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Fincantieri, più azioni ai risparmiatori

La quotazione da circa 700 milioni di Fincantieri, il gruppo cantieristico controllato da Fintecna e quindi dalla Cassa depositi e prestiti, prima privatizzazione dell’era Renzi, potrebbe cambiare verso: a sottoscrivere le azioni potrebbero essere più risparmiatori, mentre la quota degli investitori istituzionali potrebbe ridursi per mancanza di appeal della società presso il mercato professionale. 
La quotazione del gruppo guidato da Giuseppe Bono, partita il 16 giugno, si chiude oggi e solo in serata si sapranno le condizioni finali e soprattutto il prezzo dell’offerta, che dovrebbe essere nella parte bassa della forchetta di 0,78-1 euro. Inoltre, secondo fonti a conoscenza del dossier, è possibile anche che l’offerta finale sia inferiore al 38,2% proposto. Attualmente l’offerta è composta da un aumento di capitale per 600 milioni di azioni e da una vendita di 103 milioni di titoli da parte dell’azionista Fintecna (e dunque, indirettamente, dal Tesoro). Le condizioni del mercato però, a causa del contemporanei collocamenti di Fineco, Mps, Carige, Cerved (solo per citare le più grosse operazioni di giugno), non sono sempre a favore di chi vende. E così mentre il retail, cui da prospetto è riservato il 20% dell’ipo, sembra abbia risposto «molto bene» — riferiscono diverse fonti — non si può dire lo stesso per gli istituzionali, cui è riservato l’80% delle azioni.
Per risolvere questo problema ieri tra gli addetti ai lavori sono circolate diverse ipotesi: da un lato l’innalzamento della quota per il retail, da allettare con la già prevista «bonus share» di 1 azione ogni 20 tenute per un anno; dall’altro la riduzione dell’offerta globale, con un numero minore di titoli venduti da parte di Fintecna, se non addirittura con il ritiro integrale della quota in vendita. Le banche coinvolte nel dossier spingerebbero per queste soluzioni anche per non rischiare di doversi accollare parte dell’aumento di capitale in caso di mancata sottoscrizione dai fondi istituzionali: le discussioni erano in corso ancora ieri sera. All’operazione lavorano Jp Morgan, Morgan Stanley, Credit Suisse, Unicredit e Banca Imi come coordinatori globali. Ci sono poi gli advisor di Fincantieri e Fintecna, Equita sim e Rothschild (che ieri è stata nominata dal Tesoro advisor per la privatizzazione della minoranza di Enav, insieme con lo studio legale Shearman & Sterling). «Sono fiducioso», aveva detto in mattinata l’amministratore delegato di Cdp, Giovanni Gorno Tempini.
Ridurre o ritirare la quota in vendita da parte di Fintecna significherebbe privare Cdp dei 100 milioni di introito. Tuttavia fare cassa non è l’unico interesse del Tesoro: l’obiettivo è anche ridurre «l’universo» delle partecipate, formato da «oltre 10mila» entità, ha detto ieri il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, che vanno «razionalizzate. C’è bisogno di chiudere il rubinetto e stringerlo».

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