Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Fincantieri soffre in Borsa: -5,2%

Il giorno dopo l’intesa su Stx France, Fincantieri soffre in Borsa lasciando sul terreno il 5,2% nonostante il buon avvio (+2,6%). Una performance che, secondo gli analisti, sconta, da un lato, le prese di beneficio dopo il rialzo degli ultimi mesi, ma anche qualche perplessità sul compromesso raggiunto, che garantisce la maggioranza a Fincantieri mediante un prestito francese (si veda articolo in pagina).
Un assetto su cui ieri si è espresso anche l’ad del gruppo, Giuseppe Bono, interpellato a margine del varo, ad Ancona, della nave da crociera Viking Orion. «I match si fanno sui campi di calcio o su altri sport, qui non ha vinto e non deve vincere nessuno. È essenziale aver posto le basi per far crescere la nostra azienda, consolidarla nel mondo e avere più opportunità di crescita». Il ceo si è poi soffermato sul l’1% assicurato dai francesi con un prestito per 12 anni e vincolato al rispetto di una serie di condizioni, peraltro già previste nell’intesa precedente. «Se le cose non vanno bene – ha spiegato con la consueta franchezza – ci mettiamo 12 anni? Facciamo subito: se due realtà si mettono insieme è perché pensano che le cose devono andare in una certa direzione. Se ci rendiamo conto da entrambe le parti che le cose non vanno, dobbiamo prendere un’altra strada. Io non capisco perché ci si debba soffermare sui dettagli quando l’aspetto fondamentale è: quello che stiamo mettendo insieme creerà valore per le aziende, il personale, per l’indotto e per l’economia, sì o no? Questo è il dato non avere l’1 o il 2%».
Insomma, per il ceo Bono è il risultato finale che conta. Sul quale, sempre ieri, anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha espresso un giudizio positivo dopo che, nel corso della riunione mattutina del Consiglio generale di Viale dell’Astrononomia, l’ad di Fincantieri Sistemi Integrati, Claudio Gemme, aveva illustrato i punti cardine dell’intesa. «C’è un equilibrio nella composizione societaria, ma il voto del presidente vale doppio, così di fatto la maggioranza è in mano a Fincantieri. Mi sembra una posizione accettabile e di buon senso». L’importante, ha rimarcato, «era evitare di clausole a danno della componente italiana, che non sarebbero state in linea con l’Europa», ha aggiunto Boccia, secondo cui la soluzione è tra l’altro «coerente con le dichiarazioni di Macron che aprono a un’idea riformista di Europa, quindi c’è da apprezzare la coerenza del governo francese su Fincantieri».
Le condizioni dell’accordo dovranno essere formalizzate ora nel patto azionario definitivo e nel contratto d’acquisizione, che saranno sottoscritti nelle prossime settimane, dopo la consultazione del comitato d’impresa di Stx France. A ogni modo, il compromesso reso noto due giorni fa ricalca in gran parte il protocollo siglato dai due governi ad aprile e poi rimesso in discussione da Macron, a cominciare dagli impegni di natura industriale, finanziaria e operativa – su cui è imperniato il prestito francese -, come pure sulle clausole in materia di maggioranza qualificata, cessione di azioni e inadempimenti. Già in quel documento, a Fincantieri era stata riconosciuta la nomina del presidente (con il voto preponderante in caso di parità) e del direttore generale-ceo con la conferma di Laurent Castaing, attuale capo dei cantieri francesi, ma senza impegno sulla durata. Ora come allora, Parigi conserverà un diritto di veto sui candidati di Fincantieri, ma un eventuale stop francese potrà basarsi solo su criteri di esperienza professionale, qualifica, onorabilità e di sicurezza .
Quanto alla governance, proprio per superare l’eventuale impasse in caso di disaccordo tra gli azionisti (assenza della maggioranza assoluta e diritto di veto dello Stato che può opporsi in caso di cambiamento del perimetro dell’attività, di fermo o riduzione significativa dei cantieri, del suo ufficio studi o delle sue attività principali, come pure in caso di trasferimento della proprietà intellettuale o del savoir faire fuori dell’Europa), già nel vecchio “patto” erano previsti dei meccanismi, differenti a seconda del tema trattato, per privilegiare le decisioni consensuali, che saranno con molta probabilità replicati nel nuovo accordo parasociale. Dove, recita il comunicato diffuso ieri, saranno riprese anche le clausole già fissate per la cessione delle azioni. In sostanza, ci sarà un lock up per tutti i soci (8 anni)e nessun ingresso o uscita dal capitale sarà possibile senza un accordo unanime. E, per compensare i paletti parigini, sarà ribadito l’ok vincolante del gruppo italiano nel caso in cui lo Stato voglia vendere la sua quota a un concorrente di Fincantieri.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La nuova autorità nasce il mese prossimo con l'obiettivo di colpire i traffici illeciti. Leggi ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alle imprese italiane che hanno fatto ricorso alle moratorie previste dall’articolo 56 del decret...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una spinta, sia pure indiretta, a una più complessiva riforma della riscossione (cui peraltro il G...

Oggi sulla stampa