Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Fintech, il Covid smonta l’industria bancaria globale Investimenti a 100 miliardi

Pagamenti, ma non solo. Tra digital lending, banking as a service, criptovalute, acquisti a rate, open banking, i servizi finanziari a livello globale escono dalla pandemia completamente trasformati. E le banche, inutile sottolinearlo, non saranno più quelle di solo poco tempo fa. Nuovi servizi, ma soprattutto una nuova concezione che trasforma il banking in una serie di specialità che possono scomporsi e ricomporsi all’infinito, sfruttando tecnologie che abilitano servizi tagliati su misura sulla base dell’enorme asset di dati che tutti gli istituti hanno in pancia e che fino a oggi sono rimasti inutilizzati.

Sotto la spinta dell’emergenza pandemica il fintech ha registrato numeri da record. Il termometro è quello degli investimenti che, tra M&A, private equity e venture capital, hanno toccato quasi quota 100 miliardi di dollari nel primo semestre di quest’anno: per l’esattezza 98 miliardi, non moto lontano dai 121,5 miliardi dell’intero anno scorso, secondo i dati del “Pulse of Fintech” di Kpmg. Tra i round di Robinhood (3,4 miliardi) e Stripe (600 milioni), l’Ipo di Affirm, il private listing di Coinbase e diverse quotazioni via Spac, gli Stati Uniti hanno fatto la parte del leone con 42,1 miliardi complessivi.

Ma anche l’Europa si è difesa arrivando a 39 miliardi di investimenti in fintech nel semestre di quest’anno, quota che già supera i 26 miliardi dell’intero 2020. A guidare è il Regno Unito con 24,5 miliardi, di cui 14,8 per l’operazione Refinitiv. Alle sue spalle, a debita distanza, figurano i nordici (4,8 miliardi), trainati da tre deal tutti svedesi tra cui un doppio round di finanziamento per un totale di 1,9 miliardi per Klarna, il campione del “buy now, pay later”, il servizio di rateazione consumer senza interessi che furoreggia tra i più giovani. Lo testimonia anche la recente acquisizione dell’australiana Afterpay da parte di Square, operazione che peraltro conferma il consolidamento delle strategie di integrazione di servizi all’interno dello stesso fintech. La corsa agli investimenti sta gonfiando le quotazioni con l’emersione di diversi unicorni, società con una valutazione superiore al miliardo di dollari. Se per Coinbase si era vociferato di una valutazione vicina ai 100 miliardi prima della quotazione (ora siamo comunque a 66 miliardi), Stripe ha chiuso a marzo un round che l’ha valutata 95 miliardi, mentre Klarna si è fermata a 45,6.

La corsa al fintech non sembra comunque destinata a esaurirsi. Se il settore dei pagamenti continuerà a rimanere quello trainante per gli investimenti in tutto il mondo, Kpmg indica altri comparti che saranno protagonisti nel prossimo futuro: il digital lending e le criptovalute in primo luogo, come pure i servizi B2B, a partire dal banking-as-a-service, che permette a società non bancarie di offrire servizi finanziari a tutti gli effetti, andando oltre i semplici pagamenti. La digitalizzazione dei servizi finanziari lungo tutta la filiera comporterà nei prossimi mesi anche una focalizzazione sull’ambito cybersecurity, sempre più cruciale per mantenere la fiducia dei clienti.

In questo ambito di grande crescita l’Italia fatica, sia nello sviluppo dell’ecosistema dell’innovazione, che nello scalare su dimensioni in grado di competere a livello internazionale, perché la finanza si sta affermando sempre più come mercato senza confini. Dei 15 miliardi di investimenti Vc in Europa nel primo semestre l’Italia, che non è neanche considerata nel report Kpmg, fatica ad arrivare all’1%. Una classifica europea stilata da Yapily sull’open banking vede il nostro Paese non raggiungere neanche la sufficienza fermandosi al 5 rispetto al 10 pieno del Regno Unito che vince a mani basse, senza bisogno dei rigori.

Eppure proprio il periodo di emergenza sanitaria ha dimostrato il ruolo che il fintech può avere nella digitalizzazione dell’economia italiana, soprattutto al servizio delle piccole e medie imprese, spesso trascurate dagli istituti tradizionali. Un esempio chiaro viene dal digital lending che ha superato i 3 miliardi di euro, cifra di gran lunga superiore a Francia, Spagna o Germania che ha rappresentato una boccata d’ossigeno decisiva in un momento di grave crisi. L’ecosistema si va rafforzando con l’istituzione della sandbox regolamentare per facilitare le sperimentazioni, la nascita del Fintech hub di Banca d’Italia per affiancare i progetti e l’acceleratore Fin+tech di Cdp Venture Capital. Iniziative che vanno nella giusta direzione, anche se gli operatori del settore lamentano ancora la carenza di un dialogo costruttivo e paritario con le istituzioni e l’urgenza di una semplificazione regolamentare per il settore. «Gli imprenditori fintech, le Autorità e il Governo italiani debbono focalizzarsi assieme con un gioco di squadra che prenda atto che il fintech è un business serio e un’opportunità per il paese, realizzando con poche mosse pratiche l’accoglienza di investimenti, semplificando i dettagli delle regole e facendosi garanti del rispetto delle condizioni di concorrenza», sintetizza Andrea Crovetto, presidente di Italia Fintech, in rappresentanza del settore. Il tempo sta scadendo, bisogna fare in fretta per non perdere il treno.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il terzo polo? Non è un'ossessione. Banco Bpm in saluto. Balliamo anche da soli. Leggi l'artico...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Lo studio della School of Management del Politecnico. Il virus ha certamente favorito l'uso del den...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Prende corpo il progetto di allargare l’Ape sociale e renderla strutturale, come forma per antici...

Oggi sulla stampa