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Il fintech mantiene la rotta Investimenti per 200 milioni

Per il fintech il 2018 è stato l’anno della svolta e quello in corso dovrebbe confermare che l’innovazione in ambito finanziario ha ormai conquistato un ruolo di primo piano nel settore finanziario. Complice anche l’arrivo della Psd2, i frequenti annunci di partnership e accordi tra player consolidati e startup testimoniano la dinamicità del comparto. Una dinamicità confermata dai numeri che, sia pur ancora lontani dagli altri paesi, segnalano una rinnovata vivacità. A fine 2018 le startup fintech erano 299, in crescita del 27% rispetto all’anno prima, e il 2019 dovrebbe confermare un’espansione simile. L’anno scorso i finanziamenti hanno raggiunto quota 213 milioni, più o meno il 50% di quanto raccolto in tutti i tre anni precedenti.

In questo ambito un ruolo rilevante di connessione e consolidamento dell’innovazione l’hanno svolto realtà come il Fintech District, la piattaforma di open innovation nata in seno al Gruppo Sella per volontà del ceo Pietro Sella che oggi celebra due anni di attività. «Finora ha svolto un ruolo di ecosistema che mira a generare iniziative per connettere financial institution e corporate a startup che innovano in un ambiente condiviso – commenta Alessandro Longoni, head di Fintech District -. Agli imprenditori offriamo visibilità e l’opportunità di accedere a programmi di incubazione esteri come StartupBootcamp ad Amsterdam o l’acceleratore di Société Générale a Parigi, inoltre lavoriamo su mercato estero con innovation hub europei con l’obiettivo di avvicinare capitali verso l’Italia». «L’obiettivo rimane quello iniziale – aggiunge Paolo Zaccardi, ceo di Fabrick, cui fa capo Fintech District -: organizzare e abilitare l’open innovation nel settore finanziario con un ecosistema aperto che favorisca la contaminazione tra i diversi attori per ideare nuovi servizi più digitali e modulari, in collaborazione con le banche che possono trovare così il modo di avvicinarsi al meglio alle esigenze dei loro clienti».

D’altra parte i numeri evidenziano il ritardo rispetto agli altri mercati europei. In Italia si registra infatti una forte concentrazione, con più del 40% del fatturato che proviene dalle cinque fintech più grandi, e un volume di transazioni da servizi innovativi pari a 598 dollari per abitante, ben lontani dei 3.284 del Regno Unito, ma inferiori anche agli 822 della Spagna.

I nodi sono gli stessi dell’intero ecosistema delle startup: «Il tema dell’accesso di capitali in Italia è cruciale per la crescita della industry – prosegue Longoni -, per questo puntiamo a creare le condizioni giuste per far evolvere il sistema dando più chance agli imprenditori di sperimentare e crescere anche grazie all’accesso di investitori esteri che alzeranno il livello per tutti». Per recuperare terreno risultano così cruciali iniziative di sistema per attrarre i capitali e i talenti per lo sviluppo di innovazione. Ora la Psd2 garantisce le condizioni regolatorie comuni per sperimentare e collaborare in modo da soddisfare esigenze specifiche. «In prospettiva l’effetto Psd2 sarà sempre più evidente – conclude Zaccardi -: già oggi si registra un trend di focalizzazione molto rilevante nell’innovazione di servizi per piccole e medie imprese».

Pierangelo Soldavini

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