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Fiom perde sul contratto

Il contratto nazionale dei metalmeccanici vigente, firmato lo scorso 5 dicembre tra Federmeccanica Assistal, Fim e Uilm non ha profili di illegittimità.
Lo ha deciso ieri il Tribunale di Roma, che ha respinto così il ricorso con cui Fiom, che non ha preso parte all’ultimo tavolo di trattativa per il rinnovo delle intese, ha impugnato il documento, contestandone la legittimità sul piano dell’ultrattività (sulla base del contratto unitario siglato il 20 gennaio 2008) e della rappresentanza (secondo l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011).
In primo luogo, secondo la terza sezione civile del Tribunale, Fiom non era legittimata a presentare ricorso al tribunale contro il contratto. «Solo Cgil – si legge nell’ordinanza – avrebbe potuto agire in giudizio per far valere l’eventuale inadempimento, da parte delle altre firmatarie, dell’accordo sottoscritto». Secondo la magistratura, le categorie «pur se strutturalmente collegate alle confederazioni nazionali devono ritenersi a tutti gli effetti soggetti autonomi».
Inoltre, prosegue l’ordinanza, il contratto collettivo non può essere dichiarato nullo poiché «l’illegittimità della condotta eventualmente tenuta nel corso delle trattative non determina la nullità del contratto, a meno che questa sanzione non sia espressamente prevista dalla legge». Quanto all’esclusione della Fiom dalle trattative, per il tribunale di Roma dalla normativa vigente non si desume «il riconoscimento o l’attribuzione a dette sigle di alcun diritto soggettivo alla partecipazione e allo svolgimento della trattativa per la firma del nuovo Ccnl». Questo perché il contratto collettivo «è un contratto di diritto comune» e «va di conseguenza esclusa ogni possibilità per il giudice di pronunciare, nei confronti di chicchessia, un ordine di partecipazione alle trattative».
Dura la reazione della Fiom che ha parlato di «sentenza surreale», riservandosi di ricorrere in appello «anche perchè questa sentenza rischia di decretare l’inutilità degli accordi interconfederali», sottolinea il segretario generale delle tute blu della Cgil, Maurizio Landini.
Ecco perché, anche per contrastare la confusione di idee e l’approssimazione, «è necessaria una disciplina inequivocabile e di livello legislativo che metta ordine nell’attuale sistema della rappresentanza e della democrazia sindacale, stabilendo legittimazione, ruoli degli attori e dei livelli contrattuali, e la loro efficacia oggettiva e soggettiva», aggiunge Piergiovanni Alleva, presidente dalla consulta giuridica della Fiom.
Fim e Uilm invece parlano di «nuova batosta giudiziaria per la Fiom, che continua a perdere prima ai tavoli di trattativa poi tra i lavoratori e infine nei tribunali». «Ora Fiom non ha più alibi – ha detto il leader della Fim Giuseppe Farina –: se vuole seriamente ricostruire le ragioni sindacali per un’azione comune nella categoria, non c’è altra strada che riconoscere i contratti nazionali già applicati e riconosciuti legittimi anche dai tribunali».
Sulla stessa lunghezza d’onda Rocco Palombella, leader della Uilm: «Con la sentenza di ieri il contratto è salvo da tutti i punti di vista. Prima con l’intesa sul rinnovo tra Fim e Federmeccanica stipulata il 5 dicembre. Ora con questa sentenza che rigetta il ricorso della Fiom e che la costringe a pagare le spese processuali a Uilm, Fim e Federmeccanica. Finisce così nel modo migliore una triste appendice voluta da un sindacato che invece di svolgere l’attività di rappresentanza dei lavoratori ha preferito la via giudiziaria».

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