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Fininvest al bivio sulle tv spagnole

Telefonica chiama. Mediaset, per ora, non risponde. Il colosso tlc spagnolo ha presentato ufficialmente a Cologno un’offerta da 295 milioni per rilevare il suo 22% in Digital +, la pay tv iberica di cui l’ex monopolio di Madrid – dopo l’offerta per il 56% di Prisa – controlla teoricamente il 78%. Cifra che potrebbe salire fino a 355 milioni ad alcune condizioni. Il Biscione però ha deciso di non scoprire le sue carte (tante) nella delicatissima partita di Madrid. Una decisione arriverà nei prossimi giorni e sarà fondamentale per stabilire quale ruolo vuol giocare la famiglia Berlusconi – preda o cacciatrice – nel consolidamento del settore delle tv a pagamento in Europa. Mediaset ha diverse opzioni sul tavolo. Entro il 20 giugno deve rispondere sì o no a Telefonica. Nel primo caso metterebbe in cassa un bel gruzzoletto (non a caso ieri l’azione a Piazza Affari ha festeggiato con un +2%) da utilizzare nell’onerosissima battaglia dei diritti per la serie A, contesi a Sky, e quelli 2015-2018 per la Champions League, strappati a Murdoch con una maxi offerta vicino ai 650 milioni. Ma ridimensionerebbe le sue ambizioni in questa nicchia di mercato limitata a quel punto al servizio Premium in Italia, riducendo le speranze di trovare un partner internazionale (si è parlato di Al Jazeera e Vivendi) per il business.

Un no aprirebbe invece la strada a diverse altre possibilità. Cologno – in base agli accordi presi in passato con Prisa – potrebbe semplicemente mantenere la sua partecipazione del 22% o potrebbe salire al 50% rilevando dall’editore di El Pais il 28% allo stesso prezzo proposto da Telefonica (la metà dei 725 milioni proposti per il 56%). Oppure potrebbe pareggiare questa somma prendendo direttamente il controllo della pay-tv iberica. Tutte le opzioni sono aperte. E la scelta finale stabilirà definitivamente il ruolo del Biscione nel grande risiko delle televisioni continentali.
Le tv non sono però l’unica realtà della galassia di Arcore impegnata in questi giorni in grandi manovre finanziarie. Mondadori ha incassato ieri 31,25 milioni di euro collocando sul mercato il 12% del suo capitale. Soldi che andranno a ridurre l’esposizione del gruppo rendendo possibili nuovi investimenti nel digitale. L’operazione non è piaciuta molto al listino che ha affossato del 7% il titolo il Borsa. Molti osservatori si sono domandati la ragione di tanta fretta nell’operazione, visto che le azioni sono state vendute ieri a 1,06 euro l’una mentre fino a poco prima ne valevano 1,5.
La capogruppo Fininvest però sta ridisegnando con decisione il suo portafoglio, con un obiettivo abbastanza chiaro. Fare un po’ di cassa da pompare verso le holding di casa Berlusconi orfane dei dividendi di Mediaset e di Segrate. Nei mesi scorsi via Paleocapa ha venduto il 5% di Mediolanum mettendosi in tasca 250 milioni. Mentre la controllata Fininvest gestione servizi ha ceduto una partecipazioni di Mediolanum assicurazioni, la sede de Il Giornale in via Negri a Milano, una partecipazione nel golf di Tolcinasco e il cinema Embassy a Roma girando alla cassaforte del Cavaliere tra dividendi e rimborso prestiti un’altra trentina di milioni. Soldi benedetti per l’ex premier che tra i costi della politica (in Forza Italia rischia di spendere 100 milioni) e quelli per la ricostruzione del Milan – a meno che pure i rossoneri non finiscano all’asta – ha davanti un altro anno di grandi uscite.
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