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Finmeccanica, effetto domino indagini su altre “mediazioni”

MILANO — Con un possibile effetto domino, l’inchiesta sulla commessa indiana da 12 elicotteri che ha portato in carcere l’ormai ex ad di Finmeccanica Giuseppe Orsi, e ai domiciliari il Ceo di Agusta, Bruno Spagnolini (entrambi affronteranno oggi l’interrogatorio di garanzia), allarga il proprio raggio di accertamento ad altre “mediazioni” che, nel tempo, hanno consentito alla holding di accedere con successo al mercato internazionale battendo la concorrenza estera. E che documenterebbero quella che il gip ha battezzato nella sua ordinanza «una filosofia aziendale». Vale a dire il «sistematico » ricorso al pagamento di tangenti di cui i mediatori si sarebbero di volta in volta fatti elemosinieri. I cosiddetti “costi aggiuntivi” dissimulati nei bilanci ufficiali dell’azienda e della sua controllata da contratti di consulenza o prestazioni professionali inesistenti, ignorati da audit interni troppo timidi o distratti, e regolarmente “caricati” sul valore complessivo delle commesse.
Non è un caso, del resto, che, nelle ultime quarantotto ore, siano state 37 le perquisizioni delegate dalla Procura di Busto Arsizio al Noe dei carabinieri e che la ricerca e l’acquisizione di documenti non si siano concentrate soltanto nelle abitazioni e negli uffici dei 4 arrestati per la tangente indiana (due dei quali i mediatori Guido Hashke e Carlo Gerosa – restano latitanti), ma abbiano riguardato anche chi, in questi anni, ha avuto rapporti contrattuali e di mediazione con Agusta e la controllante Finmeccanica fuori dal mercato Indiano. Con esiti per altro definiti da fonti inquirenti «interessanti». A cominciare dal ritrovamento di «alcune mail».
Del resto, già lo scorso anno, al momento del suo arresto in Svizzera, nell’abitazione della madre di Haschke era stata ritrovata la bozza dettagliata di una “mediazione” che – ancora una volta in India ma in questo caso nel 2010 – avrebbe dovuto orientare la scelta di Nuova Dehli su elicotteri Agusta riconoscendo ad un generale indiano di nome Saini una “percentuale” dello 0,5% della commessa. Più o meno 5 milioni di dollari. Una circostanza pubblicata dal “Fatto quotidiano” nell’ottobre del 2012 e che aveva messo in apprensione Orsi («Parlano del generale indiano? – si informa al telefono l’allora ad di Finmeccanica ignorando di essere intercettato – Cazzo dicono anche dello 0,5?»).
L’inchiesta dunque si muove. Di più: congela definitivamente il pagamento da parte indiana di ciò che restava ancora da saldare della commessa per i 12 elicotteri Agusta da 556 milioni di euro. Rende verosimilmente complicata la possibilità per Alenia Aermacchi (altra società
del Gruppo) di spuntarla nella gara che proprio in India la vede concorrere in questo momento con il consorzio europeo Eads nella fornitura di 50 aerei da trasporto militare. Ma, soprattutto, l’inchiesta non ha evidentemente ancora scaricato fino in fondo il suo potenziale “fallout” politico. L’esistenza negli atti delle trascrizioni di decine di telefonate tra Orsi ed esponenti della Lega (cui il gip nella sua ordinanza fa solo generico riferimento) continua infatti a tenere in grande apprensione Roberto Maroni. Che, non a caso, ieri, con le parole di chi finge di ignorare ciò che al contrario conosce («Sarebbe interessante vedere quando è stata depositata la richiesta di arresto e quando è stata eseguita. Perchè se fosse stata depositata due mesi fa…»), ha accusato la magistratura di Busto di amministrare giustizia ad orologeria, facendo riferimento a una circostanza dell’inchiesta pubblica e per altro regolarmente annotata dal gip nella sua ordinanza di arresto di Orsi. Vale a dire che la richiesta di cattura dell’ex ad di Finmeccanica e del Ceo di Agusta è stata depositata dal pm Eugenio Fusco al gip il 21 dicembre scorso.

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