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Finmeccanica, il governo spinge per la cessione di Drs

A sentire Finmeccanica, il problema numero uno dell’azienda in questo momento è Ansaldo Breda. Per essere più precisi, una parte della attività dell’azienda che sta creando per il 2013 un buco nei conti da 300 milioni. E che da anni produce in perdita. Una partita “negativa” di cui la società vorrebbe in qualche nmodo liberarsi, chiamando in causa il Tesoro, socio di controllo di Finmeccanica.
Per il governo, in particolare per la componente di area Pd, la soluzione va invece cercata all’estero: in particolare, mettendo sul mercato una parte, se non tutta la quota di controllo di Drs, la società Usa attiva nel settore Difesa che a sua volta non sta portando le sinergie per le quali era stata acquistata. E che, tra l’altro, è anche alla base dell’esplosione del debito di Finmeccanica.
Si è ristretta attorno a questi due poli la partita per l’immediato futuro del più grande gruppo industriale italiano, oltre 70mila dipendenti divisi nei settori della Difesa e sicurezza, Trasporti ed Energia. Il problema è noto: la posizione finanziaria è negativa per quasi 5 miliardi e la società ha promesso al mercato di ridurla drasticamente. Ma come raggiungere questo obiettivo? L’ad Alessandro Pansa è stato stoppato dal Tesoro nel suo progetto principale: la cessione di Ansaldo Energia al gruppo coreano Doosan e quella di Ansaldo Breda ai giapponesi di Hitachi. Un modo per liberare risorse da concentrare sul settore difesa, dove Finmeccanica copre il ruolo di leader, ad esempio con gli elicotteri di Agusta Westland. Ma lo stop ad Ansaldo Energia è stato ribaditodal premier Enrico Letta durante il suo recente intervento alla Festa democratica di Genova, dove si trova – guarda caso – il quartiere generale della controllata.
Tutto ruota, allora, attorno all’anello debole. Ansaldo Breda ha raddoppiato nel primo semestre la perdita operativa. E la società sta pensando a una soluzione alternativa alla vendita in blocco. La separazione tra attività che guadagnano e quelle che affossano i conti. Ma che fine dovrebbe fare la “bad company”? E’ stato chiesto al governo «di farsicarico di una soluzione», come riferisce una fonte finanziaria. Ma nella partita non può entrare il Fondo Strategico della Cassa depositi Prestiti: per statuto non può rilevare società in perdita.
L’alternativa proposta alla società è la cessione di Drs, la società Usa dei sistemi elettronici per la Difesa che venne acquistata durante la presidenza Bush ai tempi dell’ex ad Guarguaglini per 3,4 miliardi di euro, con un premio del 34% sui prezzi di Borsa. Una quotazione pre-crisi che è già stata svalutata. A spingere per la cessione – fanno notare gli addetti ai lavori – il fatto che gli americani si appellano alla sicurezza interna e non mettono a disposizione di Finmeccanica la tecnologia di cui dispone Drs. Per non parlare del raffreddamento dei rapporti con la presidenza Obama come dimostra la bocciatura di Agusta sull’appalto per l’elicottero presidenziale.
Le risorse ottenute con la vendita Drs potrebbero andare alla ristrutturazione di Breda, magari impegnando anche le Fs a fare sistema e consolidare le forniture di materiale ferroviario innovativo, con l’ambizione di diventare uno dei leader in Europa sull’Altavelocità.
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