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Firma storica tra Italia e Svizzera è caduto il segreto bancario Renzi: “Tornano miliardi allo Stato”

Accordo storico tra L’Italia e la Svizzera, un’intesa sul Fisco che abbatte finalmente il segreto meglio custodito nella finanza: il segreto bancario elvetico.

Ieri la firma del Protocollo è avvenuta solennemente tra il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan e il capo del Dipartimento federale delle Finanze, Eveline Widmer-Schlumpf, che hanno tecnicamente siglato il “Protocollo di modifica della convenzione sulla doppia imposizione” tra i due Paesi. In pratica, la fine della riservatezza svizzera sui capitali detenuti dagli italiani nella Confederazione. Con una semplice richiesta da parte dell’Agenzia delle entrate sui dati a partire da ieri, e dal 2018 in automatico con un semplice click. «Siglato l’accordo con la Svizzera sul segreto bancario: miliardi di euro che tornano allo Stato: grazie al lavoro del ministro Padoan, la nostra promessa è diventata un’azione di governo », ha sintetizzato su Twitter il presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
Padoan è stato più diplomatico e ha confermato la contabilizzazione «prudente» (un euro) assunta finora dal governo italiano: l’accordo «porterà più di un euro nelle casse dello Stato, ma non voglio sbilanciarmi oltre, mi fermo qui», ha detto. In un’ottica di lungo termine, l’accordo con la Svizzera comunque porterà «grandi benefici per le finanze pubbliche», ha aggiunto Padoan. Di chiaro fin da subito c’è la portata della firma: «Realizziamo un passo in avanti molto importante nelle relazioni tra i due paesi – ha detto su scambio di informazioni e trasparenza fiscale: prima che scoppiasse la crisi globale questo risultato era inimmaginabile».
La fine del segreto bancario svizzero per il Fisco italiano si accompagna con la “voluntary disclosure” (il rientro volontari dei capitali): con questa firma infatti la Svizzera esce dalla black list fiscale per cui chi si auto-denuncia paga le intere imposte, ma sanzioni in misura ridotta e senza il raddoppio del periodo di accertamento fiscale (il periodo 2005-2009 non verrà considerato). Ma attenzione: non mettersi in regola con la voluntary disclosure sarà ora molto più rischioso: il Protocollo infatti dovrà essere ratificato dai rispettivi Parlamenti (tempi tecnici ipotizzabili, un paio di anni) ma da quel momento in poi sarà possibile chiedere retroattivamente informazioni alla Svizzera, a far data da ieri.
Dunque, chiudere da questo momento in poi il conto o peggio cercare di spostarlo in un paradiso fiscale sarà molto rischioso, perché tutto quello che si fa da questo momento in avanti sarà, a semplice richiesta, tracciabile. Senza più bisogno di rogatorie né di interventi della magistratura: basterà una richiesta dell’Agenzia delle entrate.
L’accordo «va nella direzione dell’eliminazione dei paradisi fiscali – ha detto Padoan – per loro sarà sempre meno conveniente e più difficile resistere allo scambio di informazioni e sarà meno conveniente rivolgersi a questi paesi». Il 26 febbraio, ha annunciato ieri il ministro, sarà la volta del Liechtenstein di firmare un accordo analogo; Renzi, sempre su Twitter, ha aggiunto che si lavora anche a un’intesa con Monaco.
Sempre ieri è stata siglata anche una road map, un “documento politico” l’ha definitivo Padoan, sulla tassazione dei transfrontalieri e su Campione. «Vi sarà una reciprocità nel trattamento di questi lavoratori – ha detto il ministro – e si arriverà a una situazione in cui il lavoratore pagherà una quota massima del 70% delle tasse sul reddito nel paese dove lavora (contro il 60% attuale), e il rimanente 30% nel paese di residenza. Il carico fiscale sui transfontalieri non sarà inferiore a quello attuale ma inizialmente non superiore e sarà portato gradualmente in linea con quello degli altri lavoratori transfontalieri».
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