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Fincantieri rivede il board in vista della quotazione

L’annunciata quotazione di Fincantieri comporterà un riassetto della governance. Prima dello sbarco a Piazza Affari infatti, il gruppo guidato da Giuseppe Bono dovrà procedere a integrare il consiglio di amministrazione con i consiglieri indipendenti e, dunque, il board sarà allargato dagli attuali cinque membri a nove (oltre a Bono e al presidente Vincenzo Petrone, nel cda siedono Andrea Mangoni, Giovanni Masini e Anna Molinotti, indicati da Cassa depositi e prestiti e nominati dall’assemblea dei soci a a giugno scorso). Cdp – che, attraverso Fintecna, detiene il 99,3% del capitale, -, sta quindi lavorando al dossier e, forse già questa settimana, potrebbe esserci un primo confronto ai piani alti della spa di Via Goito, dove si stanno esaminando i curricula dei possibili candidati.
La quadratura, in stretto raccordo con il ministero dell’Economia, dovrà essere trovata prima del 28 maggio quando è prevista un’assemblea dei soci che sarà chiamata a deliberare l’allargamento del board e che, con molta probabilità, dovrebbe anche a ratificare gli indipendenti (i cui nomi dovranno essere poi notificati alla Consob per la consueta valutazione sul possesso dei requisiti). Un passaggio, quest’ultimo, che sarà disciplinato secondo l’iter previsto dal vecchio statuto, senza cioè voto di lista. Questo tassello, infatti, insieme alle quote rosa, scatterà con l’Ipo e con le modifiche statutarie approvate dall’ultima assemblea che ha dato il via libera al progetto di quotazione e al contestuale aumento di capitale fino a 600 milioni di euro. Il “nuovo” statuto entrerà in vigore dal primo giorno della quotazione anche se è probabile che, già con l’ingresso dei membri indipendenti, si decida di dare spazio alle donne nel consiglio di amministrazione in linea con la svolta voluta dal governo nei rinnovi dei vertici delle partecipate dello Stato.
Fincantieri procede quindi a grandi passi con l’obiettivo di arrivare a Piazza Affari entro la prima metà di giugno, subito dopo il road show internazionale con gli investitori istituzionali che le banche, al lavoro sull’operazione (tra i global coordinator figurano Banca Imi, UniCredit, Jp Morgan, Morgan Stanley e Credit Suisse), stanno già sondando in fase di pre-marketing. Le manifestazioni d’interesse, come aveva chiarito nelle scorse settimane anche l’ad di Cassa, Giovanni Gorno Tempini, non mancano e si attende il lancio dell’Ipo nei tempi annunciati. D’altro canto, il confronto serrato avviato con la Consob durante la pre-istruttoria, prima cioè della presentazione ufficiale del filing (depositato martedì scorso), ha consentito di fornire buona parte della documentazione richiesta e dovrebbe quindi permettere di accelerare il percorso rispetto ai canonici 70 giorni che la commissione ha a disposizione, dal momento in cui dichiara completa la domanda, per formulare il proprio verdetto.
Finora non ci sarebbero stati particolari intoppi, ma la commissione ha inviato, come sempre accade nei casi di quotazione, delle richieste di approfondimenti che riguarderebbero alcuni tasselli ed, entro fine settimana, dovrebbero arrivare le risposte messe a punto dal gruppo con le banche e gli advisor legali coinvolti nell’operazione. Secondo fonti finanziarie vicine al dossier, le domande di Consob riguarderebbero l’impatto sul business del cambio di assetto (in particolare, come e se inciderà sul segmento militare in cui Fincantieri è il partner di riferimento della Marina militare italiana e vanta un rapporto consolidato con gli altri corpi dello Stato), la politica dei dividendi (il gruppo dovrà chiarire come intende muoversi su questo fronte in vista dell’ingresso di nuovi soci nel capitale) e la governance societaria, incluso il rapporto con il soggetto pubblico, in modo da fornire a tutti coloro che saranno interessati all’operazione un quadro chiaro e dettagliato sul gruppo triestino.
E ieri anche il numero uno Bono è tornato a parlare della quotazione in una intervista con il Wall Street Journal in cui ha ribadito che «il governo punta a restare azionista di maggioranza del gruppo». Sul mercato dovrebbe quindi andare una quota compresa tra il 40% e il 49% e l’ad ha poi aggiunto che «i ricavi saranno reinvestiti nelle proprie attività principali di costruzione navale».

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