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Fintech & Co. Ecco la carica dei 13 milioni

Sono quasi tredici milioni gli italiani (il 29% degli utenti della Rete di età compresa tra i 18 e i 74 anni) ad aver utilizzato, nel 2019, almeno un servizio Fintech e Insurtech, con piena soddisfazione. Il 20% dei clienti bancari ormai si collega al proprio istituto da smartphone o tablet, il 48% da pc. Per comunicare con il proprio istituto, il 10% utilizza i Chatbot. Oltre cinque milioni usano regolarmente il telefonino per pagare bar, ristoranti, negozi e fare prelievi di contante.

Tant’è che le postazioni self-service evolute si moltiplicano rapidamente (l’anno scorso erano già l’11% del totale). Al 31 dicembre 2018, oltre ventimila erano i sottoscrittori dei Roboadvisor e duecentocinquantamila gli utenti di salvadanai digitali. E’ quanto emerge dall’ultimo Osservatorio Fintech Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano.

L’evoluzione digitale, però, va oltre i pagamenti e i servizi bancari. L’Opening banking — conseguenza dell’introduzione della normativa PSD2 (Payment Services Directive 2), che obbliga le banche ad aprire le proprie AP e condividere i dati dei propri clienti, previa autorizzazione, con terze parti — è un concetto limitante. Oggi, si parla di Open Finance. La Open Innovation, infatti, sta investendo tutto il mondo finanziario e assicurativo.

L’elenco
In Italia si contano già oltre trecento startup Fintech Insurtech capaci di raccogliere 654 milioni di euro di finanziamenti. In Europa sono già una cinquantina le piattaforme che permettono scambio di dati, attivazione di servizi, ecosistemi di collaborazione e aggregazione di idee. Certo, c’è ancora molta strada da percorrere per arrivare a una diffusione capillare dei servizi finanziari digitali, ma laddove è possibile, questi sono i privilegiati. «Indubbiamente — sostiene Marco Giorgino, direttore scientifico dell’Osservatorio Fintech Insurtech — l’innovazione digitale del settore bancario, finanziario e assicurativo inizia ad avere un impatto visibile, con effetti che diventeranno via via più marcati e non vi è dubbio che assisteremo presto a una profonda trasformazione dell’industria, con la ridefinizione dei confini della competizione».

L’interesse a interagire con le società attraverso i canali digitali, si sta affermando anche nel mondo del risparmio gestito, come confermato dagli stessi operatori. «L’utilizzo della nostra App Arca Fondi e del sito Arca Click sta crescendo a un ritmo superiore al 10% annuo — dichiara Riccardo Ceretti, responsabile della Direzione Innovaction Lab di Arca Fondi —. Gli accessi sono effettuati per tenere sotto controllo l’evoluzione dei patrimoni investiti, per ottenere informazioni e opinioni sui mercati finanziari, ma anche per sottoscrivere direttamente il fondo pensione aperto Arca Previdenza. Forti di questi risultati stiamo lavorando allo sviluppo di una piattaforma digitale ancora più completa per fornire informazioni e servizi personalizzati ai nostri partner e ai clienti finali».

Per il mondo del risparmio, l’evoluzione tecnologica rappresenta una grande opportunità, ma non è priva di rischi. «Il digitale — aggiunge Giorgino — deve servire per rendere i servizi più qualificati e coerenti con le esigenze del risparmiatore. Mi aspetto, quindi, una forte integrazione tra componente umana e quella tecnologica».

Il problema, oggi, è conquistare la fiducia del cliente. Secondo l’Osservatorio del PoliMi, il 40% degli intervistati dichiara, infatti, una certa resistenza ad affidare la gestione del proprio risparmio, mentre il restante 60%, dovendo scegliere, privilegia ancora le banche tradizionali e le Poste italiane. E’ però iniziato il cambio generazionale che determinerà la svolta. «Abbiamo osservato — aggiunge Giorgino — che i giovani, tra i 18 e 24 anni, si affidano meno alle banche (44%) e più a webtech, bigtech e startup». Per concludere, gli operatori si devono porre di fronte a queste sfide? «Per sviluppare il cambiamento — conclude Giorgino — occorre definire strategie di open innovation e collaborare con i diversi attori, in primis fintech e insurtech che, a loro volta, devono saper dialogare con gli attori che hanno posizioni dominanti, per ottimizzare il rapporto costi- benefici».

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