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“Finmeccanica, Grilli è ricattabile”

Nell’affaire Finmeccanica il ministro dell’Economia Vittorio Grilli è stato uomo «ricattabile ». Dunque non libero di scegliere. E, come lui, i due amministratori delegati che si sono succeduti tra il 2010 e oggi al vertice della holding. Giuseppe Orsi (da una settimana in una cella del carcere di Busto Arsizio) e Alessandro Pansa, già direttore finanziario. Per questo hanno sin qui taciuto e dissimulato la verità. Per questo gli interessi degli azionisti non sono stati tutelati in piena autonomia. Per questo la rimozione “cruenta” di Orsi «è decisione che ha dovuto prendere la magistratura».
Il giudizio formulato con la certezza dell’indicativo è a pagina 144 dell’informativa del novembre scorso dei carabinieri del Noe alla Procura di Busto Arsizio (di cui
Repubblica ha cominciato a dare conto ieri) che ha svelato il ruolo che, tra il 2007 e il 2008, Alessandro Pansa ebbe nel tentativo di aggiustare con Mediobanca il consistente debito societario (500 mila euro) di Lisa Lowenstein, già moglie del ministro dell’Economia Vittorio Grilli.
Scrivono infatti i carabinieri: «Questi scenari, di estrema delicatezza, che coinvolgono il Ministro dell’Economia, la sua ex moglie, l’ad di Finmeccanica, il direttore generale di Finmeccanica, ed altri soggetti, a vario titolo coinvolti, si intrecciano con le indagini in corso ed influenzano il Ministro Vittorio Grilli, nel prendere
iniziative e/o decisioni a tutela degli azionisti e dell’azienda di Stato, perché tutti in qualche modo sono coinvolti e/o ricattabili, demandando quindi, in ultima analisi, le decisioni alla Magistratura ».
«Ricatto», dunque, è la parola per marchiare a fuoco il Sistema di relazioni che ha annodato nel tempo il management e la “governance” politico-istituzionale di Finmeccanica. Ed è una parola che finisce per pesare ancora di più perché incrocia e in qualche modo umilia le repliche con cui, dopo un giorno di silenzio, gli stessi Pansa e Grilli decidono di smarcarsi in ordine sparso dal-l’affaire Lowenstein.
Dice Alessandro Pansa: «Il mio è stato un gesto personale di amicizia che non riguarda la mia sfera professionale». E se è vero che nelle parole dell’Amministratore delegato è tutto l’imbarazzo di chi non è in grado o non vuole spiegare quale forma di “amicizia” possa convincere chi all’epoca dei fatti era direttore finanziario della più importante holding pubblica a bussare alla porta di Mediobanca per un “favore personale” e “privatissimo” alla moglie dell’allora direttore generale del Tesoro, futuro ministro, e suo sponsor, è altrettanto vero che quelle parole scontano la decisione dello stesso Grilli di abbandonare in questa vicenda l’ad
di Finmeccanica al suo destino.
Con una nota affidata alle agenzie di stampa che anticipa una lunga lettera che sarà pubblicata oggi sul “Sole 24 ore”, Grilli sostiene infatti di aver scoperto solo ieri, leggendo i giornali, che Pansa si era speso con Mediobanca per la sua ex moglie e per giunta proprio nell’anno (il 2008) in cui i due stavano separandosi. «Una circostanza irrilevante, su cui non ho nulla da aggiungere», scrive il Ministro. Perché «Non ho mai chiesto favori per me o per Lisa Lowenstein, da cui sono separato da 5 anni e le cui autonome iniziative economiche non solo non sono state da me condivise, ma sono state causa della mia separazione nel 2008». Infine, a sostegno dell’argomento, Grilli cita l’audit interno di Finmeccanica con cui, nel settembre del 2012, «è stato escluso che tra il 2005 e il 2012 alcuna società del Gruppo abbia intrattenuto rapporti commerciali con Lisa Lowenstein» e che, dunque, quello che era uscito dalla porta (il diniego di Mediobanca di ristrutturare il debito della signora Grilli) fosse stato fatto rientrare dalla finestra di Finmeccanica con consulenze farlocche.

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