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Firma in banca, ora è biometrica

Semaforo verde per la firma biometrica in banca. Con due provvedimenti (n. 36/2013 e 37/2013) il garante della privacy ha autorizzato alcune banche a raccogliere la firma del cliente su un tablet elettronico «grafometrico». Ma non è solo una firma: l’apparecchio è in grado di acquisire alcuni parametri biometrici della persona come il ritmo, la velocità, la pressione esercitata durante il movimento di firma. I dati registrati sono poi confrontati con quelli già memorizzati in precedenza al fine di consentire l’autenticazione informatica del cliente che l’ha apposta. Tra l’altro il sistema è capace di aggiornare il «profilo» dell’utente originariamente registrato: è garantita la possibilità di avvalersi del servizio anche in caso di eventuali modifiche, nel corso del tempo, dello stile di firma. Inoltre, è configurato con una soglia minima di accettazione della verifica della firma pari all’80% di rispondenza rispetto al modello creato originariamente. Peraltro il sistema non potrà essere obbligatorio. Il garante ha affermato che non si può imporre, neppure indirettamente, alla clientela di aderire alla nuova procedura di analisi biometrica della firma. Gli utenti, infatti, devono poter esprimere il loro consenso al trattamento dei dati in forma libera. E se non acconsentono, hanno il diritto di poter usufruire di procedure alternative per la sottoscrizione di documenti bancari. Il garante ha, infine, precisato che i dati biometrici così raccolti, devono essere utilizzati solo per l’identificazione del cliente e devono essere conservati solo per il tempo strettamente necessario a offrire il servizio o per rispondere a eventuali contestazioni presentate anche in sede giudiziaria.

Con altri provvedimenti il garante è tornato a bacchettare i comuni rei di pubblicare sul web dati sanitari dei cittadini. Il garante per la privacy ha fatto oscurare dai siti web di altri sedici Comuni italiani, di piccola e media grandezza, i dati personali contenuti in alcune ordinanze con le quali i sindaci disponevano il trattamento sanitario obbligatorio. Nelle ordinanze, con le quali si disponeva il ricovero immediato di diversi cittadini, erano infatti indicati in chiaro non solo i dati anagrafici e la residenza, ma anche la patologia della quale soffriva la persona.

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