Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Fincantieri tratta Stx France

Accordo Italia-Francia in vista nella cantieristica da crociera europea. Secondo indiscrezioni Fincantieri starebbe accelerando sui negoziati per chiudere l’acquisizione di Stx France, società transalpina partecipata per il 66,6% dai coreani di Stx Europe e per la quota restante del 33,4% dallo Stato francese attraverso il Fond stratégique d’investissement, cioè l’emanazione della Cassa Depositi di Parigi.
L’operazione, secondo i rumors, sarebbe infatti ormai a buon punto. Il progetto è definito. Fincantieri, che si è quotata a Piazza Affari nello scorso luglio, diventerebbe in questo modo uno dei soggetti aggreganti in Europa, area geografica dove è in corso una selezione fra i gruppi della cantieristica. L’accordo prevederebbe, secondo le indiscrezioni, che passi di mano il 66,6% detenuto dal gruppo coreano Stx, che ha deciso di dismettere le proprie attività in Europa sotto la pressione di un debito consolidato superiore agli 8 miliardi di euro. Tuttavia il passaggio della quota azionaria dovrà avere il via libera dello Stato Francese, che tramite la propria Cassa Depositi ha una partecipazione di minoranza di blocco in Stx France. Da rilevare che l’operazione è sotto l’esame non soltanto del braccio finanziario dell’Eliseo, ma anche della Cdp italiana, che tramite Fintecna controlla Fincantieri con il 72% del capitale azionario.

Si tratterebbe, secondo gli esperti del settore, di un’operazione di rilancio del cantiere transalpino, uno dei più rilevanti in Europa con commesse da Msc Crociere, ma anche di difesa dal rischio di ingresso sul mercato di altri gruppi asiatici. Per Fincantieri, che contattata dal Sole 24 Ore ha rilasciato un no-comment, la transazione non comporterebbe inoltre un grande esborso finanziario, visto che il gruppo transalpino, esposto verso i grandi istituti di credito d’Oltralpe, dovrà essere ristrutturato.
Per Fincantieri si tratterebbe della seconda operazione di crescita internazionale realizzata in breve tempo. Già lo scorso anno proprio i coreani di Stx avevano ceduto la loro divisione offshore al gruppo guidato da Giuseppe Bono. Oggi Stx France ha soprattutto un asset di grande rilievo: cioè gli stabilimenti francesi Chantiers de l’Atlantique di Saint-Nazaire. Proprio lo Stato francese, cinque anni fa, era entrato nel gruppo cantieristico transalpino per salvaguardarne la nazionalità. Erano gli anni in cui il settore della cantieristica in Europa veniva attaccato in forze dai gruppi asiatici e in cui la coreana Stx aveva iniziato a caro prezzo la sua campagna di espansione non soltanto in Francia, ma anche in Finlandia e Norvegia.
La crisi del settore, assieme alle difficoltà finanziarie dei coreani di Stx , hanno tuttavia cambiato gli scenari nel Vecchio Continente. Prima di mettere in vendita le sue attività francesi, Stx ha ceduto lo stabilimento norvegese di Florø al gruppo Westcon e soprattutto la controllata finlandese, con lo stabilimento di Turku, ai tedeschi di Meyer Werft, quest’ultimi concorrenti in Europa di Fincantieri nella crocieristica.
L’accordo in Francia per la società di Bono potrebbe proprio ricalcare l’accordo in Finlandia, dove c’è stata la cessione di una quota pari al 70% nelle mani della società tedesca mentre il restante 30% è finto al governo di Helsinki. Per i Chantiers de l’Atlantique di Saint-Nazaire dovrebbe dunque intervenire Fincantieri affiancata sempre in minoranza dalla Cdp transalpina. L’operazione del resto segue la strategia già delineata dall’amministratore delegato Giuseppe Bono, anche di recente in un’audizione in Senato.
«Saremo noi a consolidare, e non saremo consolidati da altri, abbiamo creato le condizioni perché questo si verifichi» aveva spiegato Bono a metà novembre.
Il gruppo potrebbe guardare alla crescita in Europa dopo aver raccolto in Borsa con la quotazione 350 milioni di euro con un aumento di capitale, serviti a rendere la struttura patrimoniale più solida e a creare le basi per le sfide future, anche tramite acquisizioni. Fincantieri (3,811 miliardi di fatturato 2013, un margine ebitda del 7,8%, pari a circa 300 milioni di margine operativo lordo, un risultato d’esercizio di 85 milioni) si attende che nei prossimi anni i suoi stabilimenti italiani siano a pieno regime grazie al trend positivo del portafoglio ordini, che dovrebbe arrivare a 16 miliardi di euro tra fine anno e inizio 2015. Sempre attento all’evoluzione del mercato, ora Bono sarebbe pronto a raccogliere la sfida della crescita esterna.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non chiamatela più utility locale. Il gruppo A2a cerca il salto di categoria: da società dei servi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo la crisi, scatta la "riscrittura" del Recovery Plan da parte del Parlamento. Il documento di 16...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

A2A lancia il piano industriale al 2030 per riposizionare l’azienda, «passando dal mezzo al fine,...

Oggi sulla stampa