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Firma digitale per gli effetti fiscali degli atti societari

La possibilità di firmare digitalmente gli atti societari espressamente indicati all’articolo 11 bis del decreto legge 148/2017 è stata presentata da parte del legislatore quale misura a favore delle imprese i cui contorni di interesse, però, non sono apparsi molto chiari.
Ricordiamo che l’intervento di modifica prevede che si possano firmare digitalmente i seguenti atti: trasformazione (articolo 2498 del Codice civile) e scissione (articolo 2506 del Codice civile) societaria e i contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà o il godimento delle imprese soggette a registrazione (articolo 2556 del Codice civile).
Da un esame del provvedimento e delle diverse disposizioni connesse il vantaggio per le imprese dall’applicazione pratica del provvedimento appare abbastanza marginale; infatti ognuna delle procedure prevede, nel Codice civile, una ben determinata serie di regole di formazione e pubblicizzazione.
Certamente su di esse non incide l’utilizzo della firma digitale che, ricordiamo, è una forma elettronica della tradizionale firma autografa cartacea che va apposta sui documenti informatici.
Che la nuova disposizione non incida sull’applicazione delle norme del Codice civile appare evidente se si prende, a titolo esemplificativo, il caso della trasformazione societaria ed in particolare il momento delle modalità di redazione dell’atto e della sua pubblicità ed efficacia.
L’articolo 2500 del Codice civile chiaramente prevede non solo l’atto pubblico per la trasformazione in società per azioni, in accomandita per azioni o a responsabilità limitata ma prevede anche che siano soddisfatte le indicazioni previste dalla legge per l’atto di costituzione.
Ulteriormente, per quel che attiene alla pubblicità dell’atto di trasformazione, si richiede la forma prevista per il tipo di atto adottato nonché quella richiesta per la cessazione dell’ente che effettua la trasformazione.
Appare evidente che le rigorose norme civilistiche non vengono in alcun modo intaccate dalla possibilità di utilizzo della firma digitale in quanto sarà necessario, ad esempio, ai fini di validità dell’atto di trasformazione, redigerlo con le forme dell’atto pubblico. Fatta chiarezza sul punto occorre però anche rilevare che il legislatore, nella stesura della norma di cui all’articolo 11 bis del decreto legge 148/2017, ha specificato che sono gli atti di “natura fiscale” relativi a trasformazione, scissione ecc a poter essere sottoscritti digitalmente; con tale indicazione si è chiarita la finalità ed i contorni applicativi del provvedimento e con ciò sostanzialmente escludendo ogni possibile applicazione alle procedure civilistiche. Quindi gli atti interessati sono quelli per l’appunto di natura fiscale connessi alle operazioni di trasformazione e scissione nonché quelli relativi a contratti che hanno per oggetto il trasferimento della proprietà o il godimento delle imprese soggette a registrazione.
A riprova di quanto fin qui evidenziato si riporta la proposta emendativa, non approvata, presentata in V Commissione in sede referente al Senato con cui si chiedeva di sostituire le parole «sottoscritti con firma digitale» con le parole «stipulati con atto pubblico informatico».

Luigi Froscione
Benedetto Santacroce

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