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Finmeccanica, l’India annulla le gare

Il gruppo: «La nostra esposizione su questo mercato è estremamente limitata»
L’India inserisce il gruppo Leonardo-Finmeccanica nella sua black list e lo esclude dalle commesse militari. Lo ha annunciato il ministro della Difesa, Manohar Parrikar, in un’intervista a The Indian Express, spiegando che saranno fatte salve attività di manutenzione e importazione di pezzi di ricambio per i contratti già in essere. È l’ultimo colpo di coda dell’inchiesta per corruzione scaturita dalla fornitura di elicotteri AgustaWestland, un appalto da circa 560 milioni di euro, vinto nel 2010. L’indagine ha investito gli allora vertici del gruppo e della controllata, Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini.
«Finmeccanica – si legge nell’intervista rilasciata da Parrikar – è esclusa dalla partecipazione agli appalti per le forniture militari. Non posso metterla al bando per altre commesse, non posso proibirle di fare altro se lo desidera». Il processo per l’inserimento del gruppo nella lista nera «è già in corso», ha sottolineato il ministro.
L’intervista è arrivata quasi in contemporanea al ritorno in Italia del marò Salvatore Girone, con New Delhi costretta a piegarsi alla decisione del Tribunale dell’Aja, che ha accolto la richiesta di Roma di consentire al fuciliere di aspettare in patria la fine dell’arbitrato sul caso della Enrika Lexie. Come pure farà l’altro marò, Massimiliano Latorre. Ma ieri il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha detto che tra le due vicende non esiste «alcun collegamento».
Nei giorni scorsi, sulla stampa indiana era già emerso che New Delhi avrebbe cancellato la commessa da circa 300 milioni di euro per siluri Black Shark che la sua Marina avrebbe dovuto acquistare dalla controllata di Finmeccanica, Alenia Sistemi Subacquei (Wass). E già dall’agosto del 2014 i nuovi contratti con le società del gruppo sono sottoposti a un bando parziale. Per la stampa indiana, a subire i contraccolpi della decisione sarebbero Alenia Aeromacchi (areospazio), Selex Electronics Systems (Es – radar e comunicazioni), Oto Melara (armamenti), che l’anno scorso sarebbe stata esclusa dalla partecipazione a un altro appalto consistente.
Finmeccanica, che ieri ha perso l’1,56% in Borsa, non fornisce cifre sulle commesse a rischio, ma bolla come fortemente esagerate quelle riportate dalla stampa indiana. Il gruppo chiarisce in una nota di non aver ancora ricevuto «alcuna comunicazione formale dalle autorità» di New Delhi e sottolinea che la propria esposizione su questo mercato è «estremamente limitata perché da anni non viene incluso nelle previsioni alcun nuovo ordine». Lo stesso contratto sui Black Shark della Wass, «aggiudicato nel 2011, non è mai stato formalizzato». Insomma, il gruppo giudica le ricadute trascurabili, tanto che «le Guidance 2016 e gli obiettivi industriali annunciati nel piano industriale restano pienamente confermati». Finmeccanica, continua la nota, in questi anni ha sempre continuato a rifornire le sue Forze Armate indiane «nonostante il contesto di grande incertezza». Quindi, la società «auspica una soluzione condivisa e trasparente» in tempi brevi, ma in caso contrario «non esiterà a effettuare le proprie valutazioni alla luce dell’esiguità delle attività in corso».
Finmeccanica non si risparmia una nota polemica e sottolinea che, dal 2014, con il nuovo vertice, il gruppo è stato in grado di risalire nella classifica di Transparency international delle aziende della difesa impegnate nell’anticorruzione, «passando nella più qualificata fascia B, che annovera i migliori operatori internazionali del settore, ma non alcuni importanti attuali fornitori del ministero della Difesa indiano».
A margine dell’assemblea degli industriali della provincia di Varese, il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha definito la questione «di interesse nazionale» e ha detto di seguirla insieme a Finmeccanica.
Il 7 aprile, Orsi e Spagnolini sono stati condannati in appello rispettivamente a 4 anni e mezzo e 4 anni per corruzione internazionale e false fatturazioni nell’inchiesta italiana sulla commessa AgustaWestland. Le presunte tangenti pagate per convincere New Delhi ad acquistare 12 elicotteri Aw101Vip ammonterebbero a 50 milioni di euro.
La condanna ha avuto immediata eco in India, dove la vicenda alimenta da anni lo scontro sui mezzi di comunicazione e in Parlamento tra i due principali partiti del Paese, quello nazionalista hindu del premier Narendra Modi (Bjp) e quello del Congresso di Sonia Gandhi, con il primo costantemente all’attacco sulle origini italiane della leader del secondo dal 1998. Lo stesso Modi in un discorso pubblico ha puntato il dito contro la Gandhi. Il Congresso ha reagito con una marcia di protesta a New Delhi il 6 maggio, guidata da Sonia e dal figlio Raul, entrambi arrestati e trattenuti per poche ore dalla polizia, per aver violato il divieto a sfilare nella capitale. La vicenda è all’esame della Corte suprema, su iniziativa di un politico del Bjp.

Gianluca Di Donfrancesco

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