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Fininvest, ricorso in Cassazione contro il maxirisarcimento a Cir

di Federico De Rosa

MILANO — La Fininvest riapre il contenzioso con la Cir sulla spartizione della Mondadori. Ieri il gruppo guidato da Marina Berlusconi ha notificato ai legali di Carlo De Benedetti il ricorso presentato in Cassazione per ottenere l'annullamento della sentenza d'Appello che lo scorso luglio ha riconosciuto alla Cir un danno di 564 milioni di euro, liquidato pronta cassa dalla Fininvest.
I giudici di Cassazione non entreranno nel merito della decisione ma dovranno verificare la corretta applicazione del diritto e l'assenza di vizi procedurali o di motivazione. Che a detta dei legali della holding di Silvio Berlusconi non mancano. La vicenda è stata già oggetto di un esposto presentato all'inizio di ottobre al ministro della Giustizia e al procuratore generale presso la Cassazione, in cui la Fininvest ha denunciato la forzatura operata dai giudici d'Appello per poter emettere la sentenza favorevole alla Cir. Nel ricorso notificato ieri a De Benedetti, articolato in quindici punti, i legali del gruppo Berlusconi mettono in evidenza «tutte le forzature, le sviste, i travisamenti, le illogicità che hanno reso possibile una simile pronuncia», ha spiegato la holding in una nota. Si tratta in gran parte delle stesse obiezioni sollevate nell'esposto, che vanno dalla mancata richiesta da parte della Cir della revocazione delle sentenza corrotta che nel 1991 aveva dato ragione a Silvio Berlusconi consegnandogli la Mondadori, ai «tagli» che avrebbero operato i giudici d'Appello riportando un precedente che nella sua versione integrale avrebbe fatto cadere nel vuoto qualunque richiesta da parte di Cir. «Dopo due sentenze della magistratura milanese che, in primo e secondo grado hanno mortificato i principi del diritto e la realtà dei fatti — ha commentato la presidente della Fininvest — non possiamo non confidare che in Cassazione venga finalmente riconosciuta l'assoluta correttezza del nostro operato così come la totale infondatezza di quello che è e resta un esproprio scandaloso ai nostri danni».
La risposta della Cir non si è fatta attendere. Per i legali di De Benedetti non c'è stato alcun esproprio, ma «la giusta riparazione di un danno sofferto da Cir oltre 20 anni fa per effetto di corruzione giudiziaria» decisa da giudici che hanno «correttamente applicato il diritto e correttamente ricostruito la realtà dei fatti».
 

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