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“Finmeccanica chiese a Mediobanca di aiutare la ex moglie di Grilli”

ROMA — Nelle carte dell’affaire indiano di Finmeccanica che ha appena macinato Giuseppe Orsi, non c’è gloria neppure per l’uomo che gli è succeduto la scorsa settimana come amministratore delegato, Alessandro Pansa. Nelle 148 pagine dell’informativa conclusiva dei carabinieri del Noe consegnata il 19 novembre scorso alla Procura di Busto Arsizio (e ora allegata agli atti depositati con l’ordinanza di custodia cautelare), accade infatti che il ruolo di Pansa e di Finmeccanica tornino a ballare nella vicenda del ministro dell’economia Vittorio Grilli, l’uomo la cui ex moglie, Lisa Lowenstein (come confidato da Orsi in una cena con Gotti Tedeschi) sarebbe stata beneficiata con “contratti fittizi” da parte della holding. Il rapporto dell’Arma svela infatti un dettaglio cruciale. Nel 2007-2008, l’uomo che si preoccupò di venire in soccorso della signora Lowenstein cercando di individuare chi potesse ristrutturarle un debito societario di mezzo milione di euro, fu proprio Pansa, allora direttore generale finanziario della holding. E lo fece, arrivando a bussare alla porta di Alberto Nagel e Maurizio Cereda, rispettivamente amministratore delegato e Cfo di Mediobanca. Gli stessi che — interrogati l’11 ottobre scorso dal procuratore di Busto Arsizio Eugenio Fusco — hanno deciso di rivelare la circostanza.
PANSA IN PIAZZETTA CUCCIA
Scrivono dunque i carabinieri del Noe a pagina 143 dell’informativa: «Il Ministero dell’Economia è socio di maggioranza di Finmeccanica e il 23 maggio 2012, nel corso di una cena a Roma, all’interno del ristorante “Da Rinaldo al Quirinale”, Giuseppe Orsi riferiva a Ettore Gotti Tedeschi di aver visto in Finmeccanica i contratti di consulenza fittizi a favore di Lisa Lowenstein, ex moglie in difficoltà economiche dell’attuale ministro dell’Economia Vittorio Grilli». Come Orsi avrebbe successivamente precisato (anche in un recente interrogatorio al pm di Roma Paolo Ielo), di quei contratti farlocchi — a suo dire — in realtà non avrebbe mai preso alcuna visione, né ne sarebbe stata trovata traccia con un audit interno. La circostanza, ancora a dire di Orsi, sarebbe dunque stata solo un innocuo “sentito dire” che lui stesso aveva raccolto da Alberto Nagel, Ceo di Mediobanca.
IL “NO” SUI 500 MILA EURO
Ebbene, «l’11 ottobre 2012 — annotano i carabinieri del Noe — l’Ufficio, unitamente al dottor Fusco, ha escusso a sommarie informazioni Alberto Nagel e Maurizio Cereda. E i testi confermavano che, nel 2007-2008, effettivamente avevano ricevuto da parte di Alessandro Pansa, direttore generale e finanziario di Finmeccanica nonché persona nota per essere vicino al ministro Grilli, una richiesta di aiuto per risanare i debiti della signora Lowenstein», che, per altro, ammontavano a una cifra, di una qualche consistenza: «Circa 400-500 mila euro». «Dopo attenta valutazione — prosegue l’informativa, riassumendo i verbali di testimonianza di Nagel e Cereda — i banchieri si rifiutarono di aderire alla richiesta di Alessandro Pansa, che evidentemente ha poi optato per le consulenze da parte di Finmeccanica o società del Gruppo, come sostenuto poi da Orsi durante l’intercettazione ambientale nel corso della cena con Gotti Tedeschi». E tutto questo — conclude il rapporto — a fronte della circostanza che «pubblicamente, tutti, compreso il ministro Grilli, hanno sempre negato qualsiasi coinvolgimento della vicenda».
Delle due, insomma, l’una. O sul caso Lowenstein-Grilli hanno mentito a verbale Nagel e Cereda (e bisognerebbe allora però spiegare per quali motivi e spinti da quali misteriosi interessi). O, al contrario, a mentire sono stati gli ex coniugi e quell’Alessandro Pansa che, la scorsa settimana, con Grilli ancora ministro, è diventato nuovo ad di Finmeccanica. Non fosse altro perché — “contratti fittizi” a parte — Pansa dovrebbe comunque spiegare per quale ragione il Cfo di una delle più importanti holding del Paese, nel 2007-2008, si esponeva con Mediobanca nell’interesse privatissimo della ex moglie americana di un uomo che, allora, era direttore generale del Tesoro.
PRONTO? PARLA LA LEGA
Del resto, nel Sistema Finmeccanica l’essere a disposizione dei palazzi della Politica appare cifra costante del suo management. Tra il dicembre del 2011 e il gennaio 2012, Giuseppe Orsi viene intercettato nelle sue conversazioni ossequiose con Roberto Maroni e Umberto Bossi (uomo che, ancora un mese fa, sosteneva con Repubblica di non conoscere), o mentre è impegnato a organizzare una “cena di lavoro” in quel di “Villa Baroni”, ristorante sul lago a Bodio-Lomnago, dove il convivio prevede la presenza, «meglio senza mogli», di Giancarlo Giorgetti, presidente leghista della Commissione Bilancio della Camera, dello stesso Maroni e di Dario Galli, presidente lumbard della Provincia di Varese e consigliere di amministrazione di Finmeccanica.
La consuetudine di Orsi è forte anche con Marco Reguzzoni, capogruppo della Lega alla Camera, con cui si dà amabilmente del “tu” e per
il quale non ha difficoltà a trovare un buco nella sua affollata agenda. «Io forse sono su dalle nostre parti venerdì — dice al telefono Orsi a Reguzzoni il 26 marzo del 2012». «Bene, allora passerei a trovarti con un paio di cose da dirti».
Quali, non è dato sapere. Così come appare confuso il farfugliare telefonico di Bossi il 28 febbraio 2012.
Orsi:
«Bossi, pronto?»
Bossi:
«Buonasera ingegnere (a voce molto bassa e rauca)
Orsi:
«Buonasera, come va?»
Bossi:
«Scusi se la… Eh! Bene, abbastanza bene (incomprensibile)… Volevo salutarla perché ho parlato molto con
Giorgetti
e sono preoccupato
(incomprensibile)».
Orsi:
«Pronto?»
Bossi:
«Hanno ridotto l’investimento e sono preoccupato (incomprensibile. Sembrerebbe intuibile che dica “di che condizioni”)».
Orsi:
«Io non capisco. Pronto? Pronto? Io ci sono!». Cade la linea.
MARONI E PASSERA
Più chiare le conversazioni intercettate con Roberto Maroni (e già rese
pubbliche durante la prima “discovery” dell’inchiesta napoletana sulla tangente indiana). E’ il dicembre del 2011 e Orsi, che incassa dopo quella di Ceo anche la carica di Presidente di Finmeccanica, ringrazia il leader leghista, scoprendo (ammesso già non lo sappia) di aver trovato nel governo tecnico di Monti una rinnovata sponda. Grazie al ministro Corrado Passera.
Maroni:
«Io avevo parlato con Passera per altre cose e lui mi ha detto che era stato lui a insistere per la tua, non solo la tua riconferma, ma anche per l’estensione… Non so se è vero o no».
Orsi
si compiace, ringrazia e quindi, con enfasi, riconosce al suo interlocutore il primato delle sue fortune.
«Sarà che sono o non sono della Lega. Ma se non c’era Maroni, io qua non c’ero, oggi».
E Maroni, di rimando: «Tu sai che l’abbiamo fatto non perché tu sei della Lega. Perché non è vero e non ce ne frega un cazzo. Ma perché io e una parte della Lega sosteniamo che le persone devono andare avanti perché meritano di andare e non perché hanno la tessera».
I 12 MILIONI DI “RITORNO”
Sarà che Orsi è senza tessera e va avanti «perché è bravo». I carabinieri del Noe annotano dell’altro. Nella “partita” della tangente indiana da 51 milioni entra infatti a pieno titolo e «perché uomo di Orsi», il facilitatore inglese Christian Michel, cui saranno riconosciuti compensi per 42 milioni di euro circa, poi diventati 30 per ritagliare un “ritorno italiano” di 12 milioni di euro «necessari — si legge nell’informativa — verosimilmente a finanziare la Lega Nord che l’ha “appoggiato” per la sua nomina di ad di Finmeccanica».
Secondo i carabinieri, «i 12 milioni di euro circa richiesti da Orsi, si ritiene possano essere “tornati”, verosimilmente, attraverso l’emendamento al sub-contratto del 05.10.2011. Operazione richiesta dall’Agusta Westland spa alla Agusta Westland ltd, per sopraggiunte esigenze legate ai lavori di fornitura del sub-contratto di engineering fittizio da 196 milioni di euro».
LA PASETTI DA FUSCO
C’è infine un ultimo dettaglio nel rapporto dell’Arma che riguarda un colloquio del settembre 2012, a Busto Arsizio, tra l’ex magistrato Manuela Romei Pasetti (chiamata in Finmeccanica da Orsi come responsabile per la legge 231, quella sulla responsabilità penale delle imprese) e il Procuratore Eugenio Fusco. Per il Noe, un tentativo “sospetto” di “sondare” il terreno. Quanto quello di «aver telefonato al Csm per ottenere da un funzionario compiacente informazioni sulla graduatoria per l’assegnazione del posto vacante di Procuratore di Busto Arsizio».

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