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Finmeccanica in rosso, vara il nuovo corso

Ancora un bilancio in forte perdita, benché inferiore all’anno precedente, per il gruppo Finmeccanica. Il progetto di bilancio approvato ieri dal consiglio di amministrazione all’unanimità dichiara una perdita netta di competenza di 828 milioni di euro. Per il secondo esercizio consecutivo non c’è dividendo.
La perdita netta è inferiore ai 2.345 milioni del 2011, una voragine scavata dagli «oneri eccezionali e non ricorrenti» per 3,2 miliardi appostati dal precedente capoazienda Giuseppe Orsi, tuttora in carcere dopo l’arresto il 12 febbraio scorso. Orsi è accusato di corruzione internazionale per presunte tangenti legate a una commessa di 12 elicotteri in India.
I conti 2012 portano la firma di Alessandro Pansa, dal 13 febbraio amministratore delegato, in precedenza direttore generale (carica che mantiene) nella gestione Orsi, con il quale era in conflitto quasi su tutto, in particolare sulle cessioni di attività civili finalizzate a fare cassa per un miliardo.
Il piano dismissioni non è stato accantonato, ha detto ieri Pansa, che lo aveva congelato in attesa di un riscontro con un governo che ancora non c’è. «Procediamo per la nostra strada», ha detto. Il suo obiettivo è fare le dismissioni (non ha detto però quali) non per ragioni finanziarie ma per «obiettivi strategici», per razionalizzare il portafoglio e preparare Finmeccanica ad eventuali riconfigurazioni industriali in Europa con altri gruppi.
Il progetto di bilancio 2012 evidenzia un calo degli ordini a 16.703 milioni (-2,2% in termini omogenei, -4% rispetto al bilancio 2011). La flessione è più pronunciata se si fa il raffronto con il 2010, prima della bufera, quando le commesse ammontarono a 22.453 milioni.
Altre voci indicano un miglioramento per un gruppo con diversi settori in ristrutturazione (Alenia, Selex Es), un malato da seguire con attenzione, come dice Pansa ai collaboratori e ai manager del gruppo con i quali la squadra è più compatta, dopo le lacerazioni dell’èra Orsi. L’indebitamento finanziario netto consolidato è diminuito di 70 milioni a 3.373 milioni rispetto al 2011, il flusso operativo di cassa (Focf) è tornato positivo per 89 milioni, rispetto a un valore negativo di 358 milioni nel 2011. È diminuito però anche il patrimonio netto, a 3.703 milioni, a fine 2010 era di 7.098 milioni.
Il gruppo presenta un risultato gestionale positivo, l’Ebita adjusted è positivo per 1.080 milioni, dopo i -216 milioni del bilancio 2011. Allora perché la perdita finale? Che stride anche con l’utile netto di 118 milioni dichiarato da Finmeccanica nei primi nove mesi 2012.
È successo che anche in questo bilancio sono state fatte operazioni di pulizia. Il nuovo capaozienda, Pansa, ha svalutato gli avviamenti con l’«impairment test» nell’elettronica della difesa, soprattutto per 993 milioni relativi all’americana Drs, la società comprata nel 2008 (e pagata 3,4 miliardi di euro compresi i debiti) che ha visto crollare i ricavi ed è diventata assai meno redditizia in seguito ai tagli alla spesa militare negli Usa. Già nel 2011 su Drs c’erano state svalutazioni per circa 700 milioni. Altre svalutazioni per 155 milioni riguardano Selex Es. Ci sono inoltre costi di ristrutturazione per 152 milioni riferiti in prevalenza a Selex Es, Drs e al grande malato AnsaldoBreda, per la quale si cerca un partner.
Prima della diffusione dei dati, in Borsa il titolo è salito del 4,63% a 4,20 euro. «Nei nostri budget per il 2013 c’è il ritorno all’utile netto», è il messaggio di speranza lanciato da Pansa. Oltre al profitto, Finmeccanica aspetta anche un presidente: l’assemblea è stata convocata per il 30 maggio per i conti e per la nomina di due consiglieri, uno dei quali dovrebbe essere il nuovo presidente.

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