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Finisce in tasse il 54% del reddito e il sommerso tocca i 270 miliardi

ROMA — Con una pressione fiscale al 44,6% del prodotto interno lordo l’Italia è tra i primi Paesi al mondo, preceduta solo da Austria, Belgio, Francia e Danimarca. Ma se si calcola il gettito solo sul Pil “emerso”, gli italiani non hanno rivali: con una pressione fiscale effettiva del 54% si piazzano in cima alla classifica, assicura la Confcommercio. A questo primato però si affianca quello dell’evasione: il sommerso economico, stima ancora Confcommercio, che ha presentato i dati in un convegno a Roma, è al 17,4%, una percentuale da record che ci allontana dal resto dell’Europa e del mondo: gli Stati Uniti sono al 5,3%, il Belgio al 2,7%, il Canada al 2,2%. Significa 272 miliardi di imponibile sottratti ogni anno al Fisco.
Una piaga alla quale non si rimedia con nuove tasse, contesta Confcommercio, anche perché il livello attuale, afferma il presidente Carlo Sangalli, «è incompatibile con qualsiasi concreta prospettiva di ripresa». E un altro aumento dell’Iva «sarebbe un’ulteriore mazzata per famiglie ed imprese e costituirebbe un colpo mortale per la domanda interna». È vitale puntare all’emersione del sommerso, dice il premier Enrico Letta al question time al Senato: «Nel nostro Paese il nero è così alto e importante che va combattuto attraverso politiche di contrasto, sanzionatorie ma anche di incentivo all’emersione». Letta, replicando al presidente dei senatori del Pdl Schifani, spiega inoltre che sono allo studio del governo nuove misure di dismissione del patrimonio disponibile dello Stato.
Anche per il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni «è prioritario ridurre la pressione fiscale complessiva». «Un’eccessiva tassazione — dichiara in audizione alla commissione Finanze al Senato — crea infatti rilevanti distorsioni nell’allocazione delle risorse, penalizzando la competitività e la crescita dell’economia italiana ». Non solo, per il ministro «il carico fiscale va redistribuito: i proventi della lotta all’evasione e all’elusione fiscale e quelli derivanti da una minore erosione delle basi imponibili vanno utilizzati per ridurre le aliquote legali». Si tratta di cifre non trascurabili: «Ogni anno recuperiamo 23 miliardi in più rispetto a quanto previsto nel bilancio preventivo. — dice il direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera — A fine anno dovremmo essere sui 1213 miliardi ». Sarebbe un «segnale di buon senso», osserva Befera, «destinare parte delle risorse aggiuntive per interventi di ristrutturazione delle scuole o altre misure del genere, in modo da dare un segnale che il recupero dell’evasione paga». La percezione dell’inutilità delle tasse è tra gli elementi che incidono di più sull’evasione, osserva l’ufficio studi di Confcommercio: gli altri sono il livello eccessivo dell’imposizione, la difficoltà degli adempimenti fiscali (alle imprese occorrono ogni anno 270 ore di lavoro in media per venirne a capo) e la scarsa incisività di controlli e sanzioni. Se gli italiani avessero una percezione dell’utilità delle tasse analoga a quella britannica si guadagnerebbero fino a 27 miliardi di gettito, ipotizza lo studio. Ma al momento è solo un’ipotesi teorica.

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