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Finint, il club veneto paga dazio su Mps

È un problema da 40 milioni di euro per Enrico Marchi, 56 anni, e Andrea de Vido, 57, presidente e amministratore delegato della Finint-Finanziaria Internazionale, 500 dipendenti, uno dei protagonisti dell’industria finanziaria: cartolarizzazioni, corporate finance, gestioni patrimoniali, partecipazioni in Borsa, banca in Svizzera (Credinvest). Sono 40 milioni investiti in azioni Mps. Anzi «erano» 40 milioni. Ora, stando ai prezzi di mercato, ne sono rimasti una decina.
Mps è forse il capitolo più delicato in un portafoglio titoli di gruppo (obbligazioni e azioni) che nel 2011 mostrava perdite latenti per oltre 90 milioni (su 80 di patrimonio netto totale) sicuramente non del tutto riassorbite nell’ultimo esercizio. La nota positiva è che Save, l’azienda quotata che gestisce l’aeroporto di Venezia e di cui Finint è socio di riferimento con il 46%, viaggia in Borsa intorno ai 10 euro contro i 6,3 di fine 2011 e a fronte di un valore di carico di 7,82 euro secondo gli ultimi dati noti. Un sollievo se si considera che il 39% di Save (valore di Borsa: 215 milioni) risulterebbe in pegno a una banca.
Congelata la perdita su Mps, il conto economico non soffre. Il bilancio 2012 di Finint si sarebbe chiuso in utile, strappando un mezzo sorriso perfino a Trieste. Generali ha il 10% della finanziaria oltre a un anomalo bond convertibile in azioni Finint da 50 milioni che scade a gennaio 2014. Il prestito è assistito da covenants finora rispettati.
Ma i rapporti tra Trieste e Conegliano non sono più quelli dell’era Perissinotto. Con Mario Greco, nuovo ad, tira una bora fredda che ha gelato le relazioni, nonostante Marchi e de Vido restino soci indiretti e rilevanti di Generali. «Indiretti» indica il traffico di veicoli societari che contraddistingue il «sistema» Finint. Per Generali il «mezzo» è Ferak: 1,7% diretto nel Leone più il 2,1% in condominio (litigioso) con la Fondazione Crt. Ferak nei bilanci Finint viene definita «selezionato club di investitori istituzionali». Farne parte offre il brivido esclusivo di 290 milioni di perdite potenziali su Generali. Un affarone. Ma qui Finint è solo un membro (24%) del «club».
Con Mps, invece, è il motore del veicolo (Rete spa) avviato nel 2008 quando Siena «prelevò» Banca Antonveneta. Altro noto affarone. Marchi e de Vido volevano agganciare il treno. Marchi diventa anche vicepresidente di Antonveneta (uscirà nel 2012). Rete spa viene creata per «accumulare esclusivamente azioni Mps». Finint ha il controllo e si porta dietro anche Alessandro Banzato di Acciaierie Venete (3,8%) e Nice Group (32%), azienda quotata che fa capo a Lauro Buoro. Da allora Rete ha sempre chiuso in rosso. E oggi? Il problema Mps (0,2 euro in Piazza Affari, un quarto del valore in bilancio Finint) viene rimandato a tempi migliori.

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