di prestazioni professionali continuative, che si articolano in molteplici singole attività. Si pensi, alle operazioni di tenuta della contabilità e più in generale a quelle che non si esauriscono in un’unica operazione.

Mentre per prestazioni professionali occasionali, non riconducibili ad un rapporto continuativo in essere, l’adeguata verifica dovrà essere effettuata solo se i mezzi di pagamento trasmessi o movimentati sono di importo pari o superiore a 15mila euro. Se non è possibile quantificare il valore della prestazione, la verifica dovrà comunque essere fatta.

I casi particolari

Di fronte a un elevato rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, ad esempio perché il cliente risiede in Paesi terzi ad alto rischio, la corretta esecuzione degli obblighi di adeguata verifica richiede l’adozione di misure “rafforzate”con misure aggiuntive sia sul cliente che sul titolare effettivo e con l’intensificazione della frequenza del controllo costante.

Il Consiglio nazionale ha confermato che l’adeguata verifica può essere affidata a terzi. Così, nel caso di operazioni caratterizzate dalla presenza di un solo cliente assistito da più professionisti, l’adeguata verifica posta in essere da uno di essi potrà essere utilizzata anche dall’altro, previo rilascio di apposita attestazione e ferma la responsabilità in proprio di ciascuno.

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