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Firmato il primo Patent box

Al traguardo il primo accordo sul Patent box. Ed entro il 31 dicembre 2016, l’Agenzia delle entrate, ufficio accordi preventivi di Milano, apporrà il sigillo su almeno altri quattro accordi, consentendo, in questo modo, alle imprese firmatarie, di poter godere dello sconto del 50% sul reddito imponibile già nel bilancio 2016.

Il primo accordo, secondo quanto ItaliaOggi è in grado di anticipare, siglato lunedì 19 dicembre, ha visto come parti, da un lato, Giuliano Donatiello, a capo dell’ufficio accordi preventivi della direzione regionale di Milano, e dall’altro lato, la società italiana Solvay, assistita dai professionisti dello studio Maisto, in particolare dal professor Guglielmo Maisto, e dai partner Aurelio Massimiano e Roberto Gianelli.

L’accordo ha visto la messa in sicurezza fiscale di brevetti selezionati, per una società che ha il numero più alto di brevetti registrato ogni anno nel proprio settore industriale.

L’istruttoria del primo caso apripista è durata quasi un anno, con la seguente agenda: a dicembre 2015 la presentazione dell’istanza, a giugno la presentazione della documentazione, a luglio l’integrazione della documentazione e a settembre i contatti tra agenzia e parti, per avviare un esame lungo e dettagliato. Da questi primi casi pilota (si veda ItaliaOggi del 15/11/2015) scaturiranno, infatti, dei veri e propri modelli per settore merceologico che l’Agenzia invierà a tutte le direzioni regionali, come linee guida, e che saranno utilizzate come griglie per i futuri Patent box. In questo modo, è intenzione dell’Agenzia di contrarre anche i tempi di rilascio di nulla osta, assumendo per l’istituto una sorta di automatismo.

Una delle particolarità di questo accordo è quella di contenere una clausola di confidenzialità che non consente né all’Agenzia né alla parte, di divulgare gli aspetti di dettaglio delle misure. Un po’ sulla falsariga degli accordi di ruling internazionale, anche se esiste una casistica in cui si potrà derogare all’impegno, qualora arrivassero le richieste di una procura o di una altra amministrazione.

Dei dieci casi pilota presi in esame dall’Agenzia (su un totale di circa 4.500 istanze presentate per il solo 2015, di cui però 2.000 decadute per mancata presentazione dell’istanza) questo primo concluso, dal punto di vista dell’oggetto del bene tutelabile, non presentava particolari asperità visto che si trattava di brevetti perfettamente coincidenti con le indicazioni fornite dalle linee Ocse sul Patent box.

A breve, però, arriveranno alla firma anche un accordo sui marchi, settore moda, marchi per cui il profilo potrebbe creare qualche contrasto con le linee guida Ocse. Un altro accordo avrà a oggetto il settore industriale farmaceutico ma si resterà sempre nel campo dei brevetti. Le metodologie utilizzate che, come detto in precedenza, diventeranno delle vere e proprie griglie per i casi futuri sono in prevalenza quelle individuate dalla stessa Agenzia delle entrate con la circolare 11 del 7 aprile 2016, e cioè il metodo del confronto del prezzo (Comparable uncontrolled price o Cup) e il metodo a metà tra cap e metà profit split.

Un’altra importante novità nel campo degli accordi tra imprese e Fisco è l’avvio a Milano, sempre nell’ufficio accordi preventivi, a far data dal primo gennaio delle Map, le procedure amichevoli, presentate a centinaia, finora di competenza del ministero dell’economia e in attesa di conclusione. E sempre in via di conclusione dovrebbero esserci i primi interpelli nuovi investimenti.

Cos’è il Patent box. Il Patent Box è stato introdotto in Italia con la legge di Stabilità 2015, e in seguito è stato confermato dal decreto attuativo del successivo 30 luglio, che ha fissato i termini di applicazione della norma. Si tratta di un regime di tassazione agevolata, nel senso che prevede l’esclusione di una quota dei redditi generati dall’utilizzo di beni immateriali, i quali avranno una parziale esenzione su Ires e Irap.

Questo significa che i redditi derivanti da marchi e brevetti, invece di essere assoggettati alla tassazione del 31,4%, con l’adozione del Patent box vedranno dimezzare tale percentuale, arrivando quindi al 16%. In origine tale agevolazione riguardava solamente redditi derivanti dall’uso di brevetti industriali, opere d’ingegno, modelli e disegni: successivamente le regole italiane hanno consentito di estenderla anche a tutti i marchi d’impresa, che hanno raccolto il maggior numero di adesioni nella fase di avvio. Attualmente, quindi, il Patent box può essere applicato ai seguenti beni agevolati: software protetti dal diritto d’autore; brevetti per invenzione industriale, sia concessi che in corso di concessione; invenzioni biotecnologiche e certificati di protezione complementari; brevetti o certificati per topografie, varietà vegetali e semiconduttori; disegni e modelli; modelli di utilità; know how aziendale; marchi di impresa, sia già registrati che in corso di registrazione.

Cristina Bartelli

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