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Finmeccanica, riassetto in cinque mosse

Alta tensione ai vertici di Finmeccanica in attesa di lunedì 6 ottobre, quando l’amministratore delegato Mauro Moretti illustrerà alle prime linee del gruppo il nuovo organigramma, preparato con la consulenza dell’americana McKinsey. Il timore, peraltro giustificato, è che la riorganizzazione aziendale acceleri il taglio di una parte non trascurabile del management. 
Moretti, di ritorno dagli Stati Uniti, darà gli ultimi ritocchi al piano che prevede la trasformazione delle società controllate capofila delle attività chiave in divisioni nel fine settimana. Lo schema previsto prevede l’accorpamento in cinque divisioni: elicotteri, sistemi per la difesa, elettronica, aeronautica, servizi centralizzati. Proprio quest’ultimo settore avrà un nuovo responsabile: Francesco Ramacciotti, che seguirà acquisti, contratti quadro con i fornitori, real estate. Esattamente le stesse attività che gestiva alle Ferrovie dello Stato, alla guida della Ferservizi. Così la task force dei fedelissimi che hanno seguito Moretti dalle Fs a Finmeccanica si arricchisce di un altro dirigente.
Il piano di McKinsey, seguito da Giancarlo Ghislanzoni, responsabile dell’area tecnologie avanzate in Europa, Middle East e Africa, è stato messo nero su bianco sulla base di indicazioni precise date da Moretti, che intende tenere fede agli annunci di far nascere una nuova Finmeccanica. Tanto nuova che potrebbe perfino cambiare la ragione sociale. In fondo, viene detto, il marchio Finmeccanica non ha grande notorietà sui mercati internazionali e, anzi, si porta dietro la cattiva fama dovuta alle inchieste per corruzione. Altri grandi gruppi del settore, del resto, lo hanno fatto in tempi più o meno recenti. La francese Thomson, per esempio, è stata ribattezzata Thales, multinazionale dell’elettronica. Eads, l’azienda europea leader nell’aerospazio e nella difesa, a capitale tedesco, francese e spagnolo, è diventata Airbus group nel dicembre scorso, con le controllate nei diversi settori che nella ragione sociale affiancano l’indicazione della loro specificità (Airbus difesa e spazio, Airbus elicotteri e così via). Il modello che sta valutando Moretti è analogo e permetterebbe di mantenere, sia pure come semplice aggiunta al nome di base ripetuto per tutti, i marchi attuali, a partire dall’Agusta Westland. La tentazione di mettere in soffitta la ragione sociale Finmeccanica era già venuta in passato al presidente e amministratore delegato Pierfrancesco Guarguaglini. Poi la decisione fu di soprassedere.
La scelta sul nome richiede qualche tempo di maturazione e certamente non sarà annunciata nell’incontro previsto per lunedì 6 ottobre, al rientro di Moretti dal Nord America. La trasferta americana ha due obiettivi principali. Il primo, una serie d’incontri al massimo livello con fondi e investitori. Il peggioramento del giudizio da «stabile» a «negativo» dell’agenzia Standard and Poor’s viene addebitato alla gestione precedente, ma questo non toglie che l’arrivo di nuovi soci darebbe al titolo Finmeccanica una spinta d’impatto non secondario. La seconda ragione del viaggio si chiama Drs Technologies, che opera nell’elettronica per la difesa e lavora per il Pentagono. Nella società, comprata a caro prezzo, gli uomini di Finmeccanica non hanno mai potuto contare e ora Moretti sta cercando la strada per venderla. Anche se, per le attività che svolge, non è facile.

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