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Fineco porta a Piazza Affari 800 milioni

Via l’una, avanti l’altra. A Piazza affari non si vedevano da tempo due roadshow nello spazio di due giorni, ma il momento è particolare e ieri, a 24 ore dalla presentazione di Fincantieri, a Milano è stata la volta di Fineco. Da un lato la privatizzazione di una storica azienda pubblica, dall’altro l’apertura del capitale di una dot-com bancaria passata indenne nel riassetto del settore che ha trovato nel canale fisico dei promotori il segreto del successo, una vera e propria arma in più visto il crescente interesse degli italiani per il risparmio gestito: in totale, dall’altroieri, sono in fase di collocamento titoli per un valore complessivo che potrebbe toccare il miliardo e mezzo.
In buona parte finiranno agli investitori istituzionali, da mesi particolarmente interessati alla “carta” italiana. Ma il rinnovato clima di fiducia che si respira sui mercati, condito con il rally di Piazza affari (la borsa più brillante in Europa da inizio anno), sembra attirare l’attenzione anche dei risparmiatori: nel caso della banca multicanale di UniCredit, ad esempio, si punta a collocare al pubblico degli istituzionali il 90% delle azioni poste in vendita; tuttavia, si apprende in ambienti di mercato, anche dal retail sarebbero arrivati segnali particolarmente incoraggianti nei primi due giorni di Ipo, al punto che già ieri – nella presentazione milanese – da UniCredit si faceva notare che le proporzioni potrebbero cambiare.
Intanto, gli obiettivi. Fineco, che verrà scambiata per la prima volta in Borsa il 2 luglio, preannuncia «dividendi generosi», secondo quanto ha detto ieri l’ad e fondatore, Alessandro Foti. Con 190 milioni di dividendi distribuiti a UniCredit tra il 2011 e il 2013, quando il roe non è mai stato inferiore al 19,8%, la domanda era d’obbligo: «Visti i tassi di crescita e il modello di business che caratterizzano la società – ha risposto Foti – riteniamo che nei prossimi anni Fineco sarà in grado di mantenere una politica di dividendi nella fascia alta del mercato, generosa, sempre rispettando i “ratio” patrimoniali richiesti dal regolatore». Problema di Fineco, solitamente considerata una semplice banca online, è trasmettere le peculiarità di un modello che oggi vede il 39% dei ricavi dovuti alle attività bancarie (917mila clienti), il 34% dal brokerage online (22,1 milioni di ordini nel 2013, che valgono la leadership europea) e il 27% dall’investing: proprio qui si prospetta la crescita maggiore, perché «l’Italia è un mercato dalle prospettive straordinarie di sviluppo», come ha ricordato Foti citando i 3.700 miliardi di ricchezza finanziaria che fanno capo agli italiani. Fineco, che oggi ha total assets per 45,6 miliardi e una quota di mercato del 13%, punta a catturarne una fetta rilevante, nell’ambito di un piano industriale di UniCredit che di qui al 2017 prevede di portare gli attivi finanziari totali dell’asset gathering da 76 miliardi a 111 miliardi. Numeri al centro del roadshow che da oggi prosegue a Londra, per poi toccare gli Stati Uniti la settimana prossima: l’interesse degli operatori non mancherebbe, al punto che gli organizzatori (Ubs, UniCredit corporate & investment bank, Mediobanca) starebbero valutando un’altra tappa londinese alla fine della settimana prossima.
Escluse acquisizioni o la crescita oltreconfine, così come la necessità di un aumento di capitale («Non ne abbiamo veramente bisogno»), l’attesa è ora per giovedì prossimo, quando verrà definito il prezzo del collocamento; prima di allora, si ragiona ancora sulla base di una forchetta che va da 3,5 a 4,4 euro per azione, in virtù di una valorizzazione complessiva che spazia tra 2,1 e 2,66 miliardi: se, come probabile, si starà sulla parte alta della forchetta, l’Ipo sarà da 800 milioni, risorse che finiranno a UniCredit insieme a una pesante plusvalenza, stimata – al netto del goodwill – intorno ai 400 milioni. I rapporti con la controllante sono uno dei punti nodali del presente e del futuro della società: così, ieri si è parlato in particolare degli 8,5 miliardi di bond della capogruppo in pancia a Fineco: «un investimento non è dovuto ad alcun vincolo, ma una soluzione nell’interesse degli investitori», ha detto Foti.
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