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Fineco, a Piazza Affari arriva il 30%

Un’operazione da almeno 800 milioni. Che metterà nelle mani del mercato fino al 34,5% di Fineco e consentirà a UniCredit di non perderne il controllo ma di intascare una pesante plusvalenza. Con il doppio via libera di Borsa Italiana e Consob, entrambi arrivati ieri, si delineano i tratti della maggior Ipo del 2014, prossima protagonista – insieme a Fincantieri – di un ingorgo che in Piazza Affari non si vedeva da tempo: per quanto riguarda la banca diretta multicanale di UniCredit, la forchetta di prezzo sarà compresa tra 3,5 e 4,4 euro per azione, in virtù di una valorizzazione della società compresa tra i 2,1 e i 2,6 miliardi.
Lunedì prossimo partiranno le due settimane di offerta pubblica e collocamento istituzionale, durante le quali si terrà un road show che toccherà prima una piazza europea, poi, il 17 giugno, Milano, quindi Londra e gli Stati Uniti. Obiettivo: spiegare caratteristiche e potenzialità di un modello unico in Italia e che ha un solo omologo negli americani di Charles Schwab, basato sul brokeraggio online (Fineco è leader in Italia per volumi intermediati sul mercato azionario), sul digital banking e sui servizi d’investimento, gestiti da una rete di 2.500 promotori e 315 negozi finanziari.
Il pagamento delle azioni dovrà avvenire entro il 2 luglio, in vista di uno sbarco a Piazza affari atteso per il giorno stesso o al più tardi quello successivo (ma al riguardo non sono giunte comunicazioni ufficiali). Complessivamente, sul mercato verranno offerte – in lotti di mille e 10.000 pezzi – fino a 181,3 milioni di azioni, pari al 30% del capitale, cui si aggiunge un’opzione greenshoe su un altro 4,5%: il 10% del totale sarà riservato al retail, il 90% al pubblico degli istituzionali, italiani ed esteri; in particolare, 3,4 milioni di azioni saranno riservate a dipendenti e promotori. Come accennato, alle banche coordinatrici – Ubs, UniCredit corporate & investment banking insieme a Mediobanca – è stata accordata una greenshoe sul 15% delle azioni offerte, pari a un altro 4,5% del capitale della società: l’opzione potrà essere esercitata, in tutto o in parte, entro 30 giorni successivi alla data di inizio delle negoziazioni delle azioni di FinecoBank sul mercato.
Il prezzo, si diceva, sarà compreso tra 3,5 e 4,4 euro ad azione e verrà definito da UniCredit al termine del periodo d’offerta. D’altronde, anche la valorizzazione della società oscilla tra 2,1 e 2,66 miliardi: per UniCredit si profilerà un incasso di almeno 800 milioni e una plusvalenza di oltre 400. Aspetti non secondari, non a caso la quotazione di Fineco rientra tra le azioni previste dal piano industriale della banca al capitolo «gestione attiva» del portafoglio, con l’obiettivo di valorizzare le partecipate dal punto di vista industriale e ottenere benefici patrimoniali per la capogruppo (in totale si prevedono 30 punti base nell’arco di piano): in elenco, insieme a Fineco, c’è UniCredit Credit Management Bank (Uccmb), e prima o poi potrebbe aggiungersi Pioneer, anche se – come recentemente dichiarato dal ceo Federico Ghizzoni a Il Sole 24 Ore – più che alla quotazione si pensa al coinvolgimento di un partner.
Tornando a Fineco, «UniCredit resterà azionista di maggioranza», ha assicurato Ghizzoni, ribadendo che «l’operazione è stata decisa per dare ulteriore impulso al percorso di crescita». Gli obiettivi, d’altronde, sono scritti nel piano industriale della banca, che punta a portare gli attivi finanziari totali dell’asset gathering da 76 miliardi a 111 miliardi: la partita riguarda anche la controllata tedesca Dab e quella austriaca Dat, ma in Italia le prospettive di sviluppo per il mercato del risparmio gestito sono decisamente più interessanti e Fineco – che oggi vale 45,6 miliardi di total financial asset – sarà chiamata a fare la parte del leone. «Con la quotazione Fineco segna un momento particolarmente importante nel suo percorso di crescita – fa notare Alessandro Foti, amministratore delegato di FinecoBank -: consentirà infatti di valorizzare pienamente il potenziale della società grazie ai vantaggi di maggiore trasparenza, visibilità ed efficienza che deriveranno dall’apertura al mercato».

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