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Fineco debutta con il botto: +8,1%

Le premesse per far bene all’esordio in fondo c’erano tutte: un’offerta sottoscritta quasi tre volte dagli investitori e un forte interesse da parte dei soggetti esteri (che si sono visti assegnare il 77% delle azioni riservate al collocamento istituzionale). Qualche dubbio si poteva però legittimamente nutrire, visti i segnali di stanchezza accusati dal rally di Piazza Affari nelle ultime settimane, l’affollamento di Ipo in tutta Europa (e l’esito non certo soddisfacente, almeno per il momento, dell’operazione Fincantieri).
Invece Fineco ha fugato ogni dubbio, chiudendo la prima giornata di contrattazioni a 4 euro, l’8,1% in più rispetto ai 3,7 euro a cui è avvenuto il collocamento. Stavolta non sono state necessarie neanche le «mani amiche» che in casi simili intervengono sul finale di seduta per sostenere il prezzo ed evitare l’onta del «rosso», perché il titolo della Banca diretta multicanale controllata da UniCredit ha iniziato a salire fin dal suono della campanella in un vortice di scambi (alla fine sono passate di mano oltre 40 milioni di azioni, circa il 6,7% del capitale sociale).
Comprensibile la soddisfazione dell’amministratore delegato di Fineco, Alessandro Foti, che però non è apparso sorpreso dall’esito della prima giornata di Borsa: «Nel corso dei numerosi incontri con gli investitori istituzionali – ha ricordato – avevamo già riscontrato un apprezzamento per la nostra azienda e per il suo modello di business, che l’esito del collocamento ci aveva poi confermato, ed eravamo quindi abbastanza fiduciosi». Da oggi però si guarda al futuro, con l’obiettivo di continuare a estendere la base dei clienti e la rete di promotori, «ma sempre attraverso una crescita organica» e quindi senza acquisizioni.
Va detto che l’orientamento generalmente favorevole dei mercati (ieri Piazza Affari ha terminato in rialzo dello 0,53%) ha favorito l’exploit di Fineco, così come ha di certo aiutato l’aver fissato un prezzo nella parte bassa della forchetta iniziali (3,5-4,4 euro). Il ritorno di interesse degli investitori esteri verso l’Italia, almeno per un settore come quello del risparmio, è però fuori di ogni dubbio. «È un segnale importante per la nostra azienda e anche per il Paese», ha confermato Foti, al quale ha fatto eco l’amministratore delegato di Borsa italiana, Raffaele Jerusalmi: «È una conferma della capacità di Borsa italiana di continuare ad attrarre capitali da tutto il mondo».
Il collocamento di Fineco – il terzo dell’anno sul listino principale di Piazza Affari dopo Anima e Cerved, in attesa del debutto odierno di Fincantieri – porterà per il momento circa 673 milioni nelle casse di UniCredit, che manterrà il controllo con il 70% del capitale (65,5% con l’eventuale esercizio della greenshoe). In quest’ultimo caso nelle mani degli investitori esteri andrà circa il 24,3% delle azioni, confermando una tendenza in atto per molte delle principali società italiane. Con una capitalizzazione di oltre 2,4 miliardi di euro (al prezzo registrato ieri), Fineco è il decimo gruppo bancario nazionale e si candida a fare ingresso fra le blue chip del listino milanese.

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