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Fincantieri, esordio senza scossoni a Piazza Affari

Esordio senza scossoni per Fincantieri che ieri, al suo debutto in Borsa, non si è discostata dal prezzo di collocamento (0,78 euro). Scambi bassissimi, con 26 milioni di pezzi passati di mano, complice anche la scelta del retail (al quale sono andati 400,7 milioni di titoli rispetto ai 500 milioni complessivamente assegnati, inclusi i 50 milioni dell’opzione di sovrallocazione) di mantenere i titoli in portafoglio, vista la bonus share prevista (un’azione gratis ogni 20 se detenute per 12 mesi). Né si sono registrati particolari movimenti degli investitori istituzionali che, secondo quanto comunicato dal gruppo cantieristico prima dell’apertura di Piazza Affari, hanno portato a casa 99.262.000 azioni (a fronte di una domanda quasi doppia, 177.737.809): 84.533.000 titoli assegnati a 26 investitori qualificati italiani, 14.729.000 a 27 internazionali (rispetto a una richiesta estera di 68.533.911 azioni).
Ma chi ha comprato tra i pochissimi investitori qualificati? In prima fila ci sarebbe, tra gli altri, Generali che avrebbe rilevato un pacchetto significativo nell’ambito dell’attività di trading portata avanti da inizio anno (circa 50 le quotazioni “coperte” dal gruppo rispetto alle 500 messe in campo da gennaio a oggi): post Ipo il Leone di Trieste si attesterebbe all’1,8%, poco sotto la soglia rilevante per Consob (il 2% che, per Fincantieri, equivale a circa 35milioni di azioni). E, sempre restando nel capoluogo friulano, c’è anche la Fondazione CRTrieste che ieri ha reso noto di aver comprato 1,2 milioni di titoli, pari a un esborso di circa un milione di euro, «per supportare la crescita del gruppo».
La richiesta del retail è stata esaudita completamente: 400.738.000 azioni per 55.147 risparmiatori, di cui 315.168.000 titoli assegnati a 52.444 soggetti per adesioni al lotto minimo e 79.920.000 azioni a 1.650 richiedenti per adesioni al lotto minimo maggiorato. Mentre i dipendenti scesi in campo sono 1.053 per 5.650.000 azioni (l’asticella massima per loro era fissata a 31.180.000 titoli).
E ieri il numero uno Giuseppe Bono è tornato a difendere la quotazione. «Nessuno ha detto che quest’anno solo noi abbiamo avuto il coraggio di portare un’azienda industriale sul mercato. Fin dall’inizio ci siamo detti che era un’operazione soprattutto di retail avendo già un fondo importante come socio di maggioranza. Difficile dire che si poteva fare diversamente», ha aggiunto l’ad dicendosi «stupito» dalle polemiche sullo scarso interesse degli istituzionali, visto che «per prassi si destina la maggioranza delle azioni agli istituzionali, come le bonus share per il retail, mica ce lo siamo inventati noi». Soddisfatto anche l’ad di Cassa depositi e prestiti, Giovanni Gorno Tempini. «L’industria, in particolare quando ha queste caratteristiche, va capita con le sue potenzialità. Siamo contenti di essere riusciti a portare Fincantieri sul mercato sia per l’azienda sia soprattutto per chi ci ha investito». Al debutto del gruppo triestino era presente poi l’ad di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi. «Siamo lieti di accogliere Fincantieri, un’eccellenza del settore cantieristico nel mondo. Si tratta della quattordicesima Ipo da inizio anno».

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