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Finte prime case e bugie catastali ecco i “furbetti dell’Imu” uno su quattro prova a evadere

ROMA — Non solo una palestra ospitata in casa, come l’ormai ex ministro Josefa Idem. Ma anche una stalla nel salone, per evitare pagare quanto dovuto sulla propria villa. Il dibattito sull’Imu in Italia dovrebbe arricchirsi di un paio di nuove domande: non più soltanto quando si paga, ma anche chi la paga e quanto? Dalle indagini compiute dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza emerge un dato abbastanza allarmante: un contribuente su quattro nel 2012 ha fatto il furbo. Sono circa dieci milioni di persone.
LE CAPRETTE IN SALONE
Il record dell’assurdo lo vince un avvocato della provincia di Bari, finito in un’inchiesta del nucleo di polizia tributaria. La Finanza aveva avviato un’indagine sugli evasori dell’Imu e così ha chiesto al professionista di visitare quella che aveva accatastato come una stalla fuori città. Quando sono arrivati, i finanzieri pensavano di essere in un film di Vanzina: per motivare la propria dichiarazione, l’avvocato aveva fatto trovare loro nel salone della villa una decina di pecore, con tanto di paglia per terra, che pascolavano tra il camino, i doppi infissi e un televisore. «Ho voluto creare — ha messo a verbale — un ambiente accogliente». Seppur con la palma dell’originalità, il professionista non è stato l’unico a essere scoperto. Nell’ambito della stessa operazione sono stati 187 gli immobili sequestrati e 2.874 le persone denunciate, quasi il 50 per cento di quelle controllate, perché non versavano completamente l’Imu. E così le piscine erano dichiarate come vasche uso irriguo, i campi da tennis battuti per le mandorle, le case risultavano capanne per attrezzi agricoli oppure stalle.
L’EVASIONE
Ma quanto è grande l’evasione? Secondo un recente studio dell’Ifel, fondazione dell’Associazione dei comuni, agli enti locali manca circa mezzo miliardo di euro di incasso rispetto a quanto doveva portare il gettito Imu dello scorso anno. «Ma il problema — spiegano le Fiamme gialle — non è tanto quello che non viene versato. Ma quello che non viene conteggiato». «È difficile fornire un dato nazionale — dicono dal centro studi dall’Anci — perché la raccolta dei tributi è affidata ai singoli comuni». Ma, in Emilia Romagna, l’evasione sul comparto “casa-edile” è stimata intorno al 58 per cento. Mentre stime a campione effettuate dalla Guardia di Finanza raccontano che almeno il 25 per cento dei contribuenti paga meno del dovuto. Il nodo è l’“incongruità catastale”. «La mancata riforma del registro immobiliare — spiegano Alessandro Buoncompagni e Sandro Momigliano di Bankitalia — causa differenze fra la base imponibile basata sulle rendite catastali e gli effettivi valori di mercato degli immobili». Significa che la maggior parte delle abitazioni di pregio sono accatastate sotto altre voci perché le banche dati non sono mai state aggiornate.
I FINTI ACCATASTAMENTI
Prendiamo il caso di Civitanova Marche, 41mila abitanti in provincia di Macerata. Basta guardare la piantina di Google map per contare almeno una ventina di ville con piscina. Eppure, come ha denunciato la commissione bilancio del Comune, «in tutta la città ci sono due ville e zero case signorili». In compenso al comune risultano 1.987 case popolari (quelle che cioè avrebbero i servizi igienici in condivisione) e 387 ultrapopolari, cioè senza servizi igienici. Ecco, se queste sono bugie, i proprietari di tutte quelle abitazioni sono evasori. Il caso è emblematico ma sarebbe possibile ripeterlo in tutte le città d’Italia. A partire da Roma, che è capitale anche del paradosso. Ci sono appartamenti in piazza Navona accatastati ancora come case popolari e ci sono abitazioni nuove nella periferia più estrema della città che pagano tariffe residenziali. «Facendo un paragone di prezzi sulla stessa metratura — spiegano i tecnici della Guardia di Finanza — la casa in centro vale almeno un milione di euro in più. Eppure pagano un Imu irrisoria». La maggior parte dei comuni capoluogo (Roma, Bari, Torino per dirne alcuni) ha sottoscritto protocolli d’intesa con Finanza e Agenzia delle Entrate (che ora ha inglobato anche quella del Territorio) per incrociare i dati e scovare i “furbetti”.
PRIMA E SECONDA CASA
Come insegna il caso Idem, sono frequentissimi i casi di marito e moglie che decidono di prendere la residenza in due posti diversi in modo tale da pagare l’imposta su due prime case. Spesso la residenza è fissata nelle case di vacanza. Ecco, quindi, che in un villaggio turistico pugliese risultano abitare per tutto l’anno 450 persone. Il comune di Genova che ha lanciato la caccia ai “finti” residenti ad Albisola o a Rapallo, quello di Pescara che li cerca nei comuni di mare vicini. A Cortina hanno invece preparato tutto un sistema di sgravi Imu per chi affitta ai parenti. Mentre, da Milano alla Sicilia, sono sempre più frequenti le “finte separazioni” per eludere l’imposta.

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