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Fininvest: Vivendi, nessuna trattativa La Borsa scommette, le mosse di Sky

Azioni Vivendi alla Fininvest per suggellare la pace di Cologno e chiudere la battaglia tra Vincent Bolloré e la famiglia Berlusconi su Mediaset. Poche righe battute nel pomeriggio dall’agenzia Bloomberg hanno riacceso il faro sulla partita in corso tra Parigi e Arcore, scatenando un’ondata di acquisti sui titoli del Biscione, saliti all’improvviso del 5,87% dopo una sospensione al rialzo.

L’ipotesi di un’offerta in azioni da parte del gruppo francese non è nuova. Gli advisor hanno lavorato a lungo sulla possibilità di trovare un accordo tra Bolloré e Berlusconi attraverso un’offerta pubblica di scambio tra azioni Vivendi e Mediaset, con la quale Fininvest potrebbe diventare il secondo azionista di quella media company paneuropea focalizzata sulla pay-tv a cui sta lavorando il finanziere bretone e che nel Biscione avrebbe uno snodo chiave. Un’Ops aiuterebbe anche ad evitare in caso di accordo il lancio di un’Opa obbligatoria congiunta da parte di Mediaset e Vivendi, che a quel punto sarebbe in contanti. Ieri sera Fininvest ha chiarito con una nota di «non aver ricevuto alcuna proposta e che non esistono né mai sono esistite negoziazioni con Vivendi».

Ma l’Ops non sarebbe l’unica opzione esaminata dagli advisor per cercare di sbloccare l’impasse. La strada dell’offensiva resta sempre valida. Strada che passa per Premium, la pay-tv di Mediaset che ad aprile Vivendi si era impegnata a comprare per poi fare a luglio dietro front. Un ripensamento che aveva riacceso l’interesse di Rupert Murdoch, mettendo in moto dietro le quinte le diplomazie. E non solo. Il tycoon australiano aveva chiesto alla banca d’affari francese Lazard di studiare possibili modalità per l’acquisizione della pay-tv di Cologno. A Murdoch sono state prospettate diverse soluzioni, ma dopo che Vivendi si è portata al 29,9% in Mediaset il lavoro si è fermato. C’è il timore che il gruppo presieduto da Bolloré possa bloccare qualunque operazione di Mediaset chiamando un’assemblea. Ma, se ci fossero le condizioni, Murdoch sarebbe pronto ad andare in aiuto di Berlusconi. E la condizione principale è un percorso «blindato» che possa permettere a Berlusconi e Murdoch di unire le forze nella pay-tv.

Per adesso l’avanzata di Bolloré si è fermata al 29,9% del capitale di Mediaset con diritto di voto. Ma non è certo destinata a terminare qui. Le voci su una possibile richiesta di assemblea da parte di Vivendi per mettere dei suoi uomini nel board del Biscione continuano a circolare e qualcuno sostiene che la richiesta potrebbe anche essere imminente. Forse alla vigilia, se non lo stesso giorno della presentazione agli analisti del piano strategico Mediaset 2020, in programma la prossima settimana a Londra. Pier Silvio Berlusconi ha deciso di raccontare al mercato i piani per il futuro e cercare così di convincere gli investitori a non cedere a Bollorè in caso di battaglia in assemblea. Il piano era in programma da tempo ma prima l’offerta di Bolloré per Premium, poi il dietro front, quindi la scalata, avevano fatto slittare la presentazione.

Nel frattempo prosegue a Milano l’inchiesta a carico di ignoti in seguito all’esposto presentato da Mediaset per l’ipotesi di manipolazione del mercato. Lunedì è stato ascoltato Tarak Ben Ammar come persona informata dei fatti. Il produttore tunisino ha lavorato come «facilitatore» all’accordo tra Bollorè e Berlusconi su Premium. Conosce tutta la vicenda sin dal principio e ha cercato di ricucire i rapporti tra Parigi e Arcore anche dopo la rottura. Ben Ammar si sarebbe trattenuto in Procura per cinque ore, hanno riferito alcune fonti, e i pm che stanno conducendo le indagini, Stefano Civardi e Giordano Baggio sotto il coordinamento di Fabio De Pasquale, vogliono riascoltarlo. Sarà convocato in Procura anche il presidente di Vivendi, Bolloré, ma al momento non risulta fissata una data per la sua audizione.

Federico De Rosa

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