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Finmeccanica, ecco il rilancio targato Pansa

Sono ripartiti i colloqui per ridisegnare i confini dei grandi gruppi dell’aerospazio e difesa in Europa. La spinta viene dal riassetto azionario di Eads, il gigante da 56,48 miliardi di euro di ricavi, 1,23 miliardi di utile netto e 133mila addetti che l’anno scorso ha tentato una maxi-fusione con il numero uno europeo e terzo al mondo dell’industria delle armi, la britannica Bae Systems.
Malgrado il naufragio dei colloqui il 10 ottobre 2012, per lo stop imposto dal governo tedesco, l’amministratore delegato di Eads, Tom Enders, non ha rinunciato al progetto di rafforzare il gruppo, sbilanciato nel settore civile (il 65% dei ricavi è generato dai jet di Airbus). E ha ottenuto una riduzione del peso dei governi nel capitale, in una struttura che vedrà Parigi e Berlino con il 12% ciascuno e lo Stato spagnolo al 4 per cento. «Siamo diventati molto più di una società normale», ha commentato Enders, il quale, secondo un autorevole osservatore dell’industria, avrebbe ripreso in sordina i contatti con Bae Systems.
Nelle manovre tra i grandi non risulta sia stata finora interpellata Finmeccanica, il campione nazionale dell’aerospazio e difesa (17,2 miliardi di ricavi nel 2012 e 67.408 dipendenti, con una perdita netta di 828 milioni) che sta curando gli acciacchi nei conti e l’indebolimento subìto da quasi tre anni di indagini giudiziarie sui vertici e diverse aziende del gruppo. È stata archiviata a fine 2012 l’inchiesta sull’ex numero uno che ha guidato la fase di espansione con acquisizioni, Pier Francesco Guarguaglini. Invece Giuseppe Orsi, il manager che il 4 maggio 2011 aveva preso il suo posto come capoazienda, è stato travolto dall’inchiesta per presunte tangenti per 51 milioni di euro su un lucroso appalto di 12 elicotteri al governo indiano. Orsi, che rigetta le accuse di corruzione, è uscito dal carcere il 4 maggio dopo 81 giorni, dal 19 giugno affronterà il processo.
Questi eventi hanno catapultato sulla tolda di Finmeccanica Alessandro Pansa, già direttore finanziario con Guarguaglini e poi direttore generale nella gestione Orsi, con il quale era entrato in conflitto quasi su tutto. Pansa dal 13 febbraio è anche amministratore delegato oltre che d.g. e ha pieni poteri.
«A livello industriale stiamo facendo quello che avevamo deciso di essere, con una squadra di manager coesa, che funziona, non si dà arie. L’unico modo che abbiamo di far uscire Finmeccanica dalle secche è lavorare con molta serietà e umiltà», dice Pansa. Per descrivere quello che il gruppo sta facendo usa l’avverbio latino «pedetemptim», che traduce «passin passino». Nel 2012 – secondo il bilancio – è stata fatta efficienza per 280 milioni, 34 milioni oltre l’obiettivo. Quest’anno sono previsti ulteriori 160 milioni e si prevede, dopo due esercizi in profondo rosso, il ritorno all’utile.
«Avevamo svariate aree di crisi, l’Alenia l’abbiamo rimessa in carreggiata, stiamo duramente lavorando su Selex, è più complesso l’intervento su AnsaldoBreda», osserva Pansa. Per l’azienda ferroviaria Finmeccanica cerca un partner azionario, ci sono trattative con la giapponese Hitachi, che vuole anche una quota del gioiello Ansaldo Sts. La Breda, con 2.248 dipendenti, ha archiviato un altro esercizio rovinoso, 326 milioni la perdita operativa (ebit) nel 2012 e 181,5 milioni la perdita netta.
Finmeccanica ha firmato un protocollo «per la realizzazione di un sistema partecipativo più avanzato» con tutti i sindacati metalmeccanici, compresa la Fiom. Un sindacalista ha definito Pansa l’«anti-Marchionne». Finmeccanica intanto ha presentato il piano lacrime e sangue della nuova Selex Es, prevede la chiusura di 22 dei 48 siti e 2.529 esuberi, il 14% dei 17.700 dipendenti.
Ormai prossimo al traguardo dei primi 100 giorni, che valicherà il 23 maggio, Pansa si è preoccupato innanzitutto di spegnere l’incendio intorno a piazza Monte Grappa. Il nuovo a.d. ha fatto approvare al consiglio di amministrazione nuove regole di governo per rafforzare i controlli anticorruzione: una centralizzazione degli acquisti e dell’audit (questo porterà gradualmente altre 70 persone dalle aziende negli uffici centrali), un comitato di management nel quale con l’a.d. della holding ci sono i capi delle controllate più importanti (Fabrizio Giulianini di Selex Es, Giuseppe Giordo di Alenia, Stefano Romiti nuovo a.d. di AgustaWestland), l’allontanamento dai cda delle controllate degli esterni, sovente emissari dei partiti, a meno che non siano “certificati” dai cacciatori di teste.
Malgrado procedure più rigorose per le nomine, il 4 aprile a Genova l’Ansaldo Energia ha nominato presidente di Ansaldo Nucleare Umberto Minopoli, dirigente di quest’azienda con un imprinting politico nell’ex Pci-Ds e ora Pd, è stato capo della segreteria tecnica quando Pier Luigi Bersani era ministro dell’Industria e ai Trasporti, inoltre è stato nel cda di società finite in malora, come la Finmek di Carlo Fulchir. Una scelta, trapela, che Pansa non ha condiviso ma non è riuscito a bloccare.
Altra novità, una commissione di saggi per indicare regole anticorruzione, seguendo il precedente della commissione Woolf nel 2008, istituita da Bae Systems dopo lo scandalo per le mazzette pagate in Arabia Saudita. La commissione è presieduta da Giovanni Maria Flick, già ministro della Giustizia nel governo Prodi, un altro prodiano è Angelo Tantazzi, poi ci sono l’ex a.d. dell’Eni Vittorio Mincato, i docenti universitari Alberto Alessandri e Giorgio Sacerdoti. Entro sei mesi la commissione dovrà indicare le conclusioni.
La Finmeccanica è senza un presidente (è stato nominato vicepresidente Guido Venturoni) ed è palpabile l’incertezza con cui in alcuni ambienti si guarda al gruppo, in attesa che il governo di Enrico Letta, dopo l’inerzia mostrata da Mario Monti, completi i due posti vacanti nel cda e decida se nominare presidente un “uomo forte” o lasciare tutte le leve del comando a Pansa. Le decisioni sono attese dall’assemblea il 30 maggio.
Diversi esperti di industria sottolineano che Pansa ha un profilo finanziario e non ha mai avuto un’esperienza di gestione in un’azienda operativa. Le voci che sia stato sondato Paolo Scaroni per prendere le redini di Finmeccanica si sono rarefatte dopo l’evidenza delle indagini per presunte tangenti della Saipem in Algeria che vedono indagato per corruzione anche il numero uno dell’Eni (Scaroni respinge le accuse). Permangono le aspirazioni dell’a.d. di Fs Mauro Moretti o dell’ambasciatore Gianni Castellaneta, presidente della Sace, con solide relazioni negli Usa. Tra i candidati anche Giuseppe Zampini, a.d. di Ansaldo Energia.
Pansa respinge le interpretazioni che lo tratteggiano come provvisorio e intanto lavora a pieno ritmo, ha detto che il controverso piano dismissioni non è accantonato. Proseguono i contatti per trovare un compratore per l’Ansaldo Energia. Ora il favorito è la coreana Doosan, mentre sembra fuori gioco la tedesca Siemens, in pole position durante la gestione Orsi.
Da tener d’occhio è l’indebitamento, tradizionale tallone d’Achille di Finmeccanica. Il debito del gruppo è «ancora elevato», rispetto ai «livelli non adeguati di cash flow», si legge anche nel bilancio. Pansa ritiene che non ci sia urgenza di vendere per fare cassa, piuttosto che sia opportuno adeguare il portafoglio per concentrare il gruppo nell’aerospazio, pronto per alleanze o riconfigurazioni nell’industria europea. «È possibile – dice – che prima o poi si avvii un processo di ricomposizione dell’industria europea dell’erospazio e difesa. Le scelte strategiche e politiche spettano ai governi. Alle aziende il compito di farsi trovare preparate». A metà aprile ha avuto un primo contatto con Tom Enders all’associazione europea (Asd) a Bruxelles. Superata l’emergenza, anche Finmeccanica si prepara a tornare nei giochi internazionali.
Anche i piccoli azionisti si aspettano notizie migliori di quelle avute con gli ultimi due bilanci. In Borsa, dall’inizio dell’anno fino all’8 maggio, i principali titoli del settore hanno fatto dei progressi: in Europa Eads +39,8%, Thales +35,2%, Bae +13,3%, negli Usa Boeing +24,8% e Lockheed +10,3%, Finmeccanica appena +0,91 per cento.

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