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Finmeccanica nella lista nera

L’India vuole inserire Leonardo-Finmeccanica nella lista nera. Il governo di Delhi ha cancellato le gare d’appalto nel campo della difesa vinte dal gruppo italiano, nell’ambito dell’inchiesta per corruzione che aveva coinvolto la controllata Agusta Westland nel paese asiatico.

Il ministro della difesa Manohar Parrikar ha precisato, appunto, che è già in corso il processo per inserire Leonardo-Finmeccanica nella black list. «Leonardo è stata bandita dal partecipare agli approvvigionamenti della difesa, non posso proibirle di fare altro se lo desidera», ha puntualizzato Parrikar, aggiungendo che «nel campo della difesa non compriamo materiale da alcuni paesi per motivi di sicurezza.

Ovunque ci siano commesse assegnate a Leonardo e alle sue controllate, tutte le richieste di proposta saranno chiuse: su questo sono molto chiaro».

Secondo il quotidiano britannico Times, questa decisione farà la fortuna di Boeing. New Delhi, infatti, avrebbe deciso di affidare al colosso americano la fornitura di una flotta di 50 elicotteri d’attacco AH-64 Apache usati, che verranno rinnovati dalla società di Seattle. Si tratta di una commessa da 425 milioni di sterline (558 mln euro) che potrebbe mettere a rischio i posti di lavoro dell’impianto Agusta Westland di Yeovil, nel Somerset.

In serata è arrivata la presa di posizione del gruppo guidato dall’a.d. Mauro Moretti: l’esposizione sul mercato indiano è limitata e l’eventuale inserimento in una blacklist non mette a rischio gli obiettivi per il 2016.

Intanto l’Iraq dovrà pagare a Finmeccanica 71 milioni di euro, più gli interessi, per l’acquisto di cinque elicotteri Agusta che non furono mai consegnati a causa dell’invasione del Kuwait nel 1990: lo ha deciso la Cassazione, respingendo il ricorso del governo di Baghdad.
Nel 1991 Agusta aveva chiesto al ministero della difesa iracheno la risoluzione del contratto stipulato nel 1983 e relativo alla vendita di cinque elicotteri, a causa dell’embargo internazionale scattato dopo l’invasione, e il conseguente risarcimento dei danni subiti.

Dopo una serie di passaggi in tribunale, nel 2012 la Corte d’appello di Milano aveva dichiarato risolto il contratto per causa imputabile al ministero iracheno, condannando quest’ultimo a pagare al gruppo Finmeccanica 71 milioni a titolo di risarcimento dei danni, oltre agli interessi a partire dalla data di conclusione del contratto. Il ministero iracheno si era poi rivolto alla Cassazione, che venerdì ha rigettato il ricorso, condannando in via definitiva l’Iraq a pagare la somma liquidata dalla Corte d’appello oltre agli interessi, da calcolarsi, però, non dalla data di conclusione del contratto ma da quella della domanda giudiziale.

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