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Fininvest chiede la proroga sul «trust» Il ricorso: legge retroattiva, non si applica

Nonostante la condanna per frode fiscale, Silvio Berlusconi ritiene di non avere perso i requisiti di onorabilità per continuare ad essere socio di Mediolanum oltre il 9,9%: questo perché la nuova legge sui conglomerati finanziari — che considera come «bancario» il gruppo fondato da Ennio Doris e di cui la Fininvest di Berlusconi ha il 30% circa da oltre trent’anni — è entrata in vigore solo lo scorso aprile. Di conseguenza — sostiene l’ex premier — Bankitalia non può applicarla retroattivamente per valutare situazioni preesistenti.
È questo il cuore del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro il provvedimento di Bankitalia del 7 ottobre scorso presentato mercoledì da Berlusconi attraverso i suoi legali Luigi Medugno, Andrea Di Porto e Andrea Saccucci. Il ricorso è arrivato a sorpresa, perché con Bankitalia era stata individuata una strada che andava bene anche a Berlusconi, cioè il conferimento del 20% di Mediolanum in un trust indipendente che avrebbe venduto le azioni entro trenta mesi. Tanto è vero che a fine ottobre il consiglio di Fininvest presieduto da Marina Berlusconi aveva dato mandato all’amministratore delegato Pasquale Cannatelli di procedere nell’istituzione del trust. Perché allora il ricorso? Secondo fonti a conoscenza della materia, ci sarebbero state divergenze nell’impianto del trust con la Banca d’Italia, in particolare sulla destinazione dei dividendi e sui diritti legati alle azioni.
La mossa di Berlusconi è arrivata a due giorni dalla scadenza del termine concesso dalla Banca d’Italia per la costituzione del trust, fissato per domani. Per questo motivo ieri il consiglio di Fininvest ha allo stesso tempo disposto l’istituzione del trust ma anche chiesto alla Banca d’Italia una proroga, avendo Berlusconi chiesto la sospensione cautelare del provvedimento. Ci sarà oggi un’ultima giornata di trattative con Bankitalia: se la proroga non arrivasse, il trust è comunque pronto. Fininvest ha indicato Intesa San Paolo come «trustee», la professoressa Marina Brogi quale «guardiano» («agiranno in qualità di soggetti indipendenti») e Fininvest «unica beneficiaria».
Ma la contestazione di Berlusconi, sia pure non espressa nel ricorso, andrebbe oltre. L’argomentazione che si raccoglie tra fonti a conoscenza del dossier è che di fatto la norma impone a Fininvest di cedere una partecipazione importante — tutto il 30% vale oltre 1 miliardo, rappresenta un quarto del patrimonio della holding e dà buoni dividendi — per una questione di governance che riguarda solo uno dei suoi soci. In più, il non potere di fatto girare le quote ai figli perché «parti correlate» sarebbe una conseguenza eccessiva, perché in sostanza estenderebbe loro una situazione personale del padre. Berlusconi invece vorrebbe mantenere la quota in Mediolanum. Per questo potrebbe anche ricorrere alla Corte europea, visto che non ci sarebbero in Europa esempi di norme con effetti così pesanti.

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