Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Fintech, rafforzato l’ecosistema Italia Pressing per l’area normativa protetta

L’ecosistema italiano del fintech è partito in ritardo ma sta accelerando, sotto la spinta di una competizione che si sta allargando anche ad attori completamente nuovi: dalle utilities al retail all’automotive, sono una dozzina i settori industriali che offrono ormai servizi finanziari strutturati, affiancandosi ai colossi di Big tech pronti a enytrare anche sul mercato europeo con le loro proposte.

È?un quadro a luci e ombre quello che esce dal rapporto dell’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano, presentato oggi, ma che apre le porte a opportunità concreto di “open finance”. Il focus sulla realtà italiana evidenzia 326 startup attive in ambito fintech e insurtech, con una raccolta complessiva di 654 milioni di euro, con volumi medi ridotti pari a 2,6 milioni medi per azienda. Sono invece 12,7 milioni – quasi uno su tre tra 18 e 74 anni – gli italiani che utilizzano già un servizio digitale, trainati da pagamenti in mobilità e chatbot per comunicare con la banca. Prodotti e servizi innovativi sono invece ancora non del tutto diffusi tra le piccole e medie imprese: il 36%, più di una su tre, non ne ha mai fatto uso. «La maggiore maturità dei servizi digitali da parte del retail – commenta Marco Giorgino, direttore scientifico dell’Osservatorio – traina la richiesta sul fronte consumer, che dimostra una crescente consapevolezza delle opportunità e un livello di soddisfazione molto elevato. Per contro le Pmi sono più in ritardo, sia per una cultura digitale contenuta che in conseguenza di un’offerta ancora molto limitata».

Nell’ottica dell’ulteriore maturazione del sistema «è necessario che tutto il sistema arrivi a essere unito nel puntare verso l’innovazione andando a sciogliere alcuni forti retaggi del passato e che questo sia accompagnato da uno sviluppo del mercato dei capitali in grado di indirizzare risorse maggiori verso le startup».

A una diffusione della cultura dell’innovazione digitale nei servizi finanziari potrebbe contribuire la definizione di una “Sandbox” all’italiana, un ambiente protetto in cui le startup potrebbero sperimentare attività disciplinate dalla normativa del settore bancario, finanziario e assicurativo: istituita per legge lo scorso giugno la Sandbox è in attesa del regolamento attuativo che avrebbe dovuto arrivare entro fine dicembre. Il tavolo di coordinamento aperto presso il minstero dell’Economia sta procedendo con l’obiettivo di catalizzare il consenso delle authority coinvolte attorno alla bozza messa a punto che sarà sottoposta a consultazione pubblica. Sul modello del Regno Unito, l’ipotesi allo studio prevede che il soggetto interessato – una fintech ma anche una banca interessata, per esempio, a sviluppare sistemi di digital onboarding – richieda l’autorizzazione a una sperimentazione di 18 mesi lavorando a stretto con le authority interessate per valutare rischi e limiti da decidere caso per caso. «Alla fine, si potranno mettere a punto la disposizioni normative da applicare nel caso concreto, con eventuali adattamenti delle norme primarie – spiega Marta Ghiglioni, direttore generale di ItaliaFintech -: non si tratta di un’esenzione dalle norme, ma dell’affinamento delle regole sui casi concreti, spesso ibridi rispetto alla normativa tradizionale».

Dal rapporto emerge che meno della metà delle startup fintech – il 44% per l’esattezza – ritiene che sarebbe utile una Sandbox italiana. Ma si tratta di una percentuale condizionata dal fatto che molte delle fintech sono incentrate sulla tecnologia: «Non tutti gli operatori sono convinti dell’utilità della Sandbox – commenta Girogino -: d’altra parte molte fintech sono attive prevalentemente in ambito tecnologico e quindi non hanno bisogno di un ambiente protetto dal punto di vista regolamentare. Ma non c’è dubbio che potrebbe diventare un elemento di attrattività anche per esperienze straniere, sempre che sia all’interno di un ecosistema integrato di competenze, infrastrutture e capitali».

Perché poi si torna agli stessi temi: sono poche le banche tradizionali attive concretamente sul fronte del digitale innovativo, mentre la gran maggioranza rimane passiva, sia per un problema di risorse carenti, ma anche di cultura dell’innovazione. E da questo punto di vista hub nazionali con Sandbox integrata a competenze, infrastrutture e capitali, che sono il vero nodo da sciogliere, potrebbe trasformarsi in una spinta decisiva. Tanto più che, escluso il Regno Unito, l’Italia potrebbe essere il primo tra i grandi mercati europei a dotarsi di una Sandbox regolamentata.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa