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Fineco in road show a Francoforte

L’antipasto è stato servito ieri a Francoforte, dove l’amministratore delegato (e fondatore) Alessandro Foti, insieme alla prima linea del management, ha avviato il roadshow di Fineco. Ma il piatto forte è previsto per oggi, quando la banca diretta multicanale del gruppo UniCredit si presenterà ad analisti e investitori a Milano, la piazza finanziaria dove il titolo – probabilmente dal 2 luglio prossimo – sarà quotato.
La finestra di dieci giorni in cui si punterà a collocare il 30% del capitale (più il 4,5% della green shoe) si è aperta ieri, ma proprio ieri, a Milano, si è svolta la presentazione di un’altra Ipo pesante, quella di Fincantieri (per un totale che potrebbe veder collocate azioni fino a 700 milioni di euro). Incurante della scaramanzia, Fineco ha preferito rinviare di un giorno e ha fissato al 17 giugno la sua tappa milanese, cui farà seguito una tre giorni a Londra e poi una trasferta oltreoceano, con tappe a New York e probabilmente a Boston; il road show dovrebbe chiudersi in un’altra piazza finanziaria europea, Parigi o forse Zurigo. Obiettivo degli appuntamenti, presentare la società ma soprattutto un business model che in Europa non ha eguali: la formula basata su brokerage online e asset gathering, condotti attraverso una piattaforma web ma anche con una rete di promotori e negozi finanziari, ha un solo omologo negli Stati Uniti con Charles Schwab, gruppo finanziario quotato al New York Stock Exchange (dove capitalizza 25 miliardi di dollari) con 1.600 miliardi di attività finanziarie della propria clientela; in Europa, il modello è quello di alcuni asset gatherer – come ad esempio Banca Mediolanum o Azimut, per restare in Italia – combinato con i servizi di una direct bank alla BinckBank (olandese) o alla tedesca Dab, che fa sempre parte del gruppo UniCredit. Con i costi limitati tipici di una banca digitale e l’elevata redditività del risparmio gestito, Fineco ha offerto alla sua capogruppo un Roe superiore al 19,8% negli ultimi tre anni, con dividendi per 59 milioni nel 2011, per 111 nel 2012 e per 20 l’anno scorso, quando il 74% degli utili è stato imputato a riserva.
La quotazione – che costerà 5 milioni in termini di commissioni, ripartite tra Ubs, UniCredit corporate & investment bank, Mediobanca – porterà nelle casse di UniCredit circa 800 milioni (oltre a un’importante plusvalenza), parte dei quali verranno utilizzati per finanziare un percorso di crescita ambizioso: di qui al 2017 UniCredit punta infatti a portare gli attivi finanziari totali dell’asset gathering da 76 miliardi a 111 miliardi, una partita che vede coinvolte la controllata tedesca Dab e quella austriaca Dat, ma che riguarderà soprattutto Fineco, visto che in Italia le prospettive di sviluppo per il mercato del risparmio gestito sono decisamente più interessanti.
Secondo quanto si legge nel prospetto pubblicato venerdì, tra i progetti già approvati dalla banca ci sono anche alcuni piani di stock granting per dipendenti e promotori: in totale, potrebbero riguardare 4,22 milioni di azioni e verranno attuati attraverso aumenti di capitale gratuiti con un effetto diluitivo contenuto al di sotto dell’1% per gli azionisti della banca.

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